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L’esercito dei “pandemials”, 1,9 milioni di giovani con disagio mentale

Negli ultimi 10 anni si è osservato il raddoppio degli utenti seguiti nei Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA), in particolar modo in ambito psichiatrico senza riuscire a garantire le risposte adeguate agli utenti. 

Già prima della pandemia si stimava che 200 minori su 1.000, tra bambini e ragazzi, avessero un disturbo neuropsichiatrico (per un totale di 1.890.000 minorenni) ma solo 60 su 1.000 hanno accesso ai Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA) e di essi solo la metà riesce ad avere risposte adeguate. 

Questo con estrema variabilità da Regione a Regione: l’analisi dello stato di attuazione del Piano d’Azione Nazionale Salute Mentale (PANSM) nelle Regioni (condotta dal Gruppo tecnico Interregionale Salute Mentale – GISM) rileva delle indicazioni prodotte dalle Regioni sui singoli obiettivi del PANSM, aggiornate ad Aprile 2021. 

I dati riportano che solo il 49.5% degli obiettivi programmatori sono stati attuati, evidenziando le Regioni che presentano maggiori criticità (valutate da una soglia di >6 obiettivi non attuati) sono Basilicata, Abruzzo, Sardegna, Calabria, Lazio, Campania, Molise e Liguria. 

In occasione della Giornata mondiale della Salute Mentale che ricorre oggi, osserviamo la situazione in Italia delle strutture e dei trattamenti regionali in situazione pre e post-covid. A fare il punto è stato l’open day dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA) organizzato lo scorso 19 settembre che ha acceso un faro su quanto la pandemia ha cambiato i giovani e le responsabilità sulle spalle dei “pandemials”

Il Dottor Gianluigi Di Cesare, psichiatra membro dell’AIPA, ha portato la sua esperienza di un servizio che si occupa di una fascia di età particolare 14-25 che è il più grosso servizio come bacino di utenza da questo punto di vista. Il Tavolo Tecnico Salute Mentale di maggio 2021 lo conferma, anche se con dati aggiornati al 2019 del Sistema Informativo Salute Mentale (SISM). 

La testimonianza del Dr. Di Cesare continua, circa l’andamento dei casi durante la pandemia, parlando di persone che presentavano un livello alto di malessere ma che non riusciva a trovare un’espressione fissa in un sintomo. Ci ricorda che il sintomo è sia una richiesta di aiuto sia un tentativo di autocura, ma il suo funzionamento è venuto meno. 

E questo fallimento ha rivelato (ci tiene a sottolineare, non l’ha generato ma scoperchiato) attraverso il covid un grande problema identitario della generazione Zeta, che non è in grado di costruire forme identitarie in cui riconoscersi. 

L’identità si costruisce nel rapporto con l’altro, ma se l’altro è l’elemento da respingere poiché pericoloso a causa dei contagi, di conseguenza diventa quasi impossibile costruire un’identità. 

La dottoressa Daniela Palliccia, anche lei membro AIPA, ha sottolineato quanto la pandemia abbia rilanciato in maniera drammatica la sofferenza mentale e le criticità di un sistema che sta collassando e che non ha più la possibilità di dare un ascolto al disagio mentale. 

Ricorriamo ancora una volta alla sintesi del Tavolo Tecnico: ad oggi in Italia ci sono circa 140 DSM, eterogenei sotto molti aspetti e senza standard precisi, con un calo ulteriore del personale (-1,6% dal 2015 al 2019 – i dati più recenti) che si scosta ancor di più dallo standard minimo di 66×100.000 ab. fissato nel P.O. 1998-2000 (DPR 10.11.1999). Inoltre, i dati relativi alla formazione degli operatori delle residenze indicano competenze acquisite per meno del 50% del personale

Prosegue la Dr.ssa Palliccia evidenziando che la pandemia è sofferenza e di conseguenza si è assistito ad un rilancio delle difese. “Queste tendenze securitarie hanno creato nazionalismi, xenofobie, opposti fondamentalismi che hanno bisogno di essere ricomposti in un ascolto simbolico, profondo. Hanno chiamato la vostra generazione “pandemials”, trovo che sia un termine molto efficace e non eccessivo, perché credo sia vero che la pandemia ha cambiato il mondo e che siete voi giovani ad avere il compito di prendere sulle vostre spalle l’impatto di questa rivoluzione individuale e sociale.