Esteri

Le speranze (tradite) della Libia

Le elezioni in programma lo scorso 24 dicembre sono state, come ampiamente prevedibile, rinviate. La data in cui si dovrebbe tenere questa tornata elettorale non è ancora stata stabilita ma per molti analisti non sarà prima della seconda metà del 2022. 

Dopo l’annuncio del rinvio del voto, infatti, l’Alta Commissione elettorale nazionale aveva proposto di tenere le elezioni il 24 gennaio 2022. Tuttavia questa data sembra del tutto irrealistica e i tempi per fissare il nuovo appuntamento elettorale sembrano essere estremamente più lunghi.

La decisione di questo rinvio è stato il frutto di una situazione molto caotica all’interno del sistema istituzionale e decisionale libico: in particolare, una legge elettorale non accettata da tutte le parti e un quadro costituzionale tutt’altro che definito. A questo si sono aggiunte tensioni e incertezze generate dal processo di convalida delle candidature per nulla chiaro dal punto di vista legislativo.

Il mancato svolgimento delle elezioni rappresenta sicuramente un duro colpo alle speranze di riconciliazione della Libia, scossa da una dura guerra civile iniziata ormai più di dieci anni fa. Il timore è che la spinta democratica che sarebbe dovuta derivare da questa tornata elettorale si esaurisca con un nulla di fatto, e che il futuro prossimo del Paese continui ad essere caratterizzato da anni scontri armati per la conquista del potere. 

Lo stesso generale Haftar aveva infatti già minacciato nei mesi scorsi di essere pronto a lanciare una nuova offensiva contro Tripoli in caso di rinvio delle elezioni. Al momento, le condizioni per riprendere lo scontro armato ancora non ci sono, però, se la situazione di incertezza dovesse proseguire troppo a lungo, l’unica strada percorribile sarebbe inevitabilmente quella della ripresa della guerra civile.

Inoltre, con il rinvio delle elezioni resta aperto un altro grande problema, e cioè il futuro del Governo di unità nazionale. Questo governo provvisorio avrebbe dovuto traghettare il paese fino alle elezioni del 24 dicembre, per poi concludere la propria esperienza e lasciare spazio al nuovo governo democraticamente eletto. 

Invece, è ancora in carica senza però avere più alcuna legittimità. Il Primo Ministro Dbeibah viene ritenuto da molti come uno dei responsabili del rinvio di questo voto e la sua posizione alla guida del paese è sempre più incerta. Vi è il sospetto che stia cercando di mantenere la guida del governo il più a lungo possibile con l’obiettivo di rafforzare il proprio potere e la propria influenza all’interno del sistema istituzionale libico.

Sicuramente le elezioni presidenziali e parlamentari del 24 dicembre non avrebbero risolto tutte le problematiche che la Libia presenta al proprio interno, però sarebbero state un primo importante passo per un processo di stabilizzazione che è più che mai necessario. 

Un Paese, come la Libia, le cui istituzioni sono evidentemente deboli e prive di una reale legittimità è un Paese i cui processi politici sono strettamente legati alle dinamiche militari. Il 2022 per la Libia sarà dunque inevitabilmente condizionato dalla decisione della nuova data per il voto, con la speranza che da quella tornata elettorale possano uscire Istituzioni in grado di portare il Paese ad una reale riconciliazione politica e sociale. 

Questo processo di riconciliazione non può essere portato avanti senza il supporto della comunità internazionale. Un obiettivo così importante, ma allo stesso tempo complicato, necessita della massima attenzione, e di uno sforzo maggiore, da parte delle Istituzioni internazionali.