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Equo compenso. Agrotecnici: “Norma poco chiara, quasi pericolosa”

L’ordine prende le distanze: non ci sarà alla manifestazione del 30 novembre a Roma. Il presidente, Roberto Orlandi, a LabParlamento

di Stefano Bruni

Riprende oggi in Commissione bilancio alla Camera dei Deputati l’esame del DL 148/2017 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell’estinzione del reato per condotte riparatorie – C. 4741), approvato dal Senato con voto di fiducia il 16 novembre scorso

Il decreto legge, che dovrà essere convertito entro il 15 dicembre, è arrivato alla Camera sostanzialmente “blindato”, anche se a Montecitorio si registra un pressing per poter intervenire con qualche modifica sul decreto.

Tra i temi introdotti con il maxiemendamento del Senato, c’è l’equo compenso fortemente voluto dalle professioni, ma non da tutte. LabParlamento ha incontrato a questo proposito il presidente dell’Ordine degli Agrotecnici, Roberto Orlandi, che ha spiegato perché non condivide questa norma e perché non parteciperà alla manifestazione del 30 novembre, organizzata a Roma dal Comitato Unitario delle Professioni (CUP) e dalla Rete delle Professioni Tecniche (RPT) proprio a sostegno dell’equo compenso.

Presidente Orlandi, cosa è che non la convince di questa norma sull’Equo compenso?

“Ho due ordini di perplessità. Da un lato vedo infatti una norma che giuridicamente è poco chiara e per certi versi “pericolosa”. Dall’altro lato, penso che non sia questa la priorità per gli ordini professionali”.

Ci faccia capire meglio?

“Prima di spiegare meglio devo fare una premessa. La premessa è che credo nella concorrenza e penso che il professionista, qualunque esso sia, deve confrontarsi con il mercato e trovare il proprio spazio di attività offrendo esperienza e competenza.

Ciò detto è chiaro che il mercato ha però bisogno di alcune regole. E le regole base relative al compenso e alla attività dei professionisti esistono già da un pezzo. Per esempio le troviamo nell’art. 36 della Costituzione che sancisce il diritto ad una retribuzione proporzionata, nel Jobs act del lavoro autonomo ( l. 81 del 2017) dove si prevede il divieto di apporre una serie di clausole negative per i professionisti, nel codice degli appalti che rinvia alle tabelle ministeriali previste dal dm del 17 giugno 2017 per stabilire il compenso del professionista”.

Prima ha fatto cenno ad “altre priorità” per gli ordini Professionali. A cosa si riferisce?

“La lista è lunga, mi limiterò a fare solo qualche esempio. Credo prioritario, per esempio, più dell’Equo compenso, un intervento sullo “split payment”. I liberi professionisti infatti, in ragione del fatto di essere già soggetti alla ritenuta d’acconto alla fonte, oltre all’imposizione dell’IVA sul contributo integrativo previdenziale, avranno con l’applicazione dello split payment una decurtazione della somma effettivamente pagata, rispetto a quella esposta in fattura, di oltre il 34% (in luogo della decurtazione del 22% imposta ad una normale impresa) rendendo insostenibile la prosecuzione dell’attività per chi opera in maniera rilevante od esclusiva per la Pubblica amministrazione: calcoli poi che il rimborso dell’IVA che lo Stato trattiene avviene, in media, 15 mesi dopo, impossibile resistere a lungo, in queste condizioni. Chi può si butterà sul “nero” per avere una boccata di ossigeno. Per non parlare della continua erosione del reddito realizzata attraverso l’aumento surrettizio della base imponibile che avviene ponendo limiti alle spese detraibili, con l’effetto di aumentare la tassazione attraverso il meccanismo delle “riprese fiscali”, che hanno il paradossale effetto di fare risultare come “reddito” ciò che è una “spesa” affrontata per produrlo”.

E poi, dal 2019 la fatturazione elettronica tra privati, prevista nella legge di bilancio in discussione al Senato in questi giorni”.

Però l’equo compenso è almeno un bell’aiuto per i giovani professionisti?

“Assolutamente no, anzi. Provi a pensare a quale professionista lei si rivolgerebbe se, a parità di compenso richiesto, dovesse scegliere tra un giovane con pochi anni di esperienza e un senior con magari venti anni di attività sulle spalle”.

Sono dunque questi i motivi che hanno portato Lei e l’Ordine degli Agrotecnici a comunicare la non disponibilità per la manifestazione del 30 novembre a Roma?

“Questi sono una parte dei motivi. Tutti i motivi (o quasi) li ho illustrati in una nota che ho inviato il 14 novembre scorso al direttivo del Cup spiegando che i punti da me sollevati non sono un cahier de doleances, ma piuttosto un documento di lavoro su cui riflettere e confrontarci con la politica.

Il rischio è che l’equo compenso assuma il senso di una “vittoria di Pirro”.