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Disabili dimenticati. La battaglia di “Uguali per Sempre” per le pensioni di invalidità

Secondo gli ultimi dati ISTAT, sono 3,1 milioni le persone disabili in Italia, il 5,2% della popolazione italiana. A livello territoriale – specificano i dati – le percentuali più elevate di persone con disabilità si riscontrano in Umbria (8,7% della popolazione), Sardegna (7,3%) e Sicilia (6%). Una vita che, oltre ad essere condizionata da problemi personali, è segnata al tempo stesso da problemi costituzionali e in particolare dallo scarso interesse delle Istituzioni nei confronti di questi cittadini. 

Per questo motivo, il gruppo “Uguali per Sempre” ha scritto e indirizzato una lettera aperta al Ministro per le disabilità, Erika Stefani, e al Presidente della Repubblica,  Sergio Mattarella, per far riconoscere l’aumento della pensione di invalidità civile. A supportare l’iniziativa c’è anche l’avvocato Isabella Cusanno, promotrice della petizione ospitata sulla piattaforma Change.org.

La petizione è approdata in Senato il 14 Dicembre 2020 scorso ma è ferma presso l’XI Commissione, con il numero 726, dal 17 Dicembre. “Uguali per Sempre” chiedono ai sensi dell’art.50 della Costituzione Italiana che il Parlamento si faccia carico delle esigenze degli invalidi civili ed intervenga legislativamente per adeguare la pensione di cui all’art.38 legge 448/2001 all’importo di 15 mila euro all’anno tredicesima compresa; estendere la pensione di cui all’art. 38, oltre che a tutti i soggetti ivi indicati, a tutti gli invalidi civili a cui sia stata riconosciuta una invalidità pari o superiore al 74%. 

Ricordiamo che l’art.38 legge 448/2001 ha previsto un incremento delle maggiorazioni sociali per garantire un reddito mensile fino a € 516,46 per 13 mensilità solamente per le categorie degli invalidi civili totali, ciechi civili assoluti, sordomuti ed inabili al lavoro (art. 2, Legge n. 222/1984) di età pari o superiore a 60, tralasciando come sottolinea “Uguali per Sempre” i soggetti con un’invalidità pari o superiore al 74%. L’art. 38 della Costituzione della Repubblica Italiana statuisce i diritti degli inabili al lavoro: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”, ricorda il testo della petizione. 

E’ evidente, però, che i soggetti invalidi con percentuali inferiori al cento per cento e che quindi, secondo i medici, mantengono una sia pur scarsa capacità lavorativa, capacità che spesso è solo nelle buone intenzioni delle Commissioni Inps, sono nella impossibilità assoluta di mantenersi per impossibilità nei fatti ad accedere al mercato del lavoro, nonostante l’obbligo di assunzione previsto dalla norma, per impossibilità fisica di assumersi il peso di un rapporto di lavoro costante, per la crisi in cui versa il mondo del lavoro diventata ormai cronica e peggiorata negli ultimi tempi. Ma soprattutto sono impossibilitati a mantenersi per l’inadeguatezza di tutte le norme vigenti ad assicurare loro il sostegno necessario”. 

“Un corpo sano è sano – si legge nella lettera al Ministro Stefani – se tutti le sue membra sono sane. Se dimentichiamo uno solo dei suoi componenti e li danneggiamo con disprezzo, tutto il corpo è già gravemente ammalato. Noi amiamo questa Italia e la vogliamo sana, forte e civile”.