Politica

Dal Green Pass al credito sociale cinese?

Dopo l’ultimo anno e mezzo, trascorso tra lockdown, restrizioni, divieti, fallimenti di interi comparti di categorie produttive e, soprattutto, di DPCM incostituzionali, che hanno limitato o negato diritti fondamentali, quantomeno oggetto di riserva di legge ma che sono stati violati da atti amministrativi, abbiamo assistito al rovesciarsi del rapporto tra emergenza e stato di emergenza: quest’ultimo non serve più a fronteggiare la prima ma questa serve a giustificare il secondo. 

Da qui siamo giunti a discutere dell’obbligo o meno del Green Pass vaccinale per poter riprendere una vita pseudo-normale ma il passo, forse irreversibile, verso il modello cinese del “Sistema di credito sociale” rischia di essere breve

Il regime comunista cinese ha costruito una sorta di “Grande Fratello” basato su sistemi di sorveglianza con strumenti di spionaggio informatico, telecamere, programmi di riconoscimento facciale, algoritmi ecc., che osserva attentamente il comportamento dei cittadini, assegnando loro un punteggio o un voto in base al quale poter accedere a determinati servizi o, in caso di condotte non gradite, subire restrizioni o punizioni da parte del partito unico e dello Stato. 

Pertanto, l’aver violato i diritti fondamentali di libertà mediante atti amministrativi slegati da ogni controllo parlamentare, che è previsto invece dall’iter legislativo, può pericolosamente aprire le porte a sistemi totalitari in cui, attraverso lo strumento della paura inoculata dai mass media, sarebbe possibile far derivare la libertà di movimento e una normale vita sociale dalle concessioni dello Stato, proprio come si intende, da parte della Sinistra italiana, fare con il Green Pass anche per prendere un caffè al bar o pranzare al ristorante, seguendo pedissequamente il modello antiliberale “macroniano” francese. 

Dopo aver visto cosa il governo Conte II ha potuto fare utilizzando lo stato di emergenza in appena un anno e mezzo, tali prospettive, così lugubremente e distopicamente “orwelliane”, non paiono purtroppo così lontane. Quindi è urgente che rinasca nella cittadinanza e nei partiti attenti all’interesse nazionale uno spirito civico a sentinella delle libertà fondamentali, che sono l’ABC di ogni democrazia liberale.