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Da ‘Michetti chi?’ a ‘Michetti chi l’ha tolto?’. La caporetto del centrodestra continua

Di Donatella Chiodi e Francesca Musacchio

Fuga dalla Capitale. In ordine sparso, ma fuggono come lepri i candidati sindaco trombati alle scorse elezioni comunali. Via Calenda. E via pure Michetti. Nessuno dei due siederà nell’aula consiliare in Campidoglio tra le fila dell’opposizione.

Hanno scherzato. Niente “Roma sul serio” per il primo. E niente “Roma in persona” per il secondo. Slogan che risuonano beffardi dopo la rinuncia al posto di consigliere comunale di entrambi. L’avventura romana per loro “finisce qui”. E sembra di stare a Miss Italia al momento del verdetto di eliminazione delle concorrenti. 

Carlo Calenda cinguetta su Twitter che aveva annunciato prima delle elezioni che non sarebbe entrato in Campidoglio se non da primo cittadino.

E della rinuncia di Enrico Michetti si sussurrava da qualche giorno.

“Fdi starebbe ragionando, sostituire il civico Michetti, poco avvezzo alla muscolarità politica, con una figura più abituata alla tenzone tra partiti come Federico Rocca, che subentrerebbe in caso di dimissioni dell’avvocato amministrativista”, rivelava il quotidiano “il Tempo” la scorsa settimana.

Sussurri che hanno trovato conferma ieri mattina con l’annuncio delle dimissioni del candidato sindaco di centrodestra voluto proprio dal partito di Giorgia Meloni. E la domanda sorge spontanea, come si suol dire: Michetti si è dimesso o “lo hanno dimesso?”. Chi c’è l’ha messo, ce l’ha tolto? 

E perché, di grazia? “Mister Wolf”, così la Meloni aveva ribattezzato il suo pupillo in corsa per la poltrona di sindaco di Roma, non poteva “risolvere problemi” accomodandosi su quella di consigliere? 

Questa “cosetta” andrà spiegata bene ai romani che lo hanno votato. Perché il sospetto di esser stati presi per i fondelli prende forma e brucia assai. Non sarà facile per i leader dei partiti continuare a condannare l’astensionismo, dopo questo “gioco delle tre carte”. Chi convincerà gli abitanti della Capitale la prossima volta a recarsi alle urne?

O, forse, le dimissioni odierne sono veramente una scelta dell’avvocato romano che preferisce tornare a dispensare buoni consigli sentendosi come Gesù nel Tempio nelle sue dirette radiofoniche? 

Intanto, con la sua ritirata ha dato un pessimo esempio, parafrasando la famosa canzone dell’indimenticabile Fabrizio De André, Boccadirosa.

Proprio come le “comari del paesino”. Magari bacchettando dai microfoni di Radio Radio il sindaco della Capitale neo eletto, Roberto Gualtieri? Se possiamo permetterci un consiglio, non si affanni il buon Michetti.

L’ex ministro dell’economia, ormai disoccupato e prestato alla Capitale dal Pd, saprà sbagliare da sé. E la decisione di Carlo Calenda, anche se annunciata, dice lui, non si discosta molto dalla vicenda Michetti. Tutti quelli che lo hanno votato (e non sono stati pochi) potrebbero interpretare questa fuga come un tradimento. È vero, non ha vinto le elezioni e quindi non è il sindaco di Roma. Ma uno sforzo pur stando all’opposizione si poteva fare, in “modo serio”, come ama sottolineare lui stesso.