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Conte alla vigilia del primo Consiglio Ue. Priorità: un’Europa più giusta e più equa

Al centro della strategia del premier immigrazione, povertà, lavoro e inclusione sociale. “No a rigidità sul MES”

di Maria Carla Bellomia

Si sono tenute questa mattina, alla Camera dei deputati, le rituali comunicazioni del premier in vista del Consiglio europeo del prossimo 28 e 29 giugno:  un appuntamento, quello di domani a Bruxelles, che segue il pre-vertice europeo sui migranti e che si preannuncia come un possibile punto di svolta su alcuni temi cruciali, all’ordine del giorno dell’agenda europea e della politica italiana.

I leader componenti del Consiglio – il primo per Giuseppe Conte – saranno infatti impegnati a discutere, in un momento particolarmente delicato per la tenuta dell’Ue, di migrazioni, sicurezza, occupazione, nonché di economia e finanza, senza tralasciare la questione Brexit (nel formato Ue a 27) e il futuro dell’eurozona.

Dieci i punti che il premier Conte ha affrontato nel corso della sua comunicazione come obiettivi da portare a casa per ottenere il risultato, più volte ribadito, di un’Europa più giusta e più equa.

Tema di partenza è quello dell’immigrazione, sul quale il capo del Governo ha le idee chiare: la proposta italiana della cosiddetta European multilevel strategy for migration propone di regolamentare il fenomeno in maniera puntuale e realizzare una gestione efficiente dei flussi migratori, per consentire in questo modo all’Unione di uscire dalla logica emergenziale.

Per fare questo, secondo il Presidente del Consiglio , è necessario intensificare gli accordi e i rapporti tra l’Unione europea e i Paesi terzi (come la Libia o il Niger), creare centri di protezione internazionale nei Paesi di transito, rafforzare le frontiere esterne dell’Ue e, soprattutto, superare il regolamento di Dublino, ritenuto inadeguato per gestire i flussi migratori, così come il criterio del Paese di primo arrivo che va ugualmente oltrepassato. Sempre in tema di emergenza migratoria, il premier ha ribadito la necessità di una assunzione di responsabilità  comune, a livello europeo, in ordine alle richieste di asilo e alla tratta di esseri umani, con l’istituzione di centri di accoglienza in più Stati membri e il rispetto della facoltà, per ogni Paese, di stabilire quote di ingresso per i cosiddetti migranti economici.

Tra i nodi aperti che pesano sulla definizione del prossimo quadro finanziario comunitario 2021-2027 c’è il problema della povertà, insieme alla questione del divario territoriale: per tentare di risolvere questo paradosso italiano (secondo gli ultimi dati Istat, nel 2017 oltre 5 milioni di persone in Italia hanno vissuto sotto la soglia della povertà assoluta) è necessario per Conte un utilizzo più ampio dei fondi strutturali europei dedicati a questi temi.

Al netto del contributo italiano, il bilancio dell’Unione è stato chiamato in causa dal premier anche per reclamare maggiore attenzione contributiva verso il nostro Paese per quanto riguarda la politica agricola e di coesione, in un’ottica di sostegno alla crescita nazionale.

Tra i dossier da affrontare a Bruxelles e che richiedono una maggiore incisività nel bilancio comunitario settennale ci sono poi  il lavoro, la crescita, la competitività e l’inclusione sociale: proprio a favore di quest’ultimo punto, Conte ha annunciato l’intenzione di rivendicare, in sede comunitaria, maggiori risorse da destinarsi al Fondo Sociale Europeo (FSE).

Per quanto riguarda la riforma del sistema tributario e l’obiettivo di riduzione della pressione fiscale portato avanti dal Governo Lega-M5S, Conte ha sottolineato l’esigenza di avere un’Europa più equa anche a livello fiscale: l’attuale assetto non garantirebbe infatti una giusta tassazione, in particolare sul fronte delle digital companies, e ciò avrebbe un impatto negativo anche sui conti pubblici italiani.

Il premier ha infine ribadito la contrarietà dell’Esecutivo italiano a qualsiasi forma di rigidità nella riforma del meccanismo europeo di stabilità (MES) ed ha auspicato l’adozione di misure a livello Ue per l’innovazione e il digitale, intese come nuovo impulso alla crescita e all’occupazione.

Una volta terminate le comunicazioni del Governo, la Camera ha approvato una risoluzione presentata dai Gruppi di maggioranza.