Attualità Economia

Agli italiani piace troppo lavorare in smart working

Di Van. Sor.

Engagement, smart working e importanza dei valori aziendali nel periodo della pandemia. Questi i temi affrontati dal Presidente ASFOR (Associazione Italiana per la Formazione Manageriale), Marco Vergeat, nella discussione che si è tenuta lo scorso 13 luglio, a Palazzo Wedekind in Piazza Colonna a Roma, in occasione della presentazione dei risultati della ricerca “l’Engagement al tempo della pandemia e oltre”, promossa dall’Osservatorio Managerial Learning ASFOR-CFMT. 

L’indagine qualitativa, condotta tra novembre 2020 e marzo 2021 con focus group e interviste individuali a manager di importanti aziende private, ha portato alla luce i profondi cambiamenti che la pandemia ha generato su lavoratori e imprese e gli strumenti oggi più adatti per aumentare l’engagement, con nuovi modelli di leadership e valori aziendali condivisi.

Sappiamo che la pandemia ha inciso sull’impegno e sulla produttività delle persone, nei vari contesti di impresa e nelle diverse modalità di lavoro durante la prima fase dell’emergenza. Inizialmente lo smart working ha imposto un ripensamento delle abitudini quotidiane con effetti positivi sulle persone, tra cui la ritrovata libertà nella gestione dei tempi di vita e di lavoro. Relegati tra le mura domestiche, i lavoratori hanno potuto rivedere i propri ritmi, coltivare interessi e gestire attività in totale autonomia. 

Dopo i primi mesi, tuttavia, questa inaspettata libertà ha causato in alcuni calo di energia, con effetti devastanti sull’engagement e sulla produttività delle imprese. Il calo di energia, spesso causato da una carente organizzazione del lavoro da trauma pandemico, si è accompagnato alla paura di perdere la salute, generando un senso di fragilità e precarietà sfociato a volte in sentimenti depressivi legati all’incertezza per il futuro. Alcune imprese hanno affrontato la pandemia facendo resistenza al cambiamento. Altre hanno adottato comportamenti ispirati alla resilienza, sfruttando la pandemia per sperimentare nuovi percorsi e riprogettare il futuro. Questo ha generato slanci ed energie positive nelle persone e nelle organizzazioni. 

Oggi, superata l’emergenza, è necessario più che mai, adottare nuove regole sullo smart working: una percentuale tra il 50 e il 65% dei dieci milioni di smart workers italiani si augura di non dover tornare indietro; auspica regole chiare per l’adozione di forme ibride di lavoro, da casa e negli uffici, che consentano di conservare vantaggi e flessibilità oraria. Ma una nuova regolamentazione del lavoro “smart” non può prescindere da una riflessione non superficiale su limiti e innegabili vantaggi dello smart working: eliminata la tradizionale separazione tra sfera privata e lavorativa delle persone, nel lungo periodo il lavoro da casa provoca una diminuzione dell’essere: è come se il lavoratore nutrisse desideri ed interessi senza poterli coltivare perché comunque, anche se a casa, lavora. 

Inoltre, gli smart workers più responsabili tendono a lavorare di più mentre i dirigenti non si fidano dei dipendenti a casa e li sovraccaricano di mansioni e attività. L’indagine ASFOR mostra che, nel lungo periodo, molti apprezzano dunque il ritorno in ufficio: nell’azienda possono condividere esperienze e obiettivi, sentirsi parte di un gruppo e superare l’isolamento. Il luogo di lavoro torna così ad essere fattore trainante di identità personale ed engagement. Ma per conciliare le diverse tendenze e non disperdere i vantaggi dello smart working, le aziende, nel periodo post pandemia, sono chiamate a una nuova sfida: costruire engagement con un’organizzazione del lavoro ibrida, in presenza e da remoto e, se sapranno cogliere la sfida, saranno più competitive di altre. 

Nel prossimo futuro, la salvaguardia della libertà delle persone dovrà trovare spazio in una regolamentazione chiara e formale. Per sprigionare energie e creare engagement, le imprese dovranno valorizzare il singolo individuo, promuovendo anche collaborazione e solidarietà. E questo sarà possibile, con uno stile comunicativo chiaro e trasparente, che responsabilizzi i lavoratori concedendo loro fiducia, tutelandone la libertà e trasmettendo visioni e valori condivisi da tutti.