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Programmi a confronto. Energia e ambiente: differenze ma non troppo

Pd, LeU, centrodestra e M5S puntano su Fer ed efficienza. Non univoche le posizioni su economia circolare e mobilità elettrica

di Andrea Spuntarelli

Con la presentazione dei programmi elettorali da parte delle forze politiche (chiuderà il quadro oggi pomeriggio il Partito Democratico), è a questo punto possibile confrontare le proposte dei partiti nei vari ambiti della vita del Paese, in modo da cercare di distogliere l’attenzione dalle promesse e dalle polemiche che ci accompagneranno fino al prossimo 4 marzo.

Data la rilevanza assunta da questi temi negli ultimi anni, risulta interessante iniziare dalle misure messe a punto dai principali schieramenti in campo di energia e ambiente, che non a caso trovano spazio in tutti i documenti depositati e su cui si nota una distanza minore tra i partiti rispetto a questioni più sensibili come fisco, lavoro e sicurezza.

Partendo dal Pd e dai suoi alleati, la stella polare è rappresentata dalla Strategia energetica nazionale (Sen) redatta dal Governo nel novembre scorso. Nel novero degli obiettivi individuati dai dem trovano infatti conferma lo stop alla produzione di energia elettrica da carbone entro il 2025, il miglioramento tecnologico delle infrastrutture operanti nelle energie rinnovabili e il sostegno alla diffusione delle auto elettriche mediante la realizzazione di una rete diffusa di colonnine di ricarica. Inoltre, il Partito Democratico punta sulle opportunità offerte dall’economia circolare, impegnandosi a valorizzare il contrasto a ogni forma di inquinamento (in primis da plastica) e ribadendo l’importanza degli Accordi di Parigi. In altri termini, il partito guidato da Matteo Renzi propone uno “sguardo sull’ambiente che sia anche economico e non solo ideologico”.

Rimanendo sul fronte progressista, tra i pilastri del programma di Liberi e Uguali figura la messa a punto di un “Grande Piano Verde”, necessario per una conversione ecologica dell’economia che regoli la transizione dovuta ai cambiamenti climatici. La totale decarbonizzazione del Paese e il passaggio dall’economia lineare al modello circolare sono le finalità immediate del Piano, articolato in una strategia “rifiuti zero”, in un radicale efficientamento di case e trasporti e nell’approdo a uno scenario 100% Fer entro il 2050. LeU individua nell’introduzione della carbon tax e nel ripensamento dei sussidi alle fonti fossili i primi strumenti per raggiungere questi obiettivi, cui sommare in seguito la costruzione di una “democrazia energetica”, dove i cittadini siano al tempo stesso consumatori, produttori e distributori di energia pulita. A coordinamento della linea da seguire viene poi immaginata la creazione di una “sala verde”, ossia di una cabina di regia convocata in modo permanente. Non manca una critica all’operato dei Governi a guida Pd, che non avrebbero collegato la Sen alla Strategia per il clima.

Per quanto riguarda il centrodestra, alla tutela dell’ambiente e all’efficienza energetica è dedicato uno dei 10 punti concordati da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia. Nel testo dell’accordo i partiti conservatori fanno riferimento al ricorso alle nuove tecnologie per l’efficienza dei consumi in edilizia, industria e trasporti, alla sicurezza degli approvvigionamenti e all’efficientamento della rete elettrica. Spunti ulteriori, in alcuni casi non scontati, si ricavano dal documento aggiuntivo presentato da FdI, dove si parla di sostegno alla ricerca nel campo delle rinnovabili per “avvicinare l’Italia il più possibile all’autonomia energetica” e di riconversione delle attività produttive a elevato impatto ambientale, con annesso riferimento alla necessità di una formazione scolastica alla tutela dell’ambiente.

In ultimo luogo, il Movimento 5 Stelle tra i “20 punti per la qualità della vita degli italiani” individua un’Italia 100% rinnovabile, che abbandoni il petrolio entro il 2050. Nel programma dei pentastellati si annunciano da un lato un milione di auto elettriche e, dall’altro, la creazione di 200 mila posti di lavoro dall’economia del riciclo dei rifiuti e di 17 mila nuovi impieghi per ogni miliardo di euro investito in Fer ed efficienza. Mobilità elettrica e rinnovabili figurano altresì tra i settori strategici nei quali il Movimento propone di investire 50 miliardi nel prossimo futuro.

Andrea Spuntarelli

Andrea Spuntarelli

Andrea Spuntarelli, è nato a Roma nel 1988. Giornalista, laureato in Scienze Politiche e della Comunicazione (Triennale) e in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica (Magistrale) presso la Luiss Guido Carli di Roma, dal 2014 lavora in Adl Consulting, dove attualmente ricopre il ruolo di Senior Policy Analyst. Scrive per LabParlamento fin dalla registrazione del sito come testata giornalistica. Dopo essere stato Assistente del Direttore responsabile, è ora Project manager del nostro giornale.
Andrea Spuntarelli

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