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Sviluppo sostenibile: Cupolone e Madunina a confronto

Milano vince il confronto sul fronte economico e tecnologico ma perde sul superamento dei limiti di PM10. A Roma meno infortuni sul lavoro. Stesso livello delle pensioni minime

di Stefano Bruni

Sviluppo sostenibile con indicatori variabili, in cui Roma e Milano si contendono molto spesso, tra partecipazione scolastica, parità di genere, media del reddito e benessere, i primi posti delle classifiche. Questo il quadro dell’eterna competizione tra le due più grandi città italiane che fa emergere risultati talvolta sorprendenti e che chiariscono, settore per settore, le eccellenze e i ritardi di due realtà che rimangono ancora molto differenti.

Mentre la città eterna ha conosciuto uno sviluppo urbano di grande intensità (seppur poco regolato), soprattutto dal dopoguerra, che ha prodotto un’urbanizzazione a macchia di leopardo, Milano, la capitale della moda e del design, si è sviluppata a partire dall’impianto storico, secondo un’urbanizzazione per cerchi concentrici. E in modo più “ordinato”. Già questi due primi elementi possono essere considerati due punti fermi di quella che è stata negli anni la stratificazione sociale di queste due metropoli che ha inciso poi sullo sviluppo.

Qui interessa evidenziare proprio questo, cioè il differente progredire delle due città, soprattutto dal punto di vista del benessere, della qualità della vita, dello sviluppo sostenibile. A questo proposito, la definizione oggi ampiamente condivisa di sviluppo sostenibile, quella cioè dalla quale partire per sviluppare l’analisi di queste due realtà, nei termini detti, è quella contenuta nel Rapporto Brundtland elaborato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo: «Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali»

Ancora una volta i dati – forniti dal Bes delle provincie – ci vengono in contro per aiutarci a declinare questa definizione e per analizzare le peculiarità di Roma e Milano in quest’ottica.

Anzitutto, il livello di benessere di una popolazione passa necessariamente per le sue condizioni di salute e dunque, prendendo in esame l’indicatore sulla speranza di vita alla nascita, si evidenzia come a Milano (e provincia) vi sia una più lunga prospettiva di vita (83,6 anni) rispetto a Roma (82,9 anni). Lo stesso dicasi per la mortalità infantile (2,4 morti ogni 1.000 nati vivi, contro 2,8 ) mortalità per incidenti stradali (0,5 contro 0,8) e per tumore. Inferiore invece il dato di Roma, rispetto a Milano, sulla mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso (26,8 su 10.000 a Milano, contro 23 su 10.000 a Roma).

Prendendo poi in considerazione, il benessere relativo all’istruzione e alla formazione, si registrano, per Milano, dati complessivamente buoni, anche se, nonostante la vastità di scelte all’attenzione dei giovani milanesi e la quantità e qualità di atenei pubblici e privati sul territorio, i risultati in termini di partecipazione scolastica sono inferiori alla media nazionale e ai dati di Roma (85,9% Milano, contro 96,6% di Roma).

Molto bene quello che emerge per ciò che attiene al livello di competenze sia linguistiche che numeriche (rispettivamente a quota 201 e 209,3), abbastanza superiore rispetto ai risultati degli omologhi della Capitale fermi al punteggio di 197,3 (competenze linguistiche) e 200,1 (competenze numeriche).  Quanto al lifelong learning, la popolazione tra 25 e 64 anni della città metropolitana di Milano che partecipa alla formazione continua è pari al 9,8% mentre a Roma l’indicatore si ferma al 9%.

Entrando nel pieno dell’analisi e prendendo in considerazione i più significati indicatori relativi al lavoro e alla conciliazione dei tempi di vita, emerge come i giovani e le donne si confermino, nell’area romana, due categorie “deboli” dal punto di vista del mercato del lavoro. I tassi generali di occupazione e disoccupazione (67,7% e 9,8%) denotano una situazione migliore di quella della media nazionale, ma esistono ampi margini per un loro miglioramento. Il lavoro nel territorio romano, secondo i dati Inail per l’anno di riferimento (2014), presenta inoltre meno rischi di incorrere in infortuni gravi e mortali.

A Milano, invece, la situazione occupazionale è decisamente buona, ma per essere all’altezza degli standard europei è d’obbligo migliorare quella giovanile che è ancora molto carente (tasso di occupazione giovanile pari al 39,1%). Sul fronte invece della sicurezza sul lavoro, si deve perseverare con la prevenzione per diminuire il tasso d’infortuni mortali, benché inferiore al dato nazionale.

A questo punto appare interessante spostare l’analisi sulla “sostenibilità economica” delle due città, indicando, per esempio, l’andamento dei redditi, delle pensioni e le differenze retributive di genere.

A Milano, una famiglia può contare in media su un reddito disponibile pari ad oltre 55.550 €. Il singolo lavoratore dipendente invece percepisce circa 28.750 € medi l’anno. Le pensioni medie sono invece oltre i 21.000 € l’anno. Quanto alle differenze di genere, in media una donna a Milano guadagna circa 10.200 euro in meno rispetto al proprio collega uomo.

A Roma, invece, il reddito disponibile delle famiglie è di circa 10.000 € inferiore rispetto a quello di Milano (€ 45.895), la retribuzione media è di 22. 619 € (inferiore anche questa dunque di poco più di 6.000 €). Sostanzialmente equivalente l’importo delle pensioni medie (21.532 €). La differenza di retribuzione di genere è invece inferiore rispetto al dato registrato a Milano di circa 3.000 euro.

E la sostenibilità sociale a che punto è? Gli indicatori riguardanti la disabilità nella città metropolitana di Milano mettono in evidenza una maggiore presenza (4,2%) e una relativa migliore integrazione degli alunni diversamente abili rispetto sia al contesto nazionale (3,4%) che a quello romano, seppur di poco (4,1%).

Gli istituti scolastici presenti nel territorio metropolitano della Capitale, invece, non offrono strutture pienamente idonee ad accogliere gli alunni con disabilità e comunque edifici meno adeguati rispetto alla media dell’Italia. Solo il 37,2% delle scuole non presentano barriere interne né esterne per l’accesso compromettendo la vivibilità da parte degli alunni disabili.

Il dato relativo poi alle acquisizioni di cittadinanza italiana da parte dei cittadini stranieri rivela una certa difficoltà nella capitale rispetto al processo di integrazione.

Bassa ancora, in entrambe le città, la presenza di istituzioni no profit (40 ogni 10.000 abitanti a Milano e 41 a Roma) e di volontari (8,9% a Milano e 8,1 a Roma).

Quanto alla qualità dei servizi (bambini 0 – 2 che usufruiscono di servizi per l’infanzia, emigrazione ospedaliera in altra regione e raccolta differenziata), la performance della città della Madunina è piuttosto superiore rispetto a quella della città del Cupolone, soprattutto per quanto attiene alla gestione dei rifiuti.

Dal punto di vista ambientale, infatti, Roma, mostra un tasso di smog critico e una situazione riguardante l’afflusso di rifiuti urbani compromessa. Ma anche Milano, con dati molto negativi sul superamento dei limiti di inquinamento dell’aria – PM10, mostra uno dei suoi punti deboli.

Quanto al tema della ricerca e dell’innovazione tecnologica, c’è da registrare che a Roma la formazione universitaria, la ricerca tecnico scientifica e la specializzazione produttiva delle imprese in settori ad alta intensità di conoscenza danno i loro frutti sia nell’economia che nell’innovazione tecnologica, come dimostrano i dati sulla brevettazione ad alta intensità di conoscenza.

Per contro, i giovani nel territorio romano mostrano un interesse verso le discipline tecnico scientifiche limitato, sebbene maggiore rispetto ai flussi di nuovi laureati in questo settore in tutto il territorio del Paese. E così, benché spinta nel settore dell’high tech, dell’ICT e delle biotecnologie, la propensione alla brevettazione nell’area metropolitana romana risulta ridotta rispetto a quella registrata a livello nazionale. A Milano, invece, la propensione alla brevettazione è uno dei punti di forza: è di molto superiore anche al dato nazionale ed indica una particolare vitalità delle imprese milanesi. E inoltre i flussi di laureati nel settore delle discipline tecnico scientifiche dimostrano la tendenza delle nuove generazioni ad orientarsi verso tali studi che accrescono la possibilità di inserimento nel mondo del lavoro e il capitale umano più adatto alla ricerca e all’innovazione tecnologica.