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Roma non è più un albergo. E il turismo finisce sotto un treno

Roma, la città che ospita il Papa, il Colosseo, la millenaria e fascinosa storia dei Re e degli Imperatori, la Roma di Chiese e Basiliche, piazze, vicoli e scorci da mozzare il fiato, meta ogni anno, anzi, ogni giorno, di milioni di turisti provenienti da ogni angolo del mondo, sta vivendo un dramma occupazione e lavorativo: un hotel su quattro non riaprirà mai più.


È questo il quadro di dolore “dipinto” da Federalberghi Roma, l’Associazione di categoria delle realtà ricettive capitoline.
Il Covid-19 ha necessariamente imposto delle forte limitazioni negli spostamenti. Indubbio che il primo settore ad averne risentito maggiormente gli effetti, sempre più drammatici, è quello del turismo.


È una conseguenza naturale: se non ci si può spostare tra Regioni, se non si possono valicare i confini regionali o nazionali che siano, a Roma non ci sono turisti e se non ci sono turisti, gli alberghi si svuotano o, peggio ancora, chiudono i battenti.


Secondo le stime di Federalberghi Roma, le strutture alberghiere attualmente chiuse corrispondono al 95%, con molte che già dal primo lockdown di Marzo, quello della “grande fuga alla Stazione di Milano” per intenderci, non hanno più riaperto, nemmeno durante la “tregua estiva”.


Troppi i costi da sostenere per una riapertura in sicurezza, troppo pochi i ristori e gli aiuti da parte dello Stato le motivazioni del settore, che da troppi mesi alla voce entrate segna un drammatico zero.


“Gli unici clienti assidui, se così possiamo chiamarli, sono manager o imprenditori che si spostano per lavoro – spiegano i gestori alberghieri – sempre ben accetti, ovviamente, ma che non rappresentano quel tipo di turismo che fa vivere la nostra categoria”.


A detta dei titolari non è stata nemmeno più di tanto soddisfacente la formula, poi verificatasi essere solamente una “gaffe burocratica nei vari DPCM” che prevedeva la possibilità di cenare nei ristoranti presenti all’interno degli alberghi.


Una formula che prevedeva “l’obbligo di pernottare” per non evadere il coprifuoco serale, che però si è dimostrato essere un trend che ha appassionato in pochissimi e per pochissimi giorni.
Insomma, il piatto piange nel mondo del turismo, e fino ad ora non sono arrivati kleenex a sufficienza per asciugare le lacrime di chi è stato costretto o a chiudere definitivamente i battenti o a lasciare a casa il proprio personale dipendente.


Proroghe nelle varie scadenze, esonero di tasse ed imposte, ristori veri e aiuti alle assunzioni stagionali. Queste le richieste degli operatori del settore, fino ad ora rimaste inascoltate.
Mai come in questa occasione, è compito della politica nazionale pensare seriamente alle vacanze… che corrispondono poi al lavoro di tante famiglie.