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La dieta da Covid è finita, forse. E qualcuno prova a ripartire alla grande

Dopo il decreto 26 aprile che ha previsto la riapertura di bar e ristoranti, sembra che la vita di ognuno di noi sia tornata a scorrere ad un ritmo regolare. Ma si può dire la stessa cosa per ciò che concerne la vecchia quotidianità degli imprenditori e lavoratori del settore? A questa e ad altre domande hanno risposto proprietari, chef e responsabili di due realtà enogastronomiche di punta nel panorama romano; Beppe e i suoi formaggi, storica formaggeria con cucina alle porte del Ghetto ebraico e 3Quarti nord, locale con uno splendido giardino immerso nella prima campagna romana.

Dopo le zone rosse e arancioni prolungate, come giudicate la notizia di una riapertura limitata da coprifuoco e consumazioni all’aperto?

Difficile rispondere. Ci sono sicuramente molti locali che non hanno esterno, ma che potrebbero ospitare i clienti all’interno in sicurezza.

Ecco le parole dell’imprenditore Beppe Giovale che tocca un tasto dolente, la questione “sicurezza”; quello standard al quale i lavoratori del campo enogastronomico si sono più volte adeguati nel corso del passato e dell’anno in atto, senza, tuttavia, ricevere dal Governo direttive certe e rassicuranti su ripresa e continuità delle rispettive attività.

Quando gli si chiede, poi, data la stringente limitazione dell’orario di apertura dovuta alla scelta di mantenere in vigore il coprifuoco alle ore 22.00 almeno per tutto il mese di maggio, se da Beppe sono state formulate proposte ad hoc, semplificate rispetto al menu classico più elaborato il proprietario dice convinto: “No, Vogliamo garantire ai nostri clienti la stessa esperienza di sempre.”

È una questione di principio, dopo il tempo trascorso senza poter nemmeno alzare la serranda del locale, ma soprattutto, si capisce, di rispetto nei confronti di chi a mangiare da Beppe va perché è affezionato al suo concetto di ristorazione, innamorato dei suoi piatti.

E alla domanda: “Cosa chiedete al Governo Draghi in vista dell’estate?”

La risposta di Beppe è: “Occhiali da sole e creme abbronzanti”.

Si tratta di una provocazione? Oppure racchiude, in modo poco velato, lo sconforto e l’ovvio malcontento di coloro che da tempo navigano su una barca alla deriva senza che nessuno li aiuti a raggiungere la costa?

Adesso arriva il turno di Francesco Romito, giovane Chef e titolare di 3Quarti nord, ristorante e braceria in cui sembra di stare in campagna, ma che si trova a due passi da Piazza del Popolo.

Sulla spinosa questione del coprifuoco, Francesco risponde: “La chiusura delle 22 taglia a metà il lavoro serale mettendo in difficoltà l’organizzazione del ristorante e facendo restare ancora a casa parte del personale. Ci vogliono continue spese per attrezzare e garantire un servizio, anche con il mal tempo, gravando sull’economia dell’attività.

Al servizio serale abbiamo aggiunto la possibilità di un aperitivo, continuando con la cena, senza apportare modifiche al menu.”

Anche da 3Quarti nord ricorre la stessa esigenza e voglia che ha espresso prima Beppe: accontentare le aspettative dei clienti che hanno atteso pazientemente di poter tornare a gustare i loro piatti iconici senza permettere ad un orario di chiusura imposto di stravolgere le rispettive cucine.

Sui ristori statali Francesco racconta che sono praticamente nulli.

“Noi abbiamo aperto a dicembre pre covid e non ci spettavano “aiuti” ridicoli che non bastano neanche a pagare un mese di affitto. Dobbiamo fare affidamento solo sulle nostre forze.”

Anche per ciò che riguarda le concessioni attribuite loro per munirsi e/o attrezzare uno spazio esterno ai locali, visto il divieto governativo di far accomodare i clienti, seppur nel rispetto delle distanze, all’interno di bar e ristoranti, Chef Romito risponde che, si, lo stato ha agevolato la possibilità di costruire pedane o comunque occupare suolo pubblico, ma le spese da affrontare per realizzare le suddette opere sono a carico degli imprenditori di settore, seppur ammortizzabili nel lungo periodo.

“Non tutti possono permettersi di investire ancora nell’immediato.” Anzi, solo in pochi hanno ancora liquidità per farlo, aggiungiamo noi.

Sono trascorsi sette giorni e poco più dall’emanazione del provvedimento che ha “concesso” ai titolari delle attività di settore di apparecchiare nuovamente, dopo un lungo periodo di inoperosità forzata, i tavoli dei propri locali. Quel tanto atteso e sperato sospiro di sollievo che imprenditori e lavoratori di bar e ristoranti aspettavano e meritavano di tirare, sembra, però, non sia ancora arrivato. Infatti, il maltempo che ha interessato, a più riprese, gran parte della nostra bella Penisola e la scelta, forse poco felice, di mantenere in vigore un coprifuoco ad un orario di mezzo che non consente all’ospite di un locale di cenare senza l’ansia di guardare insistentemente l’orologio per non incorrere in sanzioni, hanno contribuito a smorzare l’entusiasmo e l’ottimismo insiti nelle riaperture.

Arriveranno tempi migliori? Glielo auguriamo.