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Home Società Ambiente

G7 Taormina: Trump inaugura le nuove relazioni transatlantiche

Simona Corcos di Simona Corcos
29 Maggio 2017 11:03
in Ambiente, Commenti, Mondo
Tempo di lettura: 5 minuti
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G7 Taormina: Trump inaugura le nuove relazioni transatlantiche
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Messa a dura prova l’unità del “club” delle economie avanzate. Uniti sul terrorismo, divisi sul resto

di Mara Carro

Terrorismo, commercio e cambiamento climatico: erano questi i principali argomenti di discussione sul tavolo dei leader delle economie più industrializzate del mondo, che compongono il Gruppo dei Sette (G7), il 26 e il 27 maggio al vertice di Taormina.

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Il summit a guida italiana si è tenuto in condizioni politicamente diverse rispetto a quelle dell’anno precedente e in un momento campale per la politica internazionale. Quattro capi di Stato e di governo (Donald Trump, Theresa May, Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni) riuniti a Taormina erano nuovi del forum, una condizione che ha significato di per sé un cambiamento degli equilibri esistenti, e alcuni di loro sono nel bel mezzo di campagne elettorali nazionali.Tra i nuovi, in realtà, solo Trump è arrivato in Sicilia con posizioni opposte a quelle sostenute dal suo predecessore sulle principali questioni globali. La stessa May, che molto probabilmente guiderà il Regno Unito fuori dall’Unione europea, è rimasta in sincronia totale con i suoi colleghi europei sui grandi temi del G7.

Tutto questo ha messo alla prova l’unità del “club” delle economie avanzate, rimettendo in discussione risultati che parevano acquisiti nei vertici precedenti e invertendo, di fatto, la posizione di estrema sintonia nelle relazioni transatlantiche che aveva caratterizzato gli ultimi anni dell’era Obama. In un evento elettorale tenuto a Monaco di Baviera il giorno dopo il G7, Angela Merkel si è spinta a dire che “i tempi in cui potevamo fidarci completamente l’uno dell’altro sono passati da un pezzo. […] Noi europei dobbiamo veramente prendere il nostro destino nelle nostre mani”.

La scelta della Sicilia come teatro del vertice nasceva dalla volontà italiana di porre l’accento sull’emergenza migratoria, con l’isola italiana epicentro della crisi dei rifugiati e dei migranti

La rotta del Mediterraneo centrale dal Nord Africa all’Italia è di gran lunga la più utilizzata da richiedenti asilo e migranti per raggiungere l’Europa, ma anche la più letale. Tra il primo gennaio e il 23 maggio oltre 45 mila rifugiati e migranti sono arrivati in Italia via mare, con un aumento del 44% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo le stime dell’Unicef diffuse in vista del G7 in Sicilia. 1.150 le persone scomparse o morte nel tentativo di raggiungere il continente europeo.

I fatti di Manchester hanno però scompaginato i piani italiani e il terrorismo si è imposto come tema dominante delle discussioni della prima giornata.

La firma della Dichiarazione su Sicurezza e Lotta al Terrorismo, “una delle maggiori priorità del G7”, ha di fatto rappresentato l’unico momento di convergenza diplomatica tra i Sette. In 15 punti, i leader del G7 hanno condannato il terrorismo e tutte le sue manifestazioni, si sono impegnati ad un approccio collettivo per gestire e controllare i rischi derivanti dai foreign fighters ea tagliare risorse e canali di finanziamento al terrorismo, richiamando i service providers e i social media ad aumentare gli sforzi contro i contenuti terroristici che circolano in rete.

Clima e commercio internazionale sono stati i due principali punti di differenza emersi tra gli Stati Uniti e “gli altri Sei”.

Se sul commercio “i Sei” sono riusciti a strappare un compromesso a Trump, che ha accettato di inserire nel Comunicato finale l’opposizione al protezionismo in cambio dell’impegno contro “tutte le pratiche scorrette del commercio” e di una concessione sui “ limiti e le conseguenze negative, in alcuni casi, della globalizzazione”, con una formula che si conciliasse con la dottrina dell’America First con cui Trump ha vinto le elezioni, sul clima hanno dovuto constatare, come del resto in occasione del G7 Energia a Roma, l’impossibilità di giungere a una posizione comune.

“Gli Stati Uniti sono nella fase di revisione delle loro politiche sui cambiamenti climatici e sull’Accordo di Parigi e dunque non sono nella posizione di dare il loro consenso su questi temi”, si legge nello snello Comunicato finale.

Il presidente degli Stati Uniti, che ha fatto sapere che assumerà una decisione definitiva in merito all’Accordo sul clima di Parigi in settimana, non ha ceduto sul clima nonostante il pressing degli altri leader, Angela Merkel su tutti, che hanno invece riaffermato il loro coinvolgimento per un’azione globale, confermando la loro volontà di rispettare gli impegni assunti nel quadro degli Accordi di Parigi (COP21). Il tema sarà sicuramente riproposto al G20 di Amburgo, in programma il 7 e 8 luglio.

Già in campagna elettorale Trump si era espresso in maniera molto scettica sul cambiamento climatico e gli accordi internazionali sul clima, specie per quanto riguarda gli effetti delle misure di contenimento delle emissioni inquinanti sull’economia.

Con l’ordine esecutivo “Energy Independence” firmato da Trump lo scorso marzo, la nuova amministrazione americana ha iniziato a rottamare molte delle misure climatiche adottate nel CleanPower Plan, pilastro normativo della politica ambientale dell’amministrazione Obama entrato in vigore nell’agosto del 2015 e pensato per ridurre entro il 2030 i livelli di emissioni di gas serra del 32 per cento rispetto a quelli del 2005. L’’amministrazione Trump è invece rimasta vaga su quale strategia adottare nei confronti degli impegni internazionali sul clima assunti dagli Usa.

Affossata la posizione italiana sull’immigrazione.  Roma aveva originariamente sperato di adottare un testo che riconosceva gli aspetti positivi della migrazione e invitava i paesi industrializzati a rafforzare i canali dell’immigrazione legale per evitare che i rifugiati rischino la vita nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna. L’idea è però stata affossata prima dell’inizio del vertice dagli Stati Uniti e, in misura minore, dal Regno Unito, che ha insistito soprattutto sull’aspetto della sicurezza. Ad avere la meglio è stata infatti la linea Trump di perseguire politiche di immigrazione più severe, con i leader del G7 che nella sezione sulla “Human mobility””riaffermano il diritto sovrano degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i loro confini e a stabilire politiche nel loro interesse nazionale e per la sicurezza nazionale”. 

Sulla Russia, ottavo grande assente,Trump si è accodato alle posizioni del Gruppo, concordando che “la durata delle sanzioni è chiaramente legata alla completa applicazione da parte della Russia dei suoi impegni nell’ambito degli accordi di Minsk e al rispetto della sovranità dell’Ucraina”.I Sette si sono anche detti “pronti a lavorare con la Russia per risolvere il conflitto in Siria, se Mosca è pronta ad usare la sua influenza in modo positivo”. Unanime la condanna dei test e il lancio dei missili della Corea del Nord e il sostegno accordato al governo di Serraj e alla mediazione Onu in Libia.

Nella seconda giornata del Vertice spazio all’Africa e allo sviluppo, con l’organizzazione di una sessione allargata con la partecipazione di cinque capi di Stato e di governo di Paesi africani (Guinea, Niger, Kenya, Tunisia, Etiopia) e i vertici delle Organizzazioni Internazionali (Nazioni Unite, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Banca africana di sviluppo, Unione Africana). Sul tema, il G7 di Taormina ha voluto tracciare una linea di continuità con il prossimo G20 di Amburgo, ed in particolare con una conferenza sulle questioni africane che si terrà il 12 e 13 giugno a Berlino, in vista del vertice, e durante la quale sarà proposta l’iniziativa African Partnership G20 per attrarre gli investimenti privati nelle infrastrutture regionali e nell’occupazione.

Tags: Donald TrumpG7G7 TaorminaPaolo Gentiloni
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