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Così il Governo dimentica di sospendere i mutui dei lavoratori autonomi

Un sostegno ma non per tutti. L’ultimo decreto dell’Esecutivo, a dispetto del nome, non sorregge completamente chi, in questa crisi, paga lo scotto più alto, ovvero lavoratori autonomi e liberi professionisti.

L’art. 54 del decreto “Cura Italia”, infatti, il Governo dell’allora premier Giuseppe Conte aveva allargato la platea degli ammessi al Fondo solidarietà mutui “prima casa” (il fondo che consente ai lavoratori dipendenti di beneficiare della sospensione del pagamento dei mutui al verificarsi di situazioni di temporanea difficoltà) anche ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti e agli imprenditori individuali. Queste categorie dovevano dichiarare di aver registrato un calo del proprio fatturato in conseguenza della chiusura della propria attività  operata  in attuazione delle disposizioni adottate dalle autorità per l’emergenza Covid.

Il beneficio – originariamente riservato solo alla perdita del lavoro dei lavoratori dipendenti – ha contribuito a portare una boccata d’ossigeno a tanti piccoli imprenditori che, a causa dell’imprevedibile ondata pandemica, sono stati costretti a fermare le proprie attività. Il beneficio è rimasto valido, però, sino al 17 dicembre 2020, poi il nulla.

Da quella data, infatti, nessun lavoratore autonomo può più accedere ai benefici – riservati invece ancora oggi ai lavoratori subordinati -, nonostante il decreto “Ristori” avesse prorogato sino a 2 anni l’accesso al Fondo anche nell’ipotesi  di mutui in ammortamento da meno di un anno (prima precluso) dimenticando, però, di prorogare la possibilità di accesso anche ai lavoratori autonomi.

E così, nel silenzio generale, la politica sembra dimenticarsi di milioni di partite Iva che, dal 18 dicembre 2020, non possono più beneficiare della sospensione del proprio mutuo. L’ultimo provvedimento del Governo Draghi approvato il 19 marzo scorso, parimenti ai suoi predecessori non fa menzione della cosa, mandando in confusione tanti imprenditori che adesso si chiedono se, vista la mancata estensione del beneficio, la crisi per loro sia terminata. 

Ma non tutto è perduto. La conversione del DL “Sostegni” sembra un’occasione buona da non abbandonare per far rientrare dalla finestra quello che, per ignote ragioni, non è potuto entrare dalla porta. L’appello (e la speranza) di migliaia di lavoratori al Parlamento è di fare presto. Perché la crisi non è affatto finita.