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La Francia dice adieu al telefono fisso

Giorni contati per le tradizionali linee telefoniche fisse: stop a nuove attivazioni e migrazioni di quelle esistenti verso la rete IP entro il 2023. Anche in Italia la rete potrebbe vacillare

di LabParlamento

«Piange il telefono» non rappresenta soltanto uno straordinario successo di Domenico Modugno ma anche il ritornello al centro del dibattito delle telecomunicazioni francesi in queste ultime settimane.

Il principale operatore transalpino Orange (ex France Telecom) ha decretato l’arrêt dell’istallazione di nuove linee fisse per privati e aziende. La decisione nasce dalla volontà di dismettere la vecchia rete in rame, ormai superata specie se paragonata alla fibra ottica, tecnologia non solo più performante rispetto alle tradizionali linee, ma anche gestionalmente più conveniente. Quest’ultimo punto è fondamentale dal punto di vista dei costi di esercizio, considerato che una rete in fibra ottica possiede un tasso di guastabilità di molto inferiore ad una rete in rame, soggetta per natura all’ossidazione dovuta agli inevitabili eventi metereologici.  

Stop, dunque, a nuove offerte commerciali «solo voce» già dal prossimo 15 novembre. Da questa data, infatti, famiglie e imprese d’oltralpe non potranno più avere un nuovo numero telefonico solo per effettuare e ricevere chiamate come in passato, ma dovranno necessariamente acquistare in abbinamento anche un collegamento adsl, tecnologia che diventerà indispensabile anche per chiamare. Tutto il traffico voce passerà direttamente sulla rete internet grazie ad un apparecchio cordless «Dect», ovvero un dispositivo in grado di far viaggiare la voce non più sui vecchi cavi di rame ma direttamente sull’adsl (c.d. VoIP, Voice over IP). Per telefonare, dunque, il cliente dovrà dotarsi – oltre che ad un nuovo telefono – anche di un modem, chiamato Livebox Play, necessario per connettersi alla rete anche per una semplice chiamata vocale. Tutto naturalmente a pagamento.

Vita dura, dunque, per un segmento di clientela ancora affezionato alla sola linea telefonica fissa, la cui vita alle prese con modem, telefoni portatili e altre innovazioni tecnologiche non si preannuncia affatto semplice. Infatti Orange sta pensando di procedere da subito al decommissioning della vecchia rete in rame, cercando di convincere i clienti storici ancora in possesso di un telefono tradizionale a transitare verso nuova modalità di trasmissione VoIP, cercando così di accelerare la modernizzazione della rete. Il cronoprogramma della telefonia francese è già scritto e, volente o nolente, tutti i 10 milioni di clienti di rete fissa che ancora non utilizzano Internet dovranno passare sul VoIP entro il 2023, anno in cui si prevede lo smantellamento della vecchia rete in rame.

La decisione francese ha destato diverse perplessità non solo all’interno dei confini della République de Marianne, ma anche in molti paesi europei, alle prese con l’analoga necessità, da una parte, di modernizzazione della rete e, dall’altra, di tutelare l’utenza più debole. In Italia un’iniziativa del genere, stando alle attuali norme in vigore, è al momento poco attuabile.

La garanzia di fornitura del servizio di comunicazione elettronica su tutto il territorio nazionale, anche nelle aree meno profittevoli e alle fasce sociali più deboli è soggetta ad un insieme di regole, principalmente di derivazione europea, che impongono di fatto all’ex monopolista (Telecom Italia) di fornire un set predefinito di servizi di base a prezzi ragionevoli a tutta la popolazione (c.d. obbligo di servizio universale). In particolare, il Codice delle Comunicazioni elettroniche prevede che «a prescindere dall’ubicazione geografica» tutti gli utenti hanno diritto ad ottenere «una connessione in postazione fissa a una rete di comunicazione», una linea sic et simpliciter, senza adsl o altri orpelli.

Ma le norme possono sempre cambiare, specie se spinte dal mutare delle abitudini d’uso e dall’avanzare della tecnologia. Nel nostro paese, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio AGCom, i clienti in possesso di linee tradizionali in rame sono ancora 14 milioni, in gran parte anziani o parte della popolazione dispersa in aree rurali non raggiunte ancora dai servizi a banda larga e ultralarga, proprio come accade in Francia. Se anche l’Italia dovesse scegliere di procedere allo «spegnimento» della vecchia rete in rame (sostenuto dal trend del numero di attivazioni di nuove linee in fibra, in rapida crescita) i disagi sarebbero sicuramente maggiori rispetto ai cugini d’oltralpe.

Una telefonata, si sa, allunga la vita. Anche se, a volte, può complicarla.