Cultura

Quella volta che il Futuro capitò ad Atene

Per alcuni, la Grecia è inevitabilmente la terra del passato.

Come capita quasi sempre ai paesi gravati da una storia illustre, il punto di vista di chi la osserva, e pure la ama, è spesso oppresso da un inavvertito strabismo cronologico. I marmi, i miti, gli eventi famosi di un tempo occupano il centro della visuale e oscurano – non da sé stessi, ma solo nell’occhio di chi guarda – tanto il presente quanto il futuro. Già, il futuro.

Piaccia o meno, il domani si avvicina inesorabile anche per l’Ellade, e se è vero che la Fantascienza ha almeno dagli anni 80’ – filone cyberpunk docet – il brutto vizio di spiattellarci sotto il naso il lato meno piacevole di varie realtà futuribili, ecco che non può stupire se anche nella patria di Pericle e Aristotele, siano cresciute penne intente a immaginare lo scontro tra animo greco e distopia più o meno tecnologica.

Di tutto questo, l’antologia Nova Hellas (ma perché non Nea, Hellas?) edita da Future Fiction è un ottimo esempio.

Curato da Francesca T. Barbini e Francesco Verso, il volume raccoglie quasi una dozzina di racconti che immaginano l’impatto e le conseguenze dell’arrivo del futuro sulla soglia di una terra che alcuni percepiscono – anche fra i greci – perennemente uguale a sé stessa. Non importa che a spalancare la porta siano ipotesi probabili (come il dominare titanico dei colossi finanziari internazionali) o lo scatenarsi di drammi di portata planetaria (l’avvento di una umanità immortale, o il suo nascondersi nelle viscere della Terra). Ad emergere è proprio la permanenza, solo appena venata di contingente, dello spirito greco, capace di rigenerarsi anche dopo l’ennesimo rivolgimento, e di imbastire ancora l’eterna ricerca filosofica su cosa sia veramente l’Uomo.

Sembra quasi che – anche nei secoli a venire – a prevalere sia dunque l’eredità di Ermes: una capacità mimetica ed elastica di sopravvivenza, venata di astuzia, e di umanissimo compiacimento.

Al di là poi del livello dei singoli racconti, nel complesso la raccolta ha il grande pregio di fotografare lo stato dell’arte in termini di produzione fantascientifica in un paese fino ad oggi poco frequentato dai lettori del genere, che pure bazzicano talvolta ambiti ben più stravaganti e lontani.

Certo: se qualcuno si aspettasse sfogliando le pagine dell’antologia di scovarvi la perla in grado di innescare l’avvio di un filone che oltrepassi i confini delle lande omeriche, resterebbe deluso. Al momento la fantascienza greca pare destinata a restare soprattutto tale, ma non è necessariamente un male, essendo questo uno dei modi per continuare a maturare un’identità ancor più definita e vincente.

Noi lettori, compiuto questo primo passo, non possiamo invece che attendere, per lo meno, un secondo volume. E la porta ad un best seller sci-fi di  stampo ellenico prossimo venturo, la teniamo bene aperta!