Parlamento

Presenze in Commissioni: Odg Mazziotti agita le acque

Restituire credibilità ai lavori: questo l’obiettivo dell’iniziativa in occasione dell’esame del bilancio della Camera

di Alessandro Alongi

Sull’onda lunga del voto favorevole sull’abolizione dei vitalizi alla Camera (ma in Senato l’esito del confronto non è affatto scontato, men che meno dinanzi la Corte Costituzionale), i tempi sembrano davvero maturi per un ulteriore passo in avanti verso l’equità e la trasparenza della vita parlamentare.

Al centro del dibattito, adesso, fanno il loro ingresso l’apertura al pubblico dei lavori delle Commissioni parlamentari e le relative presenze dei loro componenti, entrambe questioni controverse a cui si tenta di dare una prima risposta nel segno del contrasto all’antipolitica.

Mentre per i lavori d’aula, infatti, vige il principio costituzionale dell’assoluta pubblicità dei lavori (con relativo ed evidente conteggio delle presenze), lo stesso non si può dire per i lavori delle Commissioni, la cui gestione è rimessa ai regolamenti parlamentari, chiamati a determinare in autonomia le forme di informazione sui lavori delle riunioni e stabilirne, parimenti, le modalità di attestazione delle presenze dei deputati componenti.

Tutto ciò, oltre ad avere un’importanza in relazione ai principi di trasparenzae controllo, ha anche un risvolto economico, tanto per le casse pubbliche quanto (e soprattutto) per le tasche dei deputati.

Infatti, a tutti i componenti della Camera viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, la tanto vituperata diaria, modellata sulla base di una legge di cinquant’anni fa. Essa, però, prevede un meccanismo volto a scoraggiare l’assenteismo (se non proprio il menefreghismo) dei parlamentari: se il deputato risulta assente alle sedute d’aulaquando si svolgono votazioni con il procedimento elettronico, la somma viene decurtata di 206 euro.

Ma in Commissione le regole del gioco sono diverse, dove non vige il principio della pubblicità delle sedute e le votazioni elettroniche sono quasi del tutto inesistenti, con la conseguente difficile applicazione del meccanismo della decurtazione della diaria in base alle assenze legate agli scrutini.

Cercando di temperare tale disfunzione, con una delibera dell’Ufficio di presidenza del 2011 si è stabilito che le presenze sarebbero state sì annotate, ma non sulla base di ogni singola votazione (come in aula) bensì sulla base della giornata, proprio come a scuola: chi risponde “presente” all’insegnate della prima ora, si presume essere presente anche per il resto delle lezioni (alias, votazioni) che si svolgono nellaresto della giornata, non essendo previsto un contrappello in momenti successivi. Il deputato che risulti essere assente, invece,ad almeno al 50% delle riunioni mensili della propria Commissione, viene penalizzato con una decurtazione di 300 euro, che salgono a 500 euro per chi supera l’80% delle assenze. Insomma, alzataccia per rispondere all’appello della prima convocazione ma poi, in compenso, liberi tutti, senza nessun pregiudizio economico.

C’ha pensato il Presidente della Commissione Affari costituzionali Andrea Mazziotti (Gruppo Misto, Civici e Innovatori ndr) ad agitare i sonni (ancora) tranquilli degli inquilini di palazzo Montecitorio che, con un ordine del giorno al bilancio interno della Camera, ha proposto di rendere pubbliche le presenze degli onorevoli deputati per i lavori di giunte e commissioni parlamentari, cosa che avrebbe, nell’immediato, due effetti: uno diretto,ovvero operare un compiuto controllo sui lavori delle mini-assise, l’altro indiretto, ovvero un controllo su chi è effettivamente presente a tutte le votazioni e soprattutto chi latita dopo la prima riunione senza intaccare la propria diaria giornaliera.

Sembra paradossale, in definitiva, dover ricorrere a simili stratagemmi per spingere i rappresentanti della Nazione a compiere il proprio dovere, fino in fondo e fino alla fine. Ma forse tali comportamenti non sono che una naturale conseguenza di una banale disattenzione dell’art. 54 della nostra Carta costituzionale e del suo pio desiderio di prevedere che le funzioni pubbliche siano adempiute con disciplina ed onore.