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Verso le elezioni. Fornero sì, Fornero no, Fornero ni.

Salvini vuole abolirla. Berlusconi preferisce rivederla. Meloni e Di Maio propongono il “superamento”. Pd e LeU non ne parlano. Pensioni a confronto

di Stefano Bruni

Il dovere di proposte adeguate – proposte realistiche e concrete – è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese… il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale.” Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento di fine anno, rivolgendosi ai partiti politici e ai loro leader, in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo.

Ascoltando e leggendo dichiarazioni, interviste e programmi (tutti in verità molto sintetici) dei vari schieramenti vien da pensare che in molti, quasi tutti forse, quella sera dell’ultimo giorno del 2017 fossero impegnati con l’organizzazione dei vari cenoni e veglioni di Capodanno.

Proposte realistiche e concrete, soprattutto sul fronte del lavoro, aveva chiesto Mattarella. I partiti e i rispettivi “capi politici” paiono invece più concentrati su chi “esce” dal mercato del lavoro, cioè su chi andrà o deve andare in pensione, proponendo di tutto e di più, rispetto a chi è o a chi deve entrare in questo mercato. Un diritto andare in pensione dopo anni di lavoro, per carità, ma forse, come diceva l’inquilino del Quirinale, occorre prima risolvere il problema dell’occupazione. Anche perché, molto semplicemente, prima si lavora, dopo si va in pensione.

Ma in politica, si sa, accade tutto e il contrario di tutto. E così il tema di questi giorni è (legge) Fornero si, Fornero no, Fornero ni.

Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno dedicato a questo tema buona parte del punto 4 del loro “programma condiviso”: aumento delle pensioni minime a 1.000 euro e pensioni alle mamme, raddoppio dell’assegno minimo per le pensioni di invalidità e sostegno alla disabilità, ma soprattutto azzeramento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile.

In verità, le posizioni all’interno della coalizione non sono proprio allineate. Matteo Salvini ha fatto dell’abolizione della legge Fornero il suo cavallo di battaglia e ieri ha spiegato sulle pagine de Il Sole24ore anche come intende reperire le risorse per le necessarie coperture : “Ci sono mille miliardi di cartelle esattoriali non riscosse, di queste il 50% sono ormai da ritenersi inesigibili, ma l’altra metà, ben 500 miliardi possono invece tornare utili. Noi puntiamo alla pace fiscale. A tutti i contribuenti che hanno cartelle esattoriali sotto i 100mila euro offriamo di chiudere le loro pendenze con il Fisco pagando il 15% di quanto dovuto. Secondo le nostre stime prudenziali potremmo avere tra i 40 e i 60 miliardi di gettito”. E con queste risorse si dovrebbe garantire un nuovo sistema pensionistico che prevede 41 anni di contributi o il raggiungimento di quota cento (somma tra età anagrafica e contributiva).

Forza Italia è invece più cauta e parla di correzioni che garantiscano l’equilibrio dei conti senza entrare troppo nel dettaglio.

Fratelli d’Italia opta invece per un programma pensionistico di ispirazione Aristotelica e propone, in linea con il principio “in medio stat virtus”, l’aumento delle pensioni minime e raddoppio dell’assegno di invalidità, modifica del sistema pensionistico tramite superamento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile con uguali condizioni per tutte le generazioni e conseguente abolizione dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, flessibilità dell’età pensionabile e possibilità di pensione di anzianità con 41 anni di contributi.

Una sintesi perfetta tra il programma di coalizione, le idee di Salvini e quelle del partito della Meloni.

Il Partito democratico contrappone alle proposte del centro destra incentrate sull’abolizione della Legge Fornero la piena attuazione all’accordo tra governo e sindacati del 2016, con l’obiettivo di rendere strutturali e ampliare le platee degli strumenti di flessibilità in uscita, sia quelli a carico dello Stato per chi è in condizioni di bisogno (Ape sociale, precoci), sia quelli che comportano un costo per chi decide di andare in pensione prima (Ape volontaria, Opzione donna). Propone inoltre l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia per i giovani con carriere discontinue e redditi bassi.

A sinistra del Pd (come dicono gli ultimi dati dell’Istituto Cattaneo) si trova Liberi e Uguali.

Il neo partito di Grasso sul tema pensioni ha preferito assumere una posizione “light”, spostando invece le proprie proposte sul piano del lavoro. In un paio di passaggi però sono richiamate impostazioni di principio che sostengono “un sistema delle pensioni rispettoso dei diritti e delle differenze… che non sia più una cenerentola del sistema pubblico

Sul fronte 5 Stelle invece, si fa riferimento ad un accesso più flessibile alla pensione nel senso che aumenterà la libertà dei lavoratori di decidere, entro certe soglie e limiti, il livello di contribuzione (anzianità) e l’età anagrafica di uscita dal lavoro, anche mediante il meccanismo di “staffetta generazionale”. Si prevede inoltre di estendere le tutele previdenziali dei cosiddetti lavori “usuranti” a categorie oggi non incluse e di tenere conto delle esigenze dei cosiddetti “precoci”.

Più di recente il candidato Premier in pectore Di Maio ha meglio specificato le idee e le azioni di un eventuale governo pentastellato in materia di pensioni ”Superamento della legge Fornero, proroga del regime sperimentale opzione donna, istituzione della Quota 41 per i lavoratori precoci e della quota 100 per tutti, estensione dei benefici per i lavoratori impegnati in categorie di lavoro usuranti, nuove formule per l’accesso alla pensione anticipata in modo da consentire la staffetta generazionale ormai bloccata da tempo, ma soprattutto l’aumento, fino a 780 euro, degli assegni previdenziali più bassi: questa la riforma pensioni targata Movimento 5 stelle” ha detto Di Maio, spiegando inoltre che i conti sono già stati fatti e ci sarebbero le coperture finanziarie per dare il via libera all’operazione.

Quale sarà la soluzione giusta? Lo vedremo solo vivendo (e lavorando).

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni