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Se non ti piace appendilo a testa in giù

Che fai oggi? Niente di importante, ti cancello. Da Woody Allen a Giovanni Gentile, passando per Calimero, Napoleone e Giorgia Meloni a testa in giù, fino alla suocera. Si scrive “Cancel culture“, si dovrebbe leggere cultura della cancellazione di qualcuno che avrebbe detto o fatto qualcosa di disdicevole. 

Ma cos’è questo aggeggio? Un’invenzione, una moda, di origine anglosassone divenuta metodo in America che può massacrare,  torto o ragione, personaggi noti. Ricordate la vicenda Woody Allen, il collega di lavoro scorretto, la biografia indigesta, la favola di Biancaneve o la storia del pulcino nero Calimero, che taluni adolescenti attempati han persino giudicato vittima di razzismo? 

Criticata, da destra e da sinistra, perché vista come forma di limitazione della libertà di espressione o della libertà intellettuale che segna il futuro dell’individuo, l’Italia fra i primi Paesi ha adottato la cultura della cancellazione con una certa scioltezza ed estensione del concetto, protetta da una forma di impunità morale. Forse una sorta di giustizia terrena che pareggia i conti tra discriminante e discriminato? Dipende. 

Se in America ha”fatto fuori” quei personaggi di cui sopra, in Italia, in particolar modo, tende ad essere confusa con il politicamente corretto e degenera in strumento da fancazzisti che per esempio lanciano un gavettone di vernice gialla alla statua di Gabriele D’Annunzio a Trieste. 

Povero Vate che pure se morto da molto, irrita qualche piccolo che forse al massimo si è soffermato a leggere “La pioggia nel Pineto”, per le sue posizioni politiche, la vicinanza al fascismo, la presa di Fiume, o chissà.

Pischelli che vogliono fare gli americani ma son nati in Italy senza sapere che l’America qui da noi è arrivata già negli anni ’40 o anche prima.

Se, infatti, vogliamo parlare di cultura di cancellazione merita ricordare quella figura storica della destra che ne fu vittima in tempi non sospetti o quella Granduchessa ed ottima governatrice toscana, offesa nella memoria. Chi? Il primo esempio è Giovanni Gentile

Filosofo, idealista, normalista, nel senso di laureato alla scuola Normale di Pisa, protagonista della cultura del XX secolo, artefice, da ministro, nel 1923, della riforma della pubblica istruzione nota come Riforma Gentile che ha introdotto la valorizzazione della cultura umanistica, del liceo classico e l’obbligo scolastico sino alla terza media. Però, uomo di Mussolini con animo liberale . Immaginiamoci quanto a taluni stesse sullo stomaco. Per dire. 

Quale prima applicazione dell’accezione più ampia e traslata della Cancel culture, Gentile fu ucciso, a Firenze nel 1944, ad opera di Bruno Fanciullacci, partigiano comunista dei Gruppi di Azione Patriottica. Molti a sinistra, tra cui Benedetto Croce, furono scossi nella coscienza per la sua uccisione. Sempre per dire. 

E poiché tutti i sistemi culturali che approdano a conquistare una piazza cercano di consolidare il loro potere eliminando i segni, per esempio, nel 1799 Napoleone Bonaparte, quando s’affacciò dalle mie, ma anche sue, parti a San Miniato, come primo atto fece abbattere la statua a simbolo della Granduchessa di Toscana Maria Maddalena d’Austria di cui sopra, seppur già ci fossero gli Asburgo – Lorena e lei del passato governo mediceo. 

Quindi la Cancel culture non è un fenomeno moderno. Imbrattatori o fautori del Giorgia Meloni a testa in giù se ne facciano una ragione: è solo quel brutto vizio di ogni fenomeno sociale il quale o si specchia nella autorità riconosciuta oppure cerca di imporsi dal basso senza che l’autorità riconosciuta gli dia lo stigma della legalità. 

Fu così che negli anni successivi per Gentile, non una piazza non una via, men se ne parla e meglio par che sia. Tosto che il tronco del monumento della Granduchessa fu gettato in un fosso. Cancel culture fase due: se vuoi eliminare fisicamente il tuo nemico, uccidilo, se vuoi farlo storicamente ignoralo. 

Funziona, ma non ci provate con la suocera che quella, si sa, ha sette vite come i gatti.