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Legge di bilancio: ieri fisco e cultura, oggi sanità e scuola

Lavori ripresi alle 12. Atteso pacchetto di emendamenti del relatore Boccia su web tax e digital economy

di Francesco Scolaro

Come da calendario, i lavori della Commissione Bilancio della Camera non si fermano nel fine settimana. Anzi, l’obiettivo è proprio quello di concludere tutto nella giornata di domenica 17 dicembre per permettere all’Aula di iniziare l’esame martedì 19 dicembre (una seduta è già convocata per le ore 9.30).

Oggi 16 dicembre la Commissione è tornata a riunirsi alle 12 per esaminare gli emendamenti riguardanti i temi giochi, fisco, sanità, scuola, giustizia e sport. La seduta odierna dovrebbe andare avanti fino alle ore 20 per poi essere aggiornata a domenica mattina. Sempre oggi è attesa la presentazione da parte del relatore Boccia del pacchetto di emendamenti su web tax e digital economy.

Intanto ieri la Commissione Bilancio ha approvato circa 20 proposte emendative su tematiche riguardanti il fisco e la cultura, oltre che un paio di emendamenti – presentati dal Governo – che regolano i rapporti finanziari tra lo Stato e le Regioni Friuli, Sardegna e Val d’Aosta.

Tra le proposte di modifica approvate alcune introducono importanti cambiamenti in ambito fiscale. Un emendamento proroga di un anno lo stop agli studi di settore, prevedendo che gli indici di affidabilità fiscale si applichino non più dal periodo d’imposta 2017 ma a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, cioè dal 2019. Tre emendamenti invece intervengono sul calendario fiscale ritoccando cinque scadenze: per la dichiarazione precompilata il termine unico diventa il 23 luglio (viene eliminata la tappa intermedia del 7 luglio entro la quale era prevista la trasmissione di almeno l’80% dei modelli), il modello 770 viene spostato dal 31 luglio al 31 ottobre, il vecchio “modello Unico” (ora “Redditi”) e la dichiarazione Irap slittano dal 30 settembre al 31 ottobre mentre lo Spesometro passa dal 16 settembre al 30 settembre.

Infine una curiosità. Sempre ieri, la Commissione ha approvato – con il parere favorevole di Governo e relatore – un emendamento volto a sopprimere il comma 618 dell’articolo unico che compone la manovra finanziaria. Questo comma, riguardante le attività dei call center, era stato inserito durante l’esame in Commissione Bilancio del Senato lo scorso 28 novembre proprio con un emendamento presentato dal Governo. Di fatto, adesso, anche i call center non esternalizzati (quindi interni alle aziende) dovranno tornare a dichiarare fin dall’inizio della chiamata da quale Paese si risponde o effettua la chiamata. Il Governo ha fatto marcia indietro a distanza di sole due settimane.