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DEF 2016: istruzioni per l’uso

Nel Consiglio dei Ministri di venerdì 8 aprile 2016, il Governo ha approvato il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2016, previsto dalla legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 2009. Il DEF deve essere presentato al Parlamento entro il 10 aprile di ogni anno ed è il principale strumento della programmazione economico-finanziaria in quanto indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Contiene le linee principali della programmazione economico-finanziaria che il Governo vuole attuare a fine anno attraverso la Legge di Stabilità. Si compone di tre sezioni (Programma di Stabilità dell’Italia; Analisi e tendenze di finanza pubblica; Programma Nazionale di Riforma) e di alcuni allegati.

Lunedì 18 e martedì 19 aprile le Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato svolgono un ciclo di audizioni preliminari sul DEF 2016. Tra i soggetti ascoltati ci sono anche il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e i rappresentanti delle parti sociali. A partire da martedì 19 aprile è previsto l’avvio dell’esame vero e proprio. I relatori sono l’On. Dario Parrini (PD) alla Camera e il Sen. Giorgio Santini (PD) al Senato. Dopo il passaggio parlamentare, entro il 30 aprile, il DEF sarà inviato al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea.

Il DEF 2016 presenta due caratteristiche distintive: l’Esecutivo descrive ancora una volta una traiettoria economica espansiva (come è già stato nel 2014 e nel 2015) ma le previsioni in esso contenute sono più caute rispetto alle due edizioni precedenti. Il DEF 2015 prevedeva una crescita dell’1,6% per il 2016. Il DEF 2016 cerca di coniugare l’ottimismo con il realismo e rivede al ribasso le stime di crescita per il 2016 (+1,2%). Secondo il Governo, la tendenza positiva proseguirà nel 2017 (+1,4%) e nel 2018 (+1,5%). Si prevede anche che il debito pubblico inizi a scendere: dal 132,7% del PIL dello scorso anno calerà al 132,4% nel 2016 e al 130,9% nel 2017. Nelle intenzioni dell’Esecutivo, a questo andamento contribuiranno le privatizzazioni i cui proventi sono previsti in misura pari allo 0,5% del PIL l’anno per il periodo considerato.

di Francesco Scolaro