Attualità Interviste

Conciati per le feste. La crisi di un settore trainante

di Irene Storti

Nove milioni di italiani temono per il proprio posto di lavoro. Nove milioni di italiani e a cascata le loro famiglie. I numeri forniti dallo studio del Censis fanno tremare i polsi. La crisi dovuta alla pandemia picchia duro. Con Loris Mainardi segretario generale Filctem CgiL Pisa , facciamo un quadro della condizione occupazionale per il reparto conciario, da sempre  tra i volani dell’ economia Toscana . 

Segretario, il 2020 sappiamo è stato un annus horribilis , oltretutto preceduto da un 2019 non brillante, quali prospettive intanto per l’ economia del distretto nel 2021? 

“Guardando al prossimo semestre siamo molto legati al piano di vaccinazione mondiale . L’ Asia è  in movimento ,mentre il mercato degli Stati Uniti , visto i propositi del Presidente Joe Biden , probabile possa ripartire . Diciamo che non manca qualche imprenditore che ci da segnali importanti per il 2022”

Dobbiamo arrivarci però,  la strada pare ancora in salita?

“Se domani sbloccano i licenziamenti con la situazione odierna la filiera  conceria e conto terzi segna dal 25% al 30% di esuberi . Oltre il 90% delle ditte conciarie e contoterziste ad oggi ha richiesto la cassa integrazione , il calzaturiero è su cifra di poco superiore. Nelle aziende siamo di fronte alla riduzione del  40% della forza lavoro o comunque gli orari sono ridotti. Per non contare che i conto terzi sono piccole ditte , licenziare tre persone su quattro non risolve , chiudono”.  

Alcuni istituti di credito infatti stimano dalle 40 alle 50 cessazioni di attività. Il distretto si regge su un ” sistema consortile” rischiamo  un effetto a catena ?

“Esatto, perché nel recupero acque e cromo  ( della lavorazione conciaria ) le aziende sono tutte consorziate in un sistema di depurazione dove il singolo partecipa pagando la propria quota relativa allo scarico: se le attività cessano ovvio che i costi si ripartiscono su quelle che rimangono ed il sistema va fuori mercato “

In questo quadro quindi come si inserisce il blocco dei licenziamenti ? 

Intanto è previsto ufficiosamente sino al 30 giugno , e se dovessi parlare col cuore direi che dovrebbe arrivare fino a fine anno . Invece dico che non è la data ma il momento produttivo in cui cade lo sblocco  che risulta strategico perché deve cadere in un momento di “up”  e non “down” previsionale : in questo devono intervenire ed essere ascoltate le parti sociali sia datoriali che rappresentative dei lavoratori . Perché a Luglio possiamo dire che ci sarà chi licenzierà e chi invece stringerà i denti , dipende dalle prospettive di lavoro . Perché  da Settembre a Dicembre  la produzione conciaria riparte ma nella propria fase più debole quella dell’estivo . E tu sai che fra un sandalo ed uno stivale c’ è  una sostanziale differenza in termini di quantità di materiale . Ecco perché sbloccare i licenziamenti a giugno significa sbloccarli nel momento più debole , mentre le prospettive ci sono perché le firme stanno pianificando il prossimo invernale.”  

Nella vita e quindi nel lavoro , da una crisi o se ne esce distrutti o rafforzati,  tutto dipende se abbiamo compreso dove si è  sbagliato,  dove si può fare meglio, cosa ci serve?

“Modifiche normative : quando parliamo di politiche attive del lavoro non possiamo più pensare solo ai disoccupati, ma anche a togliere il costo del lavoro alle aziende in difficoltà ,  legandolo alla formazione continua seppure in costanza dei rapporti di lavoro .”