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A tu per tu con Indro Montanelli

Fucecchio, contrada di S. Andrea, Fondazione Montanelli-Bassi. Un palazzotto antico, ben restaurato, dove si conservano con cura gli oggetti, i libri, gli scritti di Indro Montanelli, dove tutto parla di lui. Salgo le scale, ci accoglie il professor Alberto Malvolti, l’amico suo fedele, presidente, che da oltre venticinque anni cura con dedizione e passione ogni evento dedicato al Direttore.

Sovrasta l’ingresso un grande ritratto, che lo raffigura con gli occhi azzurri, cristallini, limpidi, severi. Sul camino antico una foto in bianco e nero che lo ritrae di spalle, con dedica: “Ciao Indro, grazie”. Semplice. Un turbinio di emozioni, gli occhi si fanno lucidi. Vola l’immaginazione tra quegli scritti ben conservati. Le copie de “Il Giornale”, de “Il Corriere”, de “Le Stanze”, i bigliettini scritti dal carcere ai tempi in cui fosti imprigionato dai tedeschi. I libri catalogati ad uno ad uno a descrivere la tua formazione, i gusti letterari, con i giudizi sopra riportati.

Lo studio di Roma, fedelmente ricostruito, con la collezione de “Il Borghese“ di Longanesi, i libri di antiquariato probabilmente dei tuoi avi, una Olivetti 32, le foto di nonna Ida e dei genitori. Il ritratto di Emilio Bassi, per un ventennio sindaco di Fucecchio, le opere magiche, materiche e realistiche del cugino Arturo Checchi. Temi di affetto e di ricordo: Prezzolini, Buzzati, Enzo Biagi, Ezra Pound ritratto in un giardino, la foto della sposa eritrea bambina, altro tempo altro luogo, brutta e recente strumentalizzazione. I tuoi bastoni.

Una lettera di Federico Fellini (1960): “Mio caro amico, che soddisfazione profonda sentirmi compreso in un modo lucido ed appassionato, ah Indro mi hai fatto venire le lacrime agli occhi di gioia, di piacere, di presunzione, di vergogna, mi sono gonfiato come un tacchino, e t’avrei abbracciato, con l’impeto di un figlio”. Una lettera urgente a Marco Pannella (1987): “Marco, come sempre  non capisco nemmeno cosa hai voluto dire [..] se ti riesce condensare un discorso sensato ed intellegibile dai poveri lettori, sono a tua disposizione. Se mi fai uno sproloquio lo cestino”. Un pensiero di Mario Monicelli (1991): “Quando passo da Milano non mi tratterrò dal disturbarti nel caso tu volessi fare quattro chiacchiere ‘a bischero sciolto’, come si dice noi altri a Viareggio”.

Un telegramma per Maurizio Costanzo (1993): “ Profondamente indignato disparità di trattamento, a me solo una pistola a te addirittura una bomba…”. Il messaggio di Giorgio Napolitano in occasione della fondazione de “La Voce” (1994): “Auguri anche a Lei , caro Montanelli, […] è sempre stata la sua una voce singolare e forte nel panorama della stampa italiana […] è una garanzia per l’indipendenza dell’informazione, per la libertà di informare e di essere informati”.

Cosa siamo stati e cosa siamo Indro? E’ tutto in queste stanze. Sfioro la tua “Olivetti lettera 22″, trema  la mano. Premo la “I”, di Indro, di informazione, di Irene, i soliti irriverenti.

Ringraziamenti:
 Alberto Malvolti, presidente Fondazione Montanelli Bassi.
 Alessio Spinelli, sindaco di Fucecchio.