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Il nuovo quadro finanziario pluriennale Ue: gli scenari post 2020 del bilancio europeo

Tagli alle politiche tradizionali, più fondi per i giovani e l’ambiente: ecco cosa prevede la nuova proposta di bilancio europeo e perché merita una grande attenzione da parte dell’Italia

di Maria Carla Bellomia

Sarà forse colpa dell’analfabetismo funzionale, che secondo i dati dell’Osce colpisce quasi un italiano su due. O di quella scarsa consapevolezza per le tematiche europee, percepite ancora come troppo distanti. Eppure, nonostante l’indiscussa rilevanza dei fondi comunitari per il nostro Paese, del nuovo bilancio europeo post 2020 se ne parla ancora troppo poco.

In un momento di contrazione economica e di scarsità generale di risorse, quelle europee rappresentano senza dubbio un sostegno irrinunciabile per le economie dei paesi membri, in primis per l’Italia che si conforma un contributore netto dell’Ue, e cioè un Paese che versa nelle casse europee più di quanto riceve attraverso i programmi di finanziamento. Anche per questo motivo, l’attenzione dell’opinione pubblica per il nuovo quadro finanziario europeo per gli anni 2021-2027, dovrebbe essere massima.

La proposta di bilancio a lungo termine, presentato il 2 maggio scorso dalla Commissione europea, comprende un pacchetto di misure normative, attualmente all’esame degli Stati membri, che stabiliscono le priorità, gli obiettivi e le regole per la programmazione, gestione e controllo sulla spesa dei fondi comunitari nei prossimi sette anni.

L’obiettivo è quello di dare attuazione alle priorità politiche dell’Ue in settori-chiave quali il mercato unico, le politiche di coesione, l’ambiente, la sicurezza e le politiche di vicinato, stabilendo le relative risorse per i sette anni di esercizio del futuro bilancio: si tratta complessivamente di 1.135 miliardi di euro pari a all’1,1% del reddito nazionale lordo dei 27 Stati membri dell’Ue, una cifra sostanzialmente in linea con il bilancio del settennio precedente 2014-2020.

Nella valutazione complessiva delle risorse messa a disposizione, non bisogna però trascurare l’impatto che la fuoriuscita del Regno Unito dall’Ue – la cosiddetta Brexit – avrà sulla riduzione del bilancio annuale dell’Unione, stimato intorno al 10%, essendo proprio il Regno Unito uno tra i principali contributori del bilancio unionale.

Per quanto riguarda poi gli stanziamenti per i singoli programmi settoriali, la Commissione europea propone di aumentare i finanziamenti in settori considerati ad alto valore aggiunto per l’Unione, come la ricerca, l’innovazione e l’agenda digitale, i giovani, la sicurezza interna, la gestione delle frontiere comunitarie, il clima e l’ambiente.

Nonostante la difesa a spada tratta del Commissario europeo per il bilancio Oettinger, che ha ribadito la bontà della proposta della Commissione, le reazioni alla proposta di bilancio, sia da parte degli Stati membri e degli enti territoriali, sia delle stesse istituzioni comunitarie, non sono state del tutto positive: in particolare, il Parlamento europeo ha criticato duramente, con una risoluzione di recente approvazione, l’esiguità del bilancio e i preannunciati tagli alle politiche tradizionali, vale a dire alla Politica agricola comune (PAC) e al Fondo sociale europeo. Per quanto attiene poi il programmo di spesa relativo all’ambiente, il Parlamento ha manifestato la sua intenzione, in linea con gli impegni dell’UE in merito all’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, di innalzare significativamente la spesa legata al clima per raggiungere il prima possibile l’obiettivo della riduzione delle emissioni del 30%.

La stessa contrarietà del Parlamento europeo ai tagli proposti al Fondo di coesione e alla Pac è stata condivisa anche da gran parte degli Stati membri che hanno auspicato, per il prossimo settennato, un bilancio comunitario più ambizioso, in grado di salvaguardare le politiche tradizionali dell’Ue. Il Governo italiano ha in particolar modo sottolineato la necessità di una maggiore qualità della spesa dei fondi strutturali e l’introduzione di nuove risorse proprie per il bilancio, che non gravino sui cittadini europei. Una rafforzata attenzione è stata posta anche in merito al fenomeno delle migrazioni, per cui l’Italia ha chiesto maggiori risorse da destinarsi alla cooperazione con i Paesi di origine e di transito.

Le proposte per il nuovo quadro finanziario 2021-2017 sono attualmente all’esame del Parlamento italiano e in piena fase negoziale da parte delle istituzioni comunitarie: l’auspicio è che l’Italia giochi nei prossimi mesi un ruolo da protagonista nel raggiungere una posizione comune a livello Ue, affinché il bilancio comunitario diventi uno strumento al servizio effettivo delle priorità politiche nazionali ed europee, condivise con gli Stati membri dell’Unione.

 

 

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia, romana, classe 1985. Laureata con lode in Studi Europei presso la Sapienza di Roma, si è specializzata presso la medesima Università in Diritto parlamentare e delle Assemblee elettive. Attiva nel settore delle Relazioni istituzionali e del Public Affairs, dopo alcune esperienze formative di studio e di lavoro all’estero per organismi comunitari, dal 2013 collabora con un Gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, per il quale si occupa principalmente di monitoraggio e di drafting legislativo in materia di politiche dell’Unione europea, con particolare riguardo ai profili di adeguamento della normativa nazionale all’ordinamento comunitario. Collabora con LabParlamento dal 2017.
Maria Carla Bellomia