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Trattative in corso tra 5 stelle e PD. Divisioni su Tav, Buona scuola e Europa. Accordo su lavoro, diritti civili e temi sociali, ma gli elettori del Movimento non gradiscono l’alleanza con il Pd

di Stefano Bruni

Governo M5S e Pd o elezioni? Al Presidente della Repubblica l’ardua sentenza.

L’interrogativo ha riempito e riempie le pagine dei giornali e i social network in questo caldo agosto 2019.

Le trattative tra 5 stelle e Pd sono in corso, così come sono in corso le ennesime consultazioni avviate dal Capo dello Stato dopo le dimissioni del Presidente Conte.

Un nodo che è la conseguenza non tanto degli attriti interni alla maggioranza giallo verde (M5S e lega) rispetto alla Tav (con la conseguente mozione di sfiducia della Lega), quanto del progressivo ridimensionamento dell’atteggiamento “euroscettico” del Movimento 5 stelle, culminato nel sostegno alla candidatura di Ursula Gertrud von der Leyen a capo della Commissione europea.

È da li che si sono sentiti i primi scricchiolii. E alla fine le divergenze hanno prevalso e si è aperta la crisi di governo con le dimissioni, il 20 agosto scorso, del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Ripensamenti del Capitano Salvini a parte, da quel momento l’attenzione di tutti si è spostata sulla possibile unione “giallo – rossa” e sulla trattativa che è stata subito serrata.

Cosa ne verrà fuori si saprà a breve. Quello che invece già si può sapere è quali sono i punti di contatto e quali no tra i due schieramenti (nomi dei Ministri e dicasteri a parte).

Anzitutto c’è da considerare che in linea generale, Movimento 5 stelle e PD sono più vicini, dal punto di vista dei temi programmatici, di quanto non lo fossero lo stesso Movimento e la Lega di Salvini.

Un recente studio dell’Istituto Cattaneo ha infatti evidenziato che “in base alle proposte programmatiche elaborate dai partiti per le elezioni del 2018, esiste un’ampia area di convergenza sulle politiche tra i cinquestelle e il Pd”, sottolineando inoltre che “le distanze maggiori tra Pd e M5s restano sul ruolo dell’Unione europea e sulla necessità di approfondire o rallentare il processo di integrazione sovranazionale”, al netto dell’”effetto Ursula” che ha certamente riavvicinato le posizioni dei due partiti sul tema Europa.

Rimanendo ancora in una fase di analisi più generale, si rileva che l’area di convergenza di cui parla l’Istituto Cattaneo è soprattutto nell’ambito dei diritti civili o delle tematiche sociali come per esempio le questioni della cittadinanza, dell’aborto, dell’eutanasia.

Interessante, esaminando le singole proposte tematiche contenute nei programmi dei due partiti, vedere come nell’ambito “lavoro” molti sono i temi comuni. Per esempio, la riduzione del cuneo fiscale, ma anche, seppur con alcune differenze, il tema del salario minimo garantito e del reddito di cittadinanza. Accordo anche sulla creazione di nuovi posti di lavoro “green”.

Intesa tutto sommato facile potrebbe esserci anche sul sostegno alle famiglie per quanto riguarda le spese per asili nido e baby sitter.

Anche le semplificazioni in materia fiscale potrebbero essere un punto di accordo, così come gli investimenti sull’innovazione, sulla manutenzione del territorio e sul contrasto al dissesto idrogeologico.

Ma se per questi ambiti c’è possibilità di avere un “dialogo fluido”, in altri emergono invece muri abbastanza difficili da superare.

È il caso della scuola, dove il PD rivendica il successo del decreto “Buona scuola” e ne propone uno sviluppo, mentre il Movimento 5 stelle prevede “il superamento della cosiddetta “Buona scuola.

Questo argomento non è stato al centro dei dibattiti e delle analisi di questi giorni, ma verrà fuori e non sarà semplice da gestire.

Rimane poi il tema Tav che ha portato a questo punto il precedente Governo e sul quale la Lega ha già fatto sapere, tramite Massimiliano Romeo, che se ci sarà un Governo giallo – rosso, “La prima mozione che presenteremo sarà sulla TAV”.

E di tutto questo cosa ne pensano gli elettori?

Sempre secondo l’Istituto Cattaneo, “tra gli (elettori) intervistati che dichiarano di sentirsi più vicini al M5s, più della metà (56,6%) indica come secondo partito la Lega e solo il 15,6% il Pd

Quindi, come si è peraltro potuto leggere sui social in questi giorni, l’elettore del Movimento 5 stelle non gradisce molto l’alleanza non il Pd e questo è un tema che Di Maio e colleghi non devono sottovalutare, soprattutto se dovesse esserci una nuova esperienza governativa di breve respiro.

Significherebbe infatti rischiare una débâcle in caso di elezioni anticipate.

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni