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Contratto di programma Anas: 29,5 miliardi di investimenti

Gianni Armani, presidente dell'Anas

Presentato in audizione il piano 2016-2020. Priorità: manutenzione e messa in sicurezza delle strade esistenti

di Maria Carla Bellomia

Dopo aver illustrato il piano presso la sede di Confindustria e alla presenza del ministro dei Trasporti Graziano Delrio, il presidente dell’Anas Giorgio Armani ha presentato ieri, in Commissione Ambiente alla Camera dei deputati, il nuovo contratto di programma quinquennale Anas-Mit 2016-2020,  approvato dal Cipe lo scorso 7 agosto.

Il Piano, che dovrebbe essere pubblicato entro la fine dell’anno con la registrazione da parte della Corte dei Conti, rappresenta, come ha sottolineato lo stesso Armani a più riprese nel corso dell’audizione, una tappa importante di un percorso avviato poco più di due anni fa da Anas e che ha visto la trasformazione radicale della società, da poco confluita, non senza polemiche, in Ferrovie dello Stato.

Sul piatto ci sarebbero circa 29,5 miliardi di euro, di cui circa 21,9 miliardi già finanziati: una bella somma considerando che il precedente contratto di programma stanziava 20 miliardi di cui però solo 4 effettivamente finanziati.

Oltre alla relazione tra Anas e il committente Stato nella realizzazione delle opere, con il conseguente trasferimento del rischio finanziario a carico della società, quello che cambia  è la modalità di finanziamento delle stesse infrastrutture: per la prima volta  è prevista una copertura pluriennale e il passaggio dalla logica del contributo a quella del corrispettivo, che consente di responsabilizzare maggiormente Anas e assicura la remunerazione degli investimenti, oltre che una maggiore efficienza.

Abbandonando la logica delle grandi opere inutili, Armani ha ribadito come ogni progetto sia stato sottoposto a project review per la valutazione dei costi/benefici – è infatti questo il primo piano dell’Anas, per ammissione dello stesso presidente, in cui viene fatta una seria valutazione di questo tipo –  ed evidenziato come sia mutato lo stesso approccio alle infrastrutture, sottolineando che l’Italia è chiamata, prima di costruire nuove strade, a mantenere in buona salute quelle esistenti.

In quest’ottica, il 45% degli investimenti previsti dal contratto verrà utilizzato per la messa in sicurezza di tracciati già esistenti (circa 10,5 miliardi di euro)  e il 35% delle risorse per il recupero di itinerari con investimenti già immobilizzati (88,4 miliardi), mentre verranno costruite nuove opere per circa 3,9 miliardi.

Il piano per la prima volta interviene su tutta la rete e ha tra le sue priorità quella di ripristinare la sicurezza delle strade e rilanciare la manutenzione, con benefici quantificabili in 15 miliardi di euro solo per l’utilità trasportistica.

Gianni Armani ha accennato anche all’importanza di potenziare le nuove tecnologie, che permettono di  creare valore aggiunto senza necessariamente investire in nuove strade: un esempio sono le smart road, che garantiscono maggiore controllo e sicurezza sfruttando la connettività diffusa.

Grazie allo sblocco degli investimenti, Anas ha potuto recuperare quella credibilità che aveva perso negli anni, rilanciando l’immagine di un’azienda che, a sua volta, rappresenta le Istituzioni e il Paese: citando le parole di Armani, Anas comerisolutore di problemi e non il problema”.

Ma la presentazione del Presidente non ha convinto tutti. Non sono mancate le critiche sollevate da alcuni esponenti del M5S, che hanno sottolineato i nodi ancora da sciogliere con una certa urgenza: tra questi c’è il contenzioso gravante su Anas, un debito di circa 13 miliardi complessivi di cui solo 4 in via di risoluzione e il sospetto che la fusione con Ferrovie sia stata intrapresa anche per coprire, in parte, queste somme.

Il contratto di programma è infatti uno dei tre requisiti fondamentali per l’ingresso di Anas nel gruppo Fs: a oggi, per perfezionare la fusione, manca ancora la perizia del Mef che ne escluda un impatto negativo sulla finanza pubblica.

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia, romana, classe 1985. Laureata con lode in Studi Europei presso la Sapienza di Roma, si è specializzata presso la medesima Università in Diritto parlamentare e delle Assemblee elettive. Attiva nel settore delle Relazioni istituzionali e del Public Affairs, dopo alcune esperienze formative di studio e di lavoro all’estero per organismi comunitari, dal 2013 collabora con un Gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, per il quale si occupa principalmente di monitoraggio e di drafting legislativo in materia di politiche dell’Unione europea, con particolare riguardo ai profili di adeguamento della normativa nazionale all’ordinamento comunitario. Collabora con LabParlamento dal 2017.
Maria Carla Bellomia