Politica

Il jukebox del Parlamento diviso fra Bella Ciao e la canzone del Piave

Botta e risposta fra destra e sinistra in Parlamento a suon di note musicali. E’ proprio così. In piena crisi per la pandemia a lanciare il casting per un nuovo inno nazionale sono i rappresentanti degli schieramenti di sinistra con una proposta di Legge, la numero 3035,  che chiede il riconoscimento della canzone “Bella ciao quale espressione popolare dei valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo”

Una proposta che, nonostante l’apparente pacificazione messa in campo con il governo Draghi, sostenuto dall’interno arco parlamentare, Fratelli d’Italia escluso, ha visto l’immediata risposta della Lega che ha rilanciato una proposta contenuta nel disegno di legge presentato al Senato il 29 settembre 2020 per il riconoscimento della “canzone del Piave” come patrimonio storico e artistico della Nazione. Un’iniziativa, quest’ultima, che vede come primo firmatario il senatore Gianpaolo Vallardi, Presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato. 

Ma andiamo con ordine. La nascita e la diffusione della canzone popolare “Bella ciao”, si legge nella proposta depositata alla Camera, “vengono sovente associate unicamente al periodo storico della Resistenza e del movimento partigiano contro l’oppressione nazifascista. Studi recenti hanno però dimostrato come esse, a partire dagli anni della lotta partigiana, abbracciano invece un arco temporale ben più ampio. Negli anni, la diffusione di Bella ciao è andata sempre crescendo, arrivando anche a travalicare i confini nazionali. I temi assoluti della lotta all’oppressione e del valore della democrazia hanno fatto in modo che essa diventasse un inno facilmente condivisibile da parte di diversi movimenti popolari in tutto il mondo”. 

Possiamo pertanto affermare con certezza che Bella ciao non è espressione di una singola parte politica, ma che, al contrario, tutte le forze politiche democratiche possono ugualmente riconoscersi negli ideali universali ai quali si ispira la canzone: la lotta patriottica contro ogni forma di prevaricazione e di abuso di potere; la lotta per la libertà personale e quella del proprio Paese rispetto a ogni forma di oppressione dittatoriale; la riaffermazione dell’identità nazionale attraverso il ricordo e la memo- ria civica; la difesa dei diritti e la battaglia per l’emancipazione sociale; il diritto di cittadinanza e di civile convivenza all’insegna della tolleranza e dell’uguaglianza fra i popoli”, si legge nella relazione introduttiva. 

La proposta prevede quindi il riconoscimento da parte della Repubblica della canzone “Bella ciao quale espressione popolare dei valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo. Il comma 2 dello stesso articolo stabilisce, inoltre, che la canzone Bella ciao sia eseguita, dopo l’inno nazionale, in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo”. 

Sul versante opposto, a rivendicare un altro storico cavallo di battaglia, in questo caso per la destra italiana, è la Lega Salvini Premier, che rilancia un vecchio pallino del Senatur, Umberto Bossi, all’epoca del “celodurismo leghista” e del “Roma Ladrona” oggi superato. Nel ddl presentato al senato si chiede il riconoscimento della “canzone del Piave” come patrimonio storico e artistico della Nazione e lo si fa con la premessa che “questi mesi difficili ci hanno fatto sentire più che mai un unico popolo e ci hanno fatto avvertire la necessità di rafforzare il più possibile il valore della memoria. La prima guerra mondiale può essere a ragion veduta considerata la quarta guerra d’indipendenza per aver liberato intere aree del settentrione italiano dal dominio austriaco”. 

“Alcune musiche e alcune parole hanno una particolare forza evocatrice e sono percepite da tutti gli italiani come simboli di capacità di sacrificio, resistenza e straordinario coraggio. La « canzone del Piave », chiamata anche « Leggenda del Piave », più di altre possiede questa forza evocativa, commemorativa e simbolica.

Il disegno di legge, composto da un unico articolo, suddiviso in tre commi, qualifica il brano in parola, difatti, patrimonio storico e artistico e affianca la “canzone del Piave” all’inno ufficiale di Mameli nelle commemorazioni ufficiali di feste nazionali (il 25 aprile, il 24 maggio, il 2 giugno e il 4 novembre) che celebrano eventi storici la cui portata morale, di ricordo e di ammonimento viene ulteriormente potenziata dalla loro esecuzione.

Infine, il comma 3 stabilisce, attraverso una novella alla legge 23 novembre 2012, n. 222, che le scuole di ogni ordine e grado hanno il compito di insegnarne il testo in modo che gli studenti italiani conoscano, insieme all’inno nazionale ufficiale, le ragioni storiche e ideali che hanno condotto alla sua creazione.