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Convegni. Le imprese italiane e la sfida dell’e-commerce

L’innovazione digitale decolla, ma il nostro Paese è in ritardo su tutti i fronti. Il viceministro Casero pensa a incentivi fiscali

di Marialessandra Carro

Il tema dello sviluppo del digitale rappresenta il vero tema economico del futuro. Lo ha detto il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Casero,  in apertura  del convegno “Se cresce l’ecommerce cresce tutta l’Italia – Idee e opportunità per lo sviluppo del digitale made in Italy“, presieduto da Antonio Palmieri, cofondatore dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica, che si è tenuto giovedì presso la Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati.

Casero ha aggiunto che il tema dello sviluppo del digitale rappresenta il vero tema economico del futuro. La crescita positiva dell’ecommerce mostra infatti che è in atto quella che possiamo definire come “terza rivoluzione industriale”. In questo contesto l’obiettivo delle istituzioni è quello di produrre regole adeguate a cavalcare questa innovazione e portare crescita anche nel nostro paese.

Per esemplificare quanto affermato, il viceministro ha ricordato che il nostro sistema fiscale si è sempre basato sul principio della “stabile organizzazione”. L’ecommerce ha scardinato questo punto fermo e ha mostrato la necessità di trovare nuove soluzioni. Proprio in questi giorni la commissione Bilancio della Camera sta discutendo, nell’ambito del DL Manovrina, alcuni emendamenti relativi alla web tax e alle piattaforme digitali. Il viceministro ha però auspicato un intervento statale più ampio ed organico.

Casero ha anche ricordato che, grazie all’utilizzo esclusivo della moneta elettronica, il web è estremamente controllato e può diventare uno strumento per combattere l’evasione e avere la certezza delle transazioni effettuate. Per questo ed altri motivi le realtà più tradizionali del paese andrebbero stimolate a non rimanere indietro rispetto ai cittadini, sempre più digitali e connessi. A tale proposito ha ipotizzato, in un futuro non lontano, l’erogazione di incentivi fiscali a sostegno del passaggio verso l’economia digitale per le piccole e medie imprese tradizionali.

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, è intervenuto nel dibattito ribadendo la necessità di equità fiscale tra le imprese, che potrebbe essere garantita dalla web tax, ma ha anche lanciato l’allarme sulle possibili asimmetrie competitive che potrebbero determinarsi. Una possibile soluzione sarebbe quella di favorire la crescita di piattaforme italiane.

Il presidente di Netcomm ha inoltre evidenziato, nel corso della sua relazione, 15 punti principali di scenario:

  1. l’Asia, in particolare la Cina, sta trainando lo sviluppo digitale in quanto a ricchezza prodotta;
  2. nel mondo ci sono due miliardi e mezzo di persone che si informano online;
  3. un miliardo e mezzo di persone comprano online;
  4. nei prossimi anni si prevede che 400 milioni di persone compreranno in un paese diverso da quello in cui vivono. Cambiano i flussi monetari e cambiano le regole: il commercio diventa un fattore sovranazionale e globale;
  5. il commercio digitale cresce a doppia cifra, ed è l’unico settore economico che lo fa nel mondo;
  6. in futuro il commercio fisico diventerà anch’esso digitale. Il commercio digitale sarà online e offline;
  7. nel nuovo paradigma economico le aziende innovative conquistano i clienti utilizzando le tecnologie digitali, sia online che offline;
  8. anche il retail diventerà digitale per far parte di questo nuovo paradigma e creare nuovi modelli esperienziali per il cliente;
  9. il digitale non è soltanto commercio, si passa dalla mass production alla mass customization. Ciò significa che devono cambiare le fabbriche, i processi produttivi, le filiere. L’industria 4.0 non è soltanto efficienza del machinery, ma è risposta ai bisogni del cliente finale;
  10. nel nuovo paradigma le tecnologie abilitanti sono il fattore critico di successo(Zalando, ad esempio, non si definisce una piattaforma del fashion, ma una piattaforma del tech);
  11. ideale sarebbe sviluppare anche in Italia modelli competitivi simili a quelli delle piattaforme digitali internazionali;
  12. nei prossimi 10 anni, infatti, il 40% delle merce sarà intermediato dai portali. Più che favorire il piccolo singolarmente, sarebbe più opportuno favorire l’aggregazione dei piccoli per permettergli di competere,
  13. la sorpresa di quest’anno è la crescita del compartogrocery, c’è chi ritiene che l’alimentare online sarà la prima voce di spesa nel futuro. Crescono più i prodotti che i servizi;
  14. di 100 acquisti fatti in Italia solo 22 sono fatti presso imprese italiane;
  15. La DG Connect, organo della Commissione europea per lo sviluppo del mercato digitale unico europeo, ci dice che l’Italia è in ritardo su tutti i fronti: saperi digitali, ecosistema in termini di business, tasse e finanza, digital skills e attitudine imprenditoriale.

Dopo la relazione di Roberto Liscia, Stefano Epifani, direttore Techeconomy e presidente Digital Transofmation Institute, è stato chiamato a moderare il dibattito pomeridiano.

Epifani ha subito evidenziato i rischi emergenti da un doppio canale normativo online e offline: si otterrebbe il risultato di tassare i marketplace internazionali, ma si creerebbe allo stesso tempo uno svantaggio competitivo per le aziende italiane che vogliano vendere all’estero.

Alessandro Micheli, presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio, ha richiamato l’importanza di una armonizzazione delle norme a livello europeo, quanto mai necessaria in questo campo. Ha inoltre ricordato l’impegno della sua associazione nel promuovere processi di innovazione e digitalizzazione delle imprese italiane.

Anche per Damiano Pietri, responsabile nazionale digitale Confartigianato, è necessario lavorare sull’aspetto culturale e sullo sviluppo di nuove competenze. Per fare questo, l’associazione si è impegnata nell’apertura di una rete di digital innovation hub per il Piano Industria 4.0.

Stefania Milo, presidente nazionale dei giovani imprenditori di CNA, ha invece chiesto al Viceministro Casero di ripensare agli incentivi fiscali e di preferire ai contributi “a pioggia” la defiscalizzazione degli investimenti che vengono fatti dalle aziende per l’innovazione digitale.

In conclusione, l’on. Adriana Galgano (Civici e Innovatori), membro dell’Intergruppo per l’Innovazione, ha proposto un nuovo paradigma per l’armonizzazione delle norme: piuttosto che applicare all’online le stesse regole dell’offline, appesantendo così la normativa, l’idea dell’onorevole Galgano è quella di semplificare la regolazione anche per le attività tradizionali, al fine di stimolare innovazione e investimenti, in ottica di Industria 4.0 e oltre.