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Il ministro dell’Interno Minniti propone uno  Schengen “a maglie strette”

di Eleonora Masi

C’è un solo modo per prevenire il terrorismo, nonostante la sua spontaneità, e stabilire un equilibrio fra l’esigenza di proteggere chi fugge dalla guerra e tutelare al tempo stesso il “sentimento delle popolazioni” che accolgono: lo Stato e il territorio necessitano di un rapporto stretto, ed è per questo che nel nuovo DL in materia di immigrazione più spazio è lasciato alle Regioni e ai Comuni che si occuperanno dei Centri permanenti per il rimpatrio (a sostituzione dei CIE), con la necessità primaria di snellire i tempi di attesa per l’attribuzione del diritto d’asilo.

Questo è quanto affermato il 15 febbraio dal ministro dell’Interno, Marco Minniti,  che ha svolto una lunga audizione dinnanzi al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, alla luce di due fondamentali eventi dei giorni precedenti: la firma dell’accordo fra governo italiano e libico per il contenimento del flusso dei migranti dal Nord Africa, avvenuta il 3 febbraio, e l’approvazione – lo scorso 10 febbraio – del nuovo Decreto Legge in materia di immigrazione e protezione internazionale.

Numerosi i quesiti posti dalla presidente del Comitato, Laura Ravetto (FI). Uno su tutti ha riguardato la vicenda di Anis Amri (il responsabile dell’attacco al mercatino di Natale a Berlino), considerata da molti “l’effetto collaterale della libera circolazione”.

Minniti al riguardo ha dato una risposta univoca per ciò che concerne terrorismo ed immigrazione, due fattori che è fondamentale non far equivalere: servono politiche più severe perché solo con maggiore rigidità si è capaci di migliore integrazione. A tal proposito, molto è stato già fatto in Europa come in Italia: dall’istituzione della Guardia costiera europea alla garanzia della protezione umanitaria, ma altrettanto si deve ancora fare.

Tre in particolare i meccanismi in attesa di attuazione che, secondo Minniti, aiuterebbero a gestire una miriade di dati già raccolti, ma male organizzati: il Pnr (Passenger Name Record), un registro di chi viaggia da e per l’Europa, nel rispetto della privacy; l’Etias (European Travel Information and Authorization System), che imporrebbe controlli preventivi per tutti gli arrivi nell’area Schengen, ma senza ripristinare i visti; e l’Ees (European Exit System), sistema in grado di registrare entrate e uscite dall’Ue.

Uno Schengen “a maglie strette”, ma non protezionista, perché l’isolamento – per il Ministro dell’Interno – non è una via percorribile, a differenza di quanto attualmente sostenuto da alcuni leader mondiali.