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Home Approfondimenti

Il Naufragio di Trump in Iran: cronaca di un disastro geopolitico e strategico

Redazione LabParlamento di Redazione LabParlamento
12 Maggio 2026 21:48
in Approfondimenti, Esteri
Tempo di lettura: 6 minuti
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Il Naufragio di Trump in Iran: cronaca di un disastro geopolitico e strategico
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Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani

Maggio 2026. Il bilancio dell’avventura bellica dell’amministrazione Trump in Iran non lascia spazio a interpretazioni: è un fallimento totale, perentorio e devastante. Nonostante la retorica muscolare, l’assassinio dell’Ayatollah Khamenei e il sedicente “Project Freedom”, il regime change è rimasto un miraggio neo-con, mentre la realtà sul campo parla di un’Iran resiliente e di un’economia mondiale messa in ginocchio per servire le ambizioni di potenza di Washington.

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Il Fallimento del “Project Freedom”: quando la Forza Non Basta

L’illusione che la decapitazione dei vertici religiosi avrebbe portato al collasso immediato dello Stato iraniano si è infranta contro la realtà dei fatti. Il “Project Freedom”, lanciato con la promessa di una rapida democratizzazione, si è rivelato un castello di carta strategico.

  • Resilienza dei Pasdaran: Invece di sgretolarsi, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) ha cementato il proprio controllo. L’eliminazione di Khamenei non ha creato un vuoto, ma ha compattato gli elementi più intransigenti, trasformando l’Iran in una cittadella ancora più chiusa e militarizzata.
  • Società Sofisticata: Come sottolineato dal professor Mohammad Marandi, l’Occidente ha peccato di un’arroganza coloniale nel sottovalutare la complessità della società iraniana. L’Iran non è un “castello di sabbia”, ma una struttura istituzionale e sociale capace di assorbire colpi che avrebbero distrutto nazioni meno coese.

L’Economia Mondiale in Ostaggio: il Prezzo di Hormuz

La vera natura di questo conflitto è emersa chiaramente nel momento in cui lo Stretto di Hormuz è diventato un collo di bottiglia paralizzato. Non c’è idealismo nella promozione della democrazia quando l’obiettivo reale è la riaffermazione di un’egemonia globale messa in crisi dall’ascesa di nuovi poli di potere.

I numeri di questo disastro sono implacabili:

  • Transiti Marittimi: Crollo dell’89% dei transiti nello stretto.
  • Merci Bloccate: Circa 1.000 navi ferme nel Golfo Persico, con un valore di merci congelate pari a 23,7 miliardi di dollari.
  • Shock Energetico: Il Brent è balzato oltre gli 82 dollari al barile, mentre il gas TTF ha subito un’impennata del 25%.
  • Costi per l’Italia: Un rincaro stimato in circa 585 euro a famiglia annui per gas e luce, a causa della perdita delle forniture di GNL dal Qatar (che copriva il 25% del fabbisogno nazionale).

Un Fallimento di Intelligence e Strategia

Siamo di fronte a un fallimento dell’intelligence paragonabile, se non superiore, a quello delle armi di distruzione di massa in Iraq nel 2003. La previsione di un collasso rapido è stata smentita da una resilienza iraniana pianificata per decenni.

  • Costo della Guerra: Washington ha già bruciato 29 miliardi di dollari (secondo le ultime stime di maggio 2026) in un conflitto che non ha portato a una singola concessione diplomatica o territoriale significativa.
  • Crisi della Destra Globale: Quella che doveva essere la vittoria definitiva dell’unilateralismo trumpiano si è trasformata in una crisi sistemica che isola gli Stati Uniti anche dai loro alleati storici, terrorizzati dall’instabilità economica permanente.

Lezioni dalla Storia: l’Eterno Ritorno dell’Errore

La storia sembra essere un libro che Washington si rifiuta di leggere. Già nel 1953, con l’Operazione Ajax contro Mossadeq, gli USA avevano seminato i semi dell’antiamericanismo radicale in Iran. Oggi, nel 2026, l’illusione di poter “esportare la libertà” con i droni ha prodotto lo stesso identico risultato: il rafforzamento dell’apparato repressivo e la sofferenza della popolazione civile.

Il Tramonto dell’Egemonia

La gestione del conflitto in Iran da parte dell’amministrazione Trump non è stata una mossa tattica sbagliata, ma il canto del cigno di un modo di intendere la geopolitica ormai superato. Il tentativo di riaffermare il potere globale attraverso il caos ha ottenuto l’effetto opposto: ha dimostrato che gli Stati Uniti possono ancora distruggere, ma non sono più in grado di costruire o gestire l’ordine che dicono di voler proteggere. L’Iran resta in piedi; l’economia mondiale, invece, vacilla pericolosamente.

Professor Marandi details Iran’s military preparedness and war outlook Questo video offre una prospettiva diretta sulla determinazione militare dell’Iran e sulla loro strategia di difesa a lungo termine, elementi chiave per comprendere il fallimento della pressione americana.

Questa deriva egemonica non è che l’ultimo rantolo di una superpotenza che, incapace di accettare il tramonto del proprio secolo, preferisce incendiare il mondo piuttosto che rinegoziare il proprio ruolo. L’aggressione all’Iran, mascherata da crociata morale, ha definitivamente squarciato il velo dell’ipocrisia americana: Washington non agisce più come garante di un ordine internazionale, ma come un attore mosso da un narcisismo geopolitico che confonde i propri interessi elettorali e petroliferi con il bene comune. È l’estremizzazione di una volontà di dominio che si nutre di caos, un bullismo di Stato che ha trasformato il Golfo Persico in un laboratorio di distruzione economica. Commettere un errore di tale portata nel 2026, ignorando le lezioni sanguinose del Vietnam e dell’Iraq, non è solo incompetenza strategica, è una colpa storica imperdonabile. L’amministrazione Trump ha scommesso sulla fragilità di una nazione millenaria, convinta che un tweet e un omicidio mirato potessero piegare una struttura di potere complessa come quella iraniana, dimostrando una cecità culturale imbarazzante. Invece di indebolire l’avversario, lo ha reso l’unico baluardo di stabilità in una regione che oggi guarda alla Cina e alla Russia come partner più affidabili di una nazione che rompe trattati e blocca rotte commerciali per puro capriccio di potenza. I 29 miliardi di dollari sprecati in questa folle impresa sono il monumento funebre a una dottrina che non sa più dialogare, ma solo minacciare, mentre il resto del pianeta paga il conto salato di un’inflazione energetica indotta artificialmente da una Casa Bianca sempre più isolata. Il regime dei pasdaran, lungi dall’essere abbattuto, ringrazia paradossalmente il nemico per avergli fornito l’ennesima prova di resistenza, mentre il mondo intero assiste alla decomposizione del prestigio statunitense, ridotto ormai a una forza cinetica priva di direzione morale, capace solo di generare macerie e risentimento nel disperato tentativo di riaffermare un primato che la storia ha già iniziato a archiviare.

Non resta che sperare o puntare le ultime carte del mondo sul Vecchio Continente che dal baratro della sua disunione militare e politica, risalga una china faticosa ma possibile perché l’Europa diventi faro di libertà, splendore e forza in un mondo che ha perduto i suoi capisaldi umani e strategici. 

ll dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche. 

Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG (Notizie Geopolitiche).

Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’AMI (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. 

Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani“.

FB: https://www.facebook.com/yarilepre.marrani/?locale=zh_CN

Tags: Iranmediorientetrump
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