Inizia l’era dei dazi per l’Unione Europea. Dal prossimo 7 agosto, infatti, decorre l’accordo siglato tra la Presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen e il Presidente degli Usa, Donald Trump che prevede dazi al 15% (10% per il Regno Unito). “I nuovi dazi statunitensi riflettono i primi risultati dell’accordo Ue-Usa, in particolare il tetto massimo del 15% sui dazi all-inclusive. Questo rafforza la stabilità delle imprese europee e la fiducia nell’economia transatlantica“. Lo scrive su X il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, dopo l’annuncio da parte di Donald Trump. “Gli esportatori dell’Ue beneficiano ora di una posizione più competitiva. Il lavoro continua“.
Ma a chi gioveranno i dazi ancora è da capire, forse solo al governo guidato da Trump. Apple, ad esempio, ha quantificato l’impatto delle tariffe in 1 miliardo di dollari. La Casa Bianca, scrive il Corriere della Sera, intende riequilibrare la bilancia commerciale: nel 2024 gli Stati Uniti hanno importato dall’estero merci per 3.296 miliardi di dollari e ne hanno vendute per 2.084 miliardi, con un disavanzo di 1.212 miliardi. Rendendo più costosi i beni stranieri, i dazi dovrebbero incentivare la produzione americana. Trump vuole così aumentare i posti di lavoro nella manifattura che in 50 anni è scesa dal 24 all’8% dell’occupazione totale negli Usa.
Dunque, chi pagherà il conto? Sempre dalle pagine del Corriere della Sera, si apprende che I dazi si riscuotono alla dogana, quando la merce arriva negli Usa. L’azienda produttrice potrebbe decidere di assorbire il dazio, accettando di sacrificare i suoi profitti, se teme che un aumento dei prezzi scoprirebbe il fianco alla concorrenza locale o di altri Paesi. All’opposto, qualora un’impresa consideri il suo prodotto insostituibile o i suoi clienti «insensibili» al prezzo, può mantenere i prezzi invariati e scaricare il maggior costo su importatori e consumatori. È probabile che gran parte delle imprese europee opti per una soluzione intermedia, distribuendo in misura variabile l’aggravio con il distributore e il cliente.
Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che i dazi, avranno un impatto sul Pil italiano dello 0,5% nel 2026, secondo le previsioni, seguito da un graduale recupero che porterà il livello a riallinearsi allo scenario base entro il 2029 in coerenza con le stime fornite dal documento di finanza pubblica. “Il governo, quando ha predisposto nella scorsa primavera le previsioni macroeconomiche, ha fatto delle previsioni potenziali” e “ha previsto per quest’anno una crescita dello 0,6% del Pil, che noi ribadiamo oggi in termini di previsione”, ha aggiunto Giorgetti.
La web tax, ha osservato il ministro, “non è contenuta negli accordi che hanno fatto in Scozia e già quando è stata introdotta ha creato un po’ di contenzioso. Noi valuteremo, abbiamo delle ipotesi sul tavolo da proporre, ma questa è una questione che non è definita e non è stata definita in sede europea. I dati Istat vanno letti con attenzione. Con riferimento all’export, contrariamente a quanto si pensa, nel confronto tra il primo semestre 2025 e 2024, le esportazioni verso gli Usa sono incrementate di circa l’8% nel I trimestre, nonostante questa situazione. Quello che va male sono le esportazioni verso l’Asia e soprattutto verso la Cina, con un peggioramento dell’11% rispetto all’analogo semestre dell’anno prima“, ha evidenziato, rispondendo ad una interrogazione sulla sostenibilità dell’accordo sui dazi.






















