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Andrea Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio

Ritirato il testo base. Si allungano i tempi: impossibile rispettare la data del 29 maggio

di Giacomo Di Stefano

Ritirato il testo base sulla nuova legge elettorale presentato da Andrea Mazziotti. È arrivato infatti l’atteso stop della Commissione Affari Costituzionali della Camera al testo presentato dal relatore di Civici e Innovatori. Ma senza la sua bocciatura e la sostituzione, pure attesa, del relatore con il subentro del dem Emanuele Fiano.

Tutto da rifare dunque. Sarà un Ufficio di Presidenza a discutere i tempi e i modi con cui riprendere la discussione. E una (quasi) certezza: portare in Aula un testo entro il 29 maggio sarà impossibile.

“S’era capito sin da subito che il testo non sarebbe passato, in primis da parte di AP che con Maurizio Lupi ha chiesto il rinvio del voto – confida Tancredi Turco (Gruppo Misto) a LabParlamento – il futuro di Mazziotti? È stato un arbitro superpartes, sul fatto che venga sostituito non ci metto la mano sul fuoco”.

La proposta di Mazziotti era stata depositata giovedì scorso con l’intento, dichiarato, di semplificare un quadro con oltre trenta proposte di legge. Una soluzione “minimalista” che prevedeva l’estensione al Senato dell’Italicum ritoccato dalla Consulta: dunque un proporzionale con 50 collegi plurinominali, lo sbarramento al 3% e un premio di maggioranza per chi, tra le liste, raggiungesse il 40%. Proposta gradita a Forza Italia, Movimento Cinque Stelle, alfaniani e centristi vari.

Una soluzione che aveva visto la forte contrarietà del Partito Democratico, convinto che il testo base ideale sarebbe un Mattarellum corretto, con 50% di deputati eletti in collegi uninominali e 50% con liste proporzionali. Un’opzione che potrebbe contare sull’apporto di Lega, ALA e Svp. Ma che, soprattutto, potrebbe far affidamento sui numeri, con adesioni che potrebbero arrivare a 26 sui 49 membri totali della Commissione Affari Costituzionali.