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WEF 2018: tanti buoni propositi, saranno sufficienti?

Photo credits: AFP/Getty Images

A Davos ambiente e innovazione tecnologica al centro del dibattito

di Maria Carla Bellomia

Si concludono oggi, con l’intervento, atteso nel primo pomeriggio, del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, i lavori del World Economic Forum (WEF) 2018, l’incontro annuale tra i big della politica, del mondo economico e dell’industria internazionale. Ogni 12 mesi, difatti, le principali personalità di questi settori si danno appuntamento nella cittadina svizzera di Davos per discutere delle principali sfide mondiali che la società sarà chiamata ad affrontare nel futuro.

Particolarmente ricca l’agenda di quest’anno, giunta alla sua 48^ edizione, che non si è limitata ad affrontare solo i temi strettamente economici, dimostrando una certa sensibilità nel dedicare ampio spazio, nel corso degli oltre 400 panel in cui è articolato il Forum, alle questioni ambientali.

Non c’è quindi da sorprendersi se tra le preoccupazioni che maggiormente affliggono gli esperti e i protagonisti dell’economia internazionale un posto di primo piano lo occupino proprio le questioni ecologico-ambientali, percepite come un fattore di rischio per il mondo globalizzato, da tenere in seria considerazione. Tra gli argomenti di discussione della cinque giorni di Davos hanno quindi trovato posto i cambiamenti climatici, i disastri naturali, la perdita di biodiversità, tutti fattori che stanno contribuendo a modificare le strategie aziendali di risk management e le politiche pubbliche e private delle più importanti Istituzioni mondiali.

Su questo tema si sono soffermati, oltre alla cancelliera Angela Merkel – “il protezionismo non è una buona soluzione ai problemi globali” – e al presidente francese Macron, anche il primo ministro Narendra Modi e i rappresentanti del mondo indiano che hanno posto la crisi ambientale al centro dei propri interventi.

Per l’Italia hanno invece preso parte alla rassegna, oltre a manager e imprenditori, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che hanno posto l’accento sul tema del lavoro e sui rischi che l’innovazione tecnologica può rappresentare per la qualità della stessa occupazione, spesso precaria.

D’altra parte, le preoccupazioni a sfondo ambientalista sono state anticipate dalla presentazione a cura del WEF del Global Risks Report 2018, in cui viene confermata la percezione di una crescente minaccia per il 2018 proveniente, oltre che degli attacchi informatici e degli atti di terrorismo, dai rischi ecologici.

Anche la cybersecurity ha avuto un ruolo di primo piano nei dibattiti tra esperti,  insieme alle crescenti diseguaglianze economiche del mondo globalizzato. Come denunciato dal Presidente di Marsh Global Risk & Digital, John Drzik, sarebbero ancora troppo poche le risorse investite nella sicurezza informatica – solo un terzo delle aziende internazionali sarebbe in grado di mettere in atto una strategia per prevenire un’incursione hacker – a fronte di un atteso aumento degli attacchi informatici, sempre più sofisticati, e delle ricadute economiche degli stessi sui settori maggiormente strategici dell’economia globale.

Saranno sufficienti i buoni propositi emersi nel corso del Forum a imporre nell’agenda politica internazionale dei big di Governo e del mondo industriale, per gli anni a venire, i temi ambientali? In seguito all’annuncio di Trump sul mancato rispetto degli impegni assunti dagli Usa con gli Accordi di Parigi, è lecito porsi qualche dubbio.

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia, romana, classe 1985. Laureata con lode in Studi Europei presso la Sapienza di Roma, si è specializzata presso la medesima Università in Diritto parlamentare e delle Assemblee elettive. Attiva nel settore delle Relazioni istituzionali e del Public Affairs, dopo alcune esperienze formative di studio e di lavoro all’estero per organismi comunitari, dal 2013 collabora con un Gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, per il quale si occupa principalmente di monitoraggio e di drafting legislativo in materia di politiche dell’Unione europea, con particolare riguardo ai profili di adeguamento della normativa nazionale all’ordinamento comunitario. Collabora con LabParlamento dal 2017.
Maria Carla Bellomia

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