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Voto in Umbria: tante partite su un unico tavolo

Palazzo Cesaroni (Perugia), sede del Consiglio Regionale dell'Umbria

Le elezioni regionali di domenica saranno cariche di significato. Chi conquisterà la Regione? Quali conseguenze ci saranno per il Governo in carica? Il centrodestra punta a misurare la sua forza o a regolare i ‘pesi’ interni? E tra Di Maio, Zingaretti e Renzi chi la spunterà?

di Stefano Bruni

Sarà la verde Umbria il primo vero terreno di scontro elettorale tra la nuova maggioranza di Governo e il centro destra appena riunito.

La piccola regione del centro Italia, impegnata nel rinnovo del Presidente regionale e del Consiglio, sarà dunque un po’ come è l’Ohio per le elezioni presidenziali in America.

Domenica, non si deciderà infatti solo chi guiderà la regione nei prossimi anni, ma si giocheranno tante partite su uno stesso tavolo.

Procediamo con ordine.

Il primo dato sarà quello che riguarda il Governo della Regione e, per ora, anche se dal 1970 alla guida dell’Umbria c’è sempre stato prima il Pci e poi il centrosinistra, in vista del prossimo voto di domenica 27 ottobre, è il centrodestra il grande favorito.

Stando ai sondaggi resi noti prima dello stop alla loro pubblicazione, infatti, Donatella Tesei, candidata del Trio Berlusconi, Meloni, Salvini, parte nettamente favorita.

Ma la politica è imprevedibile e la senatrice dovrà ben guardarsi dal tentativo di rimonta di Vincenzo Bianconi e dai voti che potrebbero essere intercettati da Claudio Ricci, candidato nel 2015 dal centrodestra e oggi in corsa sostenuto da tre liste civiche.

L’altro dato lo ha evidenziato Salvini che, forte del successo della manifestazione di San Giovanni a Roma e dei positivi sondaggi, considera quella umbra una partita che “è anche test nazionale. Primo voto dopo l’assurda alleanza Pd-5Stelle. In Umbria si vota prima perché i 5Stelle hanno fatto arrestare la giunta Pd. Ora sono insieme nella scheda elettorale… vedremo”, ha dichiarato l’ex Ministro dell’Interno.

Secondo alcuni addirittura il contraccolpo di una sconfitta dell’alleanza Giallo – rossa potrebbe far tremare i palazzi e le poltrone romane. Ma forse questo è troppo. Più probabile invece che i sostenitori dell’alleanza PD M5s tengano conto dei risultati che verranno fuori per decidere come affrontare le prossime regionali in Calabria e in Emilia – Romagna.

Al netto delle alleanze, bisognerà poi capire il livello di “gradimento” verso i vari partiti, sapendo che alle recenti elezioni europee la lista più votata, con il 38,18%, è stata quella della Lega, che ha staccato di molto il Partito Democratico (il quale si è fermato al 23,98%) e il Movimento 5 Stelle, che non è andato oltre il 14,63%.

Alle politiche del 2018 era stato il centrodestra a fare da padrone in Regione con il 36,78%. Il Movimento 5 Stelle aveva ottenuto un 27,53%, di poco sopra la coalizione di centrosinistra, arrivata al 27,51%.

Il cambiamento, in positivo o in negativo, di questi numeri non sarà senza conseguenze.

I risultati serviranno infatti anche per calibrare i “pesi” all’interno delle coalizioni e dei singoli partiti, stanti le recenti “scissioni”.

Questo avverrà sia sul fronte del centrodestra che sul Fronte PD – M5S.

Sarà una destra-centro a trazione assolutamente Salvini, come sembrerebbe al momento? Oppure una coalizione con una Meloni sempre più protagonista vista che nei sondaggi Fratelli d’Italia ha superato Forza Italia?

E Berlusconi, starà a guardare oppure tirerà fuori qualche asso nella manica all’ultimo momento come è solito fare?

Sul fronte PD invece? Probabilmente Renzi, poco attivo in questa campagna elettorale, vorrà “contarsi” e dare il definitivo colpo di grazia all’attuale Segretario del PD, Nicola Zingaretti.

Di Maio, che sente sempre più cedere il terreno sotto i suoi piedi, cerca di correre ai ripari: “Stiamo lavorando in queste ore per un evento in Umbria con tutti i rappresentanti di questa coalizione di governo, per spiegare la manovra”.

Ma chissà se manovra e decreto sisma (appena approvato) saranno sufficienti a contrastare il “terremoto politico “ che si prepara dietro l’angolo…

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni