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Vittime del dovere: più fondi per i servitori dello Stato

Incardinati, nella Commissione Affari Costituzionali del Senato, due Disegni di legge che hanno come obiettivo comune quello di attribuire maggiori tutele a questa particolare categoria, considerata troppo penalizzata

di Ester Catucci

Gli omicidi dei poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, consumatisi il 4 ottobre a Trieste hanno nuovamente scosso l’opinione pubblica e il mondo politico dopo che, quest’estate, il vice brigadiere Mario Cerciello Rega era stato accoltellato a morte, nelle strade di Roma, mentre prestava servizio notturno.

I due casi di cronaca recente sono, però, soltanto la punta di un iceberg di un fenomeno che dal 1961 all’aprile del 2019 ha coinvolto ben 3777 soggetti, “vittime del dovere” che hanno perso la vita o sono state costrette a invalidità permanente, come si evince dall’apposita sezione del sito del Ministero dell’Interno. Un numero elevatissimo, eppure non esaustivo dal momento che la tabella riporta solo i dati di coloro che hanno diritto ai sussidi economici previsti dalla legge e per i quali le famiglie abbiano fatto esplicita richiesta.

Se si può essere tutti concordi nell’affermare che le tutele per gli uomini in divisa siano ancora troppo poche, così come i fondi stanziati per l’esercizio dell’attività, la politica sembra aver compiuto un primo passo con l’inizio dell’iter, in Commissione Affari Costituzionali al Senato, di due Disegni di legge che mirano a risolvere l’annosa questione dell’equiparazione tra “vittime del dovere” da un lato e “vittime del terrorismo” e “della criminalità organizzata” dall’altro.

Secondo l’attuale normativa, infatti, sussiste una notevole disparità per quanto riguarda le misure di ristoro ai familiari, i benefici di carattere pensionistico-previdenziale, il riadeguamento dell’assegno vitalizio e la corretta applicazione agli invalidi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 181 del 2009, tutte lacune che il Ddl in questione si propone di colmare, oltre ad istituire, il 2 giugno di ogni anno, la giornata nazionale in memoria delle “vittime del dovere”, in occasione della quale le amministrazioni pubbliche avranno la facoltà di organizzare e promuovere iniziative per commemorare gli appartenenti alle Forze dell’ordine o alla magistratura che abbiano perso la vita adempiendo al loro dovere.

In realtà, l’intento originario del legislatore non era certo quello di creare delle distinzioni fra le varie vittime, dal momento che la categoria delle “vittime del dovere” (Regio Decreto Legge 261/1921), in un primo momento, venne semplicemente affiancata da quella delle “vittime del terrorismo” e delle “vittime della criminalità organizzata”. Con il passare del tempo, però, si è assistito a un sorpasso in termini di tutele, tanto che già nel dicembre 2008, era stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un Tavolo tecnico, allo scopo di portare a compimento entro il 2010 il processo di equiparazione delle vittime. Questo processo non ottenne però i risultati sperati.

Per questo, il Ddl S. 876, a prima firma del pentastellato Gianmarco Corbetta, che propone di “estendere a partire dal primo gennaio 2019 le norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice alle vittime del dovere e ai loro familiari superstiti”, potrebbe costituire un tassello importante e dare una risposta all’ingiusta sperequazione basata sul paradosso di leggi diverse in relazione alle diverse modalità con le quali si è consumato il sacrificio della vittima.

Accanto a questo provvedimento, è stato incardinato anche il Disegno di legge S. 971, presentato dalla leghista Simona Pergreffi, che intende garantire una tutela assicurativa e legale ai consulenti dei tribunali e ai curatori fallimentari vittime di episodi di violenza durante lo svolgimento delle funzioni attribuite loro dagli organi giudiziari estendendo anche a loro le misure previste per le “vittime del dovere” qualora, in attività di servizio o durante l’espletamento delle funzioni, siano deceduti, abbiano subito un’invalidità permanente o abbiano contratto infermità invalidanti o alle quali consegua la perdita della vita.