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Twitter, al via l’operazione «verità» per rimuovere i contenuti manipolati

Il prossimo 5 marzo la piattaforma introdurrà un’etichetta per evidenziare foto, video e contenuti mendaci postati unicamente per ingannare gli utenti. Intanto anche sul fronte Coronavirus il Ministero della Salute sancisce l’alleanza con Twitter per contrastare la disinformazione sanitaria online

di Alessandro Alongi

Nessun diritto di asilo a deepfake e ai contenuti rimaneggiati su Twitter e, almeno stando alle intenzioni di quanto recentemente dichiarato dal quartier generale dell’uccellino web più famoso del mondo, questa volta non si faranno sconti a nessuno. Nella sede californiana della creatura di Jack Dorsey è tutto pronto per il battesimo del sistema di verifica e segnalazione dei contenuti fake che, ormai a tonnellate, invadono tutte le piattaforme social.

«Sappiamo che alcuni tweet includono foto o video manipolati che possono causare danni alle persone. Oggi stiamo introducendo una nuova regola e un’etichetta per affrontare questo problema, offrendo agli utenti maggiore contesto intorno a questi tweet» ha dichiarato il “Twitter Safety”, il centro di sicurezza informatico della celebre piattaforma di microblogging. Il prossimo 5 marzo, dunque, gli utenti potranno immediatamente rendersi conto se la notizia, la foto o il video che stanno guardando è una bufala o rappresenta la verità. Se i falsi contenuti, invece, saranno sediziosi, inciteranno alla violenza, se minacceranno l’incolumità di una persona o di un gruppo, la loro privacy e la libertà d’espressione, o, ancora, se saranno strumento di stalking, allora saranno eliminati per sempre. Per loro non ci sarà stigmatizzazione che tenga, cartellino rosso al primo fallo.

L’alert formato etichetta di Twitter segue, a pochi giorni di distanza, quanto già messo in pratica da YouTube e Facebook, ovvero l’introduzione di nuove policy che bandiscono ogni forma di contenuto manipolato dalle proprie pagine.

Vita dura, dunque, per le bufale online. Anche sul fronte Covid-19 (il nuovo nome del temuto Coronavirus), le fake news iniziano a farsi “virali” e, anche stavolta, le istituzioni si rivolgono ai giganti del web per contrastare il fenomeno della corretta informazione medico-scientifica su Internet. È di qualche giorno fa la notizia dell’accordo concluso tra il Ministero della Salute e Twitter finalizzato proprio a contrastare la diffusione di fandonie digitali sull’epidemia cinese, falsità che possono creare allarmismi ingiustificati nella popolazione Il Dicastero, guidato da Roberto Speranza, sta dialogando anche con Google che ha adottato, a livello globale, una iniziativa analoga con WHO.

Ma sino a che punto, domani, l’odierna “collaborazione” richiesta dalle istituzioni a questi colossi privati non si trasformerà in un “obbligo” di sorveglianza, potendo bene assumere questa i connotati della censura privata su cosa sia lecito e cosa no sul web? E se queste iniziative fossero solo i semi germinali della presa d’atto, da parte dei poteri pubblici, di un’impotenza nel far fronte alle problematiche del web e, quindi, la necessità di delegare ai soggetti privati l’amministrazione della giustizia?

In attesa di risposte etiche all’altezza della spinosa questione, rimane sempre attuale l’ammonimento di Winston Churchill che, seppur datato, sembra scritto per i giorni nostri: una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi i pantaloni.

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.