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Tre settimane, quattro decreti-legge e un disegno di legge costituzionale.

di Francesco Scolaro

Camera e Senato dovranno lavorare a pieno ritmo se vorranno evitare la decadenza di importanti decreti-legge e permettere contestualmente l’approvazione in prima lettura (al Senato) del disegno di legge di riforma della Costituzione.

I decreti legge in scadenza prima di settembre sono ben quattro: il DL Cultura (entro il 30 luglio), il DL Competitività (in scadenza il 23 agosto), il DL Semplificazione P.A. (come il Competitività, in scadenza il 23 agosto) e il DL Carceri (termine ultimo il 26 agosto).

Per completare l’iter parlamentare di quattro decreti-legge, tre settimane (cioè quanto resta prima della pausa estiva) sarebbero state ampiamente sufficienti, se non fosse che l’Aula di Palazzo Madama è “occupata” in questi giorni dall’esame del testo di riforma costituzionale e, più precisamente, dai 7850 emendamenti presentati al testo licenziato dalla Commissione Affari costituzionali.

La riforma della Costituzione è una priorità per il Governo Renzi. Il voto finale del Senato sarebbe dovuto arrivare già da tempo: il Presidente del Consiglio avrebbe voluto inaugurare il Semestre di presidenza italiana in Europa (1° luglio 2014) con questo traguardo centrato, poi la data buona per il varo in Senato era diventata prima quella del 16 luglio (in tempo per la riunione del Consiglio europeo), poi quella del 23 luglio. Il nuovo obiettivo temporale individuato da Renzi e dal Ministro delle Riforme Boschi è quello del 31 luglio, ma il contesto politico (e l’ingorgo parlamentare) è tale che anche incassare l’OK del Senato prima della pausa estiva sarebbe comunque considerato un buon risultato. Tuttavia, se l’approvazione ad agosto fosse messa in forte dubbio dall’eventuale ostruzionismo delle opposizioni, allora il Governo – tramite l’azione dei Gruppi parlamentari della maggioranza, in particolare del PD – potrebbe optare per una scelta distensiva, rinviando il finale della partita a settembre, portando avanti in parallelo la fase di studio con il M5S sulla legge elettorale e, soprattutto, risparmiando una scomoda esposizione al Presidente Grasso.

In questa fase particolarmente convulsa, un ruolo preminente verrà infatti ricoperto dal Presidente del Senato che avrà l’onore (in questo caso, soprattutto l’onere) di gestire la situazione, valutare tutte le alternative e decidere, Regolamento alla mano. La Legislatura è ancora molto lunga e da qualche tempo a questa parte il Governo sembra aver preso maggiore coscienza del fatto che l’esigenza di fare presto le riforme potrebbe scontrarsi con la necessità di farle al meglio e che in questa Legislatura, tutte le riforme e tutti i provvedimenti avranno inevitabilmente bisogno della collaborazione e del sostegno dell’attuale Senato. Perché è vero che il nuovo dettato costituzionale progettato dal Governo esclude il futuro Senato delle Autonomie dal rapporto fiduciario con il Governo e lo priva della titolarità dell’indirizzo politico, ma il bicameralismo perfetto non è ancora solo un ricordo.

 

Francesco Scolaro

Francesco Scolaro

Francesco Scolaro è nato a Policoro nel 1982. Laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali, con un master di secondo livello in “Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale”, presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Nel 2010 ha svolto un tirocinio presso la Camera dei Deputati, all’interno del Dipartimento Internazionale del gruppo parlamentare del Partito Democratico. Nel 2011 ha svolto un tirocinio presso il Senato della Repubblica, collaborando con la Commissione Permanente 10ª (Industria, commercio, turismo). Da marzo 2012 a settembre 2013 è Analyst presso la società di public affairs Cattaneo Zanetto & Co. Nel settembre 2013 entra nel team di Adl Consulting come Senior Advisor di affari istituzionali, attualmente è Head of Public Affairs & Policy Analysis. Scrive per LabParlamento dal 2014
Francesco Scolaro