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Terrorismo, ieri e oggi. Ma anche altro: Gentiloni parla agli italiani

È la prima volta dopo tanti attentati. E non sfuggono le attualità del momento, anche nazionali

di Stefano Delli Colli

“Agli italiani assicuro l’impegno totale delle forze di sicurezza. Al Viminale si riunirà tra poco il Comitato di analisi strategica antiterrorismo. Sapete di poter contare sulla dedizione e la professionalità dei nostri apparati per assicurare lo svolgimento degli eventi internazionali certo, ma anche per presidiare il territorio e ridurre i rischi che dobbiamo tutti fronteggiare“.

La dichiarazione resa alla stampa dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni dopo l’ennesimo attacco suicida dell’Isis a Manchester, è la prima del genere con questa formalità. E non può non sfuggire che avviene in un momento particolarmente delicato. Nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci; quasi contemporaneamente alle parole molto forti del Capo dello Stato, a Palermo, nell’aula bunker del maxi-processo alla mafia; a poche ore dall’arrivo del presidente Usa, Donald Trump, nella capitale e a ridosso dell’avvio, il 26 maggio, del G7 di Taormina.

Se è vero com’è vero che il terrorismo non conosce confini di epoche, dato che il suo risultato è comunque quello di privare della vita degli innocenti, è però altrettanto vero che per noi, per il nostro Paese, la memoria del passato, la delicatezza del presente sociale e politico presentano un legame inscindibile. Ecco, allora, che il richiamo del premier non può restare catalogato come la scontata dichiarazione motivata soltanto dalla contemporaneità degli eventi.

Le attualità di cui discerniamo in queste ore, in questi giorni, parlano di ripetute, ormai sempre più incomprensibili alchimie di un dibattito politico colpevolmente e drammaticamente avulso dalla realtà. Mentre si prospettano settimane di confronti nell’ottica, forse, di una ennesima prova di chiamata anticipata alle urne in autunno, nel bel mezzo di quello che, lo sanno tutti, è il periodo più complicato per le vicissitudini economiche nazionali. Per di più senza notizie certe, almeno per ora, sulla possibilità o meno di avere come risultato quello di un Governo forte e pienamente legittimato, in tempi rapidi per affrontarle. Dulcis in fundo, con gli interrogativi principali (populismi europei vari, elezioni francesi) ormai alle spalle e l’Italia tornata al centro delle attenzioni dell’opinione pubblica e delle dinamiche dei mercati internazionali.

Insomma, Gentiloni, da persona accorta e misurata qual è, tra le righe – oggi –  ha provato a mettere tutti sull’avviso. Dentro e fuori il proprio partito. Il crinale è pericoloso. Serve intelligente, costruttiva, solidale creatività di intenti. No alle avventure senza strada di ritorno.