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La “rincorsa” tra fonti fossili e rinnovabili. Considerazioni sul Catalogo del Minambiente

di Michele Governatori

C’è un insieme vastissimo di voci di spesa dello Stato centrale e degli Enti locali che non rientra nelle pur diverse definizioni di welfare, e che pure serve a facilitare la vita di miriadi di beneficiari. È il mondo dei sussidi alla produzione o al consumo di beni, nella forma di trasferimenti diretti oppure di facilitazioni d’imposta, inclusa la parafiscalità delle bollette dell’energia che da sola vale un ordine di grandezza di 10 miliardi di euro l’anno.

Un mondo misconosciuto, forse anche a causa dell’eterogeneità delle voci, e che pure vale circa il 10% dell’intera spesa pubblica, se si include l’erosione fiscale (cioè i sussidi nella forma di facilitazioni d’imposta).

È stato pubblicato nei giorni scorsi dal Ministero dell’Ambiente un catalogo dei sussidi pubblici, classificati rispetto alla loro interazione favorevole o dannosa con l’ambiente. Un documento estremamente importante, in termini di conoscenza sia della nostra politica economica tout court che di quella ambientale.

Dal primo punto di vista, questo catalogo si aggiunge al lavoro dello studio della Commissione Ceriani del 2011 e di Giavazzi del 2012. Studi peraltro non sovrapponibili, perché con ambiti di analisi almeno in parte diversi. Nel caso del catalogo del Ministero dell’Ambiente, ciò che vi è incluso sono i trasferimenti del Governo centrale, esclusi quelli di competenza diretta del Ministero dello Sviluppo Economico, e il sistema, o almeno la sua gran parte, della parafiscalità delle bollette energetiche. Non sono inclusi invece i trasferimenti degli Enti locali (stesso ordine di grandezza di quelli centrali secondo altri studi) e i Piani Operativi nazionali e regionali finanziati dai Fondi strutturali Ue.

Questo un numero di estrema sintesi del catalogo: i sussidi dannosi all’ambiente, tra gli ambiti oggetto dello studio, ammontano secondo il Ministero a oltre 16 miliardi di euro l’anno, quasi tutti spese fiscali. Una cifra superiore, anche se di non molto, a quella dei sussidi ambientalmente favorevoli.

Ci sono casi in cui l’indifendibilità di alcuni sussidi emerge dalla palese contraddizione rispetto agli obiettivi di altri sovvenzionamenti. I sussidi alle fonti energetiche fossili, per esempio, servono a rafforzare produzioni la cui riduzione è obiettivo dei sussidi alle fonti rinnovabili. Ora, è facile dimostrare che la penetrazione delle rinnovabili è resa più difficile dagli aiuti alle fonti fossili, i quali quindi rendono di fatto necessari maggiori sussidi alle fonti rinnovabili, generando un assurdo circolo vizioso.

Eliminare i sussidi alle fossili (il Minambiente quantifica in oltre 11 mld/a i sussidi dannosi all’ambiente su prodotti energetici, sostanzialmente agevolazioni fiscali al consumo di fonti fossili) peraltro è quanto l’Italia si è già impegnata a fare entro il 2025 in occasione del G7 del 2016, e quanto auspicano Ocse, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.

Link utili:

Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dannosi, Ministero dell’Ambiente, 2016

Rapporto Giavazzi: analisi e raccomandazioni sui contributi pubblici alle imprese, 2012