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“Sono tutti garantisti ma poi all’atto pratico…” L’intervista a Carlo Nordio

Foto di Maurizio Riccardi (AgrPress)

“Non è questione di aumentare le pene – che secondo me andrebbero invece ridotte in modo più ragionevole – o ridurre le garanzie: bisogna pensare piuttosto a come dare esecuzione ad una sentenza”

di Simone Santucci

Come si difendono le garanzie all’epoca dei populismi?

In questi ultimi tempi gli indirizzi sulle riforme giudiziarie sono stati più verso il giustizialismo che verso il garantismo. Lo si è visto nel decreto anti-corruzione e sulla proposta di eliminare il rito abbreviato per i reati che prevedono l’ergastolo. Intendiamoci: è giustificata la necessità di ricondurre la pena alla sue effettività perché una pena gridata e non eseguita discredita lo Stato. Ma invece di concentrarci sulle leggi che restano sulla carta bisognerebbe concentrarci sulla esecutività della pena dal momento in cui, passata in giudicato, si è affermata la colpevolezza del presunto innocente. Ma il nostro legislatore pare andare in un senso opposto: privilegia gli inasprimenti delle pene, la riduzione delle garanzie, privilegia – cosa assurda – questi sequestri preventivi indipendentemente da una sentenza. Mentre trascura l’aspetto fondamentale rappresentato dall’esecuzione della sentenza. Non è questione di aumentare le pene – che secondo me andrebbero invece ridotte in modo più ragionevole – o ridurre le garanzie: bisogna pensare piuttosto a come dare esecuzione ad una sentenza.

Un tempo sembrava che fossero gli ordinamenti sovranazionali a mettere in crisi le garanzie individuali e invece con i fenomeni sovranisti si è dimostrato il contrario. Come si difende lo stato di diritto?

Purtroppo gli ordinamenti giurisdizionali sovranazionali hanno sempre avuto una efficacia limitata e forse controversa. Spesso la giustizia internazionale ha colpito a casaccio ed ha anche sbagliato. Nell’amministrazione della giustizia nazionale si assiste ad un atteggiamento ondivago e emotivo per cui ad ogni evento che susciti una certa emozione il legislatore risponde assecondando questa emotività inasprendo le pene anche per i reati più strambi senza successo. Guardiamo l’omicidio stradale: lo avevamo detto che non sarebbero diminuiti i casi anzi sono aumentati. Paradossalmente se oggi si investe una persona conviene dire che lo hai fatto apposta perché l’omicidio preterintenzionale è punito meno dell’omicidio stradale aggravato. Oppure allargando le maglie del diritto, aggiungendo garanzie platoniche che non fanno altro che dilatare la durata del processo: pensiamo alla complessità della procedura di notifica in onore di garanzie che invece sono puramente nominali. Quanti processi si rinviano per mancata notifica quando si sa benissimo che l’imputato ne era comunque a conoscenza? Questo non è serio nemmeno per i garantisti come noi. Bisogna riportare il processo al diritto sostanziale e alla sua effettiva funzione: impunitum relinqui facinus nocentis quam innocentem damnari.

Lei, magistrato, ha firmato un anno fa per la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare promossa dalle Camere Penali per l’introduzione della separazione delle carriere in magistratura

Certo. Sappiamo quanto sia difficile modificare la Costituzione “più bella del mondo” che, paradossalmente, è stata costruita avendo come modello un processo accusatorio fascista, altra contraddizione del nostro sistema. Le battaglie più nobili sono quelle perse in partenza, quelle che si combattono per principio

Dove sono oggi i garantisti?

Stanno un po’ dappertutto, come i liberali. Tutti sono d’accordo che il colpevole vada punito e che l’innocente non debba nemmeno essere processato. Ma all’atto pratico allora ognuno va per conto suo.