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Romanzo Viminale: calano i delitti, ma non per l’opinione pubblica

Non si arresta la paura degli italiani di fronte la criminalità. La percezione di un Paese insicuro e delittuoso non fa il paio con i dati reali. Sul banco degli imputati la politica e i media, accusati di veicolare un’immagine ingannevole basata sulle angosce dei cittadini

di Alessandro Alongi

Secondo il Safety Index Score redatto annualmente dal Global Finance, l’Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo, collocandosi al 40° posto su scala globale, anche se la cosa, all’interno dei confini nazionali, non sembra essere avvertita come tale.

A pochi giorni dall’approvazione del Decreto sicurezza-bis gli italiani si scoprono scoraggiati e afflitti per l’incessante dilagare della criminalità, o almeno così credono. Secondo la ricerca «Cosa sognano gli italiani» realizzata dal Censis in collaborazione con Conad, per il 42,3% dei nostri connazionali l’ordine pubblico, rispetto agli anni passati, è fortemente peggiorato, così come il rischio di essere vittima di reati. Forte, soprattutto, è il timore che il peggio debba ancora arrivare, perché l’incertezza fa vedere tutto nero. Nell’immaginario italico, dunque, nulla di buono, nonostante tutti gli indicatori consegnano alle statistiche un Paese più sicuro e un controllo del territorio più attento rispetto agli anni scorsi. Si delinque meno, anche se la cosa non viene avvertita.

Omicidi, rapine e furti in casa

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno dai 2.453.872 delitti totali del 2016/2017 nel biennio 2017/2018 gli stessi sono scesi a 2.240.210. Tra le città che nel 2017 hanno raccolto più denunce Milano (7.237), Rimini (6.951) e Bologna (6.367) in barba ad ogni stereotipo sudista (la prima città del Mezzogiorno presente nella classifica del Sole 24 Ore è Napoli, al 24° posto).

Entrando maggiormente nello specifico dei reati, secondo l’ISTAT nel 2017 si contavano 357 omicidi, pari a 0,59 omicidi per 100mila abitanti, dei quali 234 di maschi e 123 di femmine (erano 611 nel 2008). Il tasso di assassinio italiano è più basso di quello medio dell’Unione europea (pari nel 2016 a 1 per 100mila abitanti contro lo 0,7 in Italia). Negli ultimi decenni gli omicidi registrano un forte calo, soprattutto tra il genere maschile, imputabile anche alla riduzione di quelli operati dalla criminalità organizzata. Netta flessione, rispetto al 2008, di furti in casa e rapine (rispettivamente -8,5% e -33%).

Immigrazione, femminicidi e altri reati

Roccaforte delle paure tricolori la gestione dell’immigrazione: la situazione relativa al numero dei migranti sbarcati dal 1° gennaio  al 12 giugno di quest’anno, comparati con i dati riferiti allo stesso periodo degli anni 2017 e 2018 danno evidenza di una sensibile riduzione del fenomeno (-96,65% rispetto al 2017 e -85,21% rispetto al 2018). Ma nonostante ciò, secondo la DOXA, 6 italiani su 10 si dicono «preoccupati», anche se il 75% degli intervistati è pronto ad accogliere chi scappa da guerre e terrorismo. Strana ambiguità statistica.

Tema caldo anche quello relativo alla violenza contro le donne: secondo i recenti dati ISTAT negli ultimi cinque anni le violenze fisiche o sessuali sono diminuite dal 13,3% all’11,3%. La diminuzione è più forte per le studentesse e le giovani, sia per le violenze compiute da partner che da non partner. In forte calo anche le violenze psicologiche, che passano dal 42,3% al 26,4%. Analoga situazione in tema di femminicidio: le donne vittime di omicidio volontario nel 2017 sono state 123 (lo 0,40% per 100.000 donne), più o meno stabili rispetto agli anni precedenti. La serie storica degli omicidi per genere mostra come siano soprattutto gli omicidi di uomini a essere diminuiti in circa 25 anni (da 4% per 100.000 maschi nel 1992 a 0,9% nel 2015).

Anche in relazione ai minori scomparsi il 2018 si conferma con annus benevolus: secondo i dati del Commissario Straordinario del Governo per la gestione di tale fenomeno sono 10.819 i bambini e gli adolescenti di cui si sono perse le tracce, cifra in calo rispetto al 2017 (14 mila). Per ritrovare uno stesso anno di grazia bisogna andare indietro al 2014, quando i missing children sono stati quasi 9 mila.

La percezione degli italiani

Nonostante tali evidenze numeriche, il 33,9% dei cittadini, secondo l’ISTAT, ritiene di vivere in una zona a rischio di criminalità (molto o abbastanza), dato decisamente in aumento rispetto alla rilevazione precedente ante 2015 (+11,9 punti percentuali). Nel 2015-2016, ultima indagine disponibile, si stima che il 27,6% dei cittadini si ritiene poco o per niente sicuro uscendo da solo di sera e, per il 38,2% degli italiani, la paura della criminalità influenza molto o abbastanza le proprie abitudini. Innegabile affermare come, negli ultimi anni, la percezione di insicurezza sia notevolmente aumentata, anche se priva di fondamento empirico.

Il ruolo dell’informazione e della politica nella creazione della suggestione

In generale tutti i trend delittuosi vedono, dunque, una flessione. È il caso, ancora, degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali che registra, su base nazionale, 599 episodi nel 2018 rispetto ai 660 del 2017 (-9,2%). In controtendenza il dato della Sardegna e della Toscana, dove nello scorso anno sono sensibilmente aumentate le aggressioni nei confronti di sindaci e consiglieri comunali (la Sardegna ha registrato 78 episodi nel 2018 rispetto ai 66 nel 2017; la Toscana 25 episodi, solo 10 nel 2017).

Le ragioni del divario di percezione tra realtà fattuale e immaginario collettivo sono molteplici, ma è soprattutto il mondo dell’informazione – da una parte – e la classe politica – dall’altra – ad essere chiamati sul banco degli imputati: i media italiani, rispetto agli omologhi europei, danno maggiore risalto ai temi legati alla criminalità (soprattutto nei Tg), aumentando di fatto la percezione sulla pervasività di un fenomeno che, nei fatti, risulta essere presidiato e sotto controllo.

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.

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