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maggio 2, 2017
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Primarie con vittoria scontata ma importante. Adesso però arriva il bello

di Stefano Delli Colli

Renzi si è ripreso il Pd. Riuscirà a fare lo stesso con il Paese?

E’ qui l’interrogativo principale all’indomani della conclusione delle primarie  di domenica che hanno visto la partecipazione di quasi due milioni di cittadini ai gazebo ed il successo dell’ex segretario con 1.283.389 voti ( su 1.848.658) e una percentuale superiore al 70% contro il 20% di Andrea Orlando e il buon 10% di Michele Emiliano. Vittoria scontata. Tuttavia non va sminuito, ancorché inferiore alla storia delle consultazioni del partito,  il risultato dei votanti (alla vigilia affatto sicuro) e quello personale. Renzi è sicuramente più forte. Di nuovo legittimato, come auspicava. E questo dopo una scissione dolorosa. Ma per fare cosa? Per andare dove?

Il discorso sia pur breve che ha pronunciato a urne chiuse è sembrato portare con sé alcuni elementi nuovi.

I riferimenti alla sintonia da ritrovare sempre più con i cittadini, con la base di quel popolo delle primarie che, nonostante tutto e tutti, ha aperto un secondo credito verso l’ex premier; l’ammissione di evitare quantomeno smussare il personalismo del suo agire; la promessa di privilegiare il confronto sui temi concreti, sulle domande finora senza risposte di larghi strati della società; la “blindatura” almeno per ora del governo Gentiloni; l’auspicio forse il più importante, in questa fase di corsa a schierarsi comunque “contro”, di rispondere ai populismi facendo tesoro dell’equilibrio e dell’intelligenza del governante che ha scontato sulla propria pelle la bruciatura di una vicenda, il referendum, che avrebbe potuto azzopparlo per sempre. In fondo – perché no –  avendo come obiettivo – quella Politica vera invocata Oltretevere, quasi nelle stesse ore, da Papa Francesco rompendo definitivamente, se pure ce ne fosse stato bisogno, il concetto storico del partito dei cattolici.

Congiunture varie permettendo, Renzi ha quasi un anno davanti per ricostruire e ricostruirsi in maniera da farsi trovare pronto, con il Pd, alla scadenza della legislatura. Lo scenario nel quale muoversi sarà inevitabilmente di stampo proporzionalistico perché il maggioritario è morto a dicembre. Di qui la necessità di ottenere il massimo risultato possibile in termini di governabilità e affrancamento dall’abbraccio asfissiante dei partiti minori per giocarsi la partita con gli altri due schieramenti, il M5S e il centrodestra. Scenario in cui non avrebbe alcuna logica provare alleanze preventive perché,  nel proporzionale, le alleanze non si sono mai fatte prima ma dopo quando si conoscono i rapporti di forza. Proprio per aspirare a non fare “inciuci” di sorta, Renzi dovrà cercare più voti possibili. Da solo.

Molto dipenderà anche dalla squadra che uscirà dal post primarie, nella direzione e in segreteria. Probabilmente, ci saranno – s’imporranno – alcune novità. L’ex segretario dovrà dotarsi anche di qualche buon consigliere che ogni tanto lo tiri per la giacchetta e da cui lasciarsi tirare. Il ritorno sulla scena di un personaggio come Matteo Richetti, in qualità di portavoce della mozione, offre questa lettura. La scelta di un vice segretario silenzioso quanto laborioso come l’attuale ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, anche. Così come non va sottovalutato l’endorsement finale di Paolo Gentiloni, pur a costo di rompere il clima di istituzionalità rispetto alla corsa dei tre contendenti, capace di tranquillizzare l’anima margheritina del Pd. Quanto all’opposizione interna, non sembra che da Emiliano possano arrivare gravi pericoli oltre alle “minacce” di trincea permanente anche se Renzi farà bene a non sottovalutare le richieste del Sud e l’astensionismo del Nord che potrebbe rifugiarsi ancora nel grillismo. Orlando sembra rispondere ai requisiti di un confronto serio, sui problemi.

Certo, i prossimi mesi snocciolano scadenze da far tremare i polsi. Immigrazione, legge elettorale, vicenda Alitalia, Legge di Stabilità, consueto confronto con la Ue… già tra una settimana l’esito del ballottaggio in Francia con quel Macron (tweet di felicitazioni per Renzi) che, senza un partito alle spalle, sta riuscendo proprio dove lui, con un partito, ha fallito ovvero vincere trasversalmente confermando le idee di un centro-sinistra europeo riformatore. In ogni caso, si vedrà presto se l’asse con Gentiloni reggerà a tutti questi urti preparando nel contempo la strada per la campagna elettorale.

C’è nelle sale cinematografiche, in questi giorni, un bel film di Gianni Amelio, “La tenerezza”, nel quale uno dei protagonisti, a un certo punto, cita la frase di un detto arabo che dice più o meno così: “La felicità non si trova tanto o solo nell’ ‘andare’ quanto piuttosto nel saper ‘tornare’…”.