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“Reddito di cittadinanza? Occasione per riformare i servizi per il lavoro”

MAURIZIO DEL CONTE

Maurizio Del Conte (Anpal) elenca i problemi dei centri per l’impiego e spiega come andrebbero modificati

di Valentina Magri

Si parla molto del reddito di cittadinanza, uno dei punti principali del contratto di governo di Movimento 5 Stelle e Lega Nord. I presupposti per implementarlo sono “una profonda riforma” e “un potenziamento dei centri per l’impiego”. “Se si attuerà una riforma per davvero, attraverso un finanziamento adeguato, un potenziamento del personale in termini quali-quantitativi e l’idea di costruire una governance di questa rete, in modo da garantire in tutta Italia servizi integrati e omogenei su tutto il territorio, sarà una notizia molto positiva”. Così Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), a LabParlamento.

Cosa non funziona nei centri per l’impiego oggi?

“I centri per l’impiego hanno una storia che origina dai vecchi uffici di collocamento, che non svolgevano nessuna azione di promozione del disoccupato presso le aziende, ma smistavano solamente delle liste di nomi quando c’era ancora il collocamento numerico. Successivamente, i centri per l’impiego sono passati alle province e per molto tempo sono rimasti dei punti di smistamento delle pratiche burocratiche (ad esempio il rilascio della certificazione di disoccupazione magari al fine di ottenere l’esenzione dal ticket sanitario o la graduatoria per la casa popolare), privi di una politica nazionale che ne individuasse un modello di funzionamento”.

“Oggi se andiamo a vedere sul campo come funzionano i centri per l’impiego, constatiamo che ci sono differenze territoriali importanti: in taluni casi funzionano e hanno dotazioni adeguate alla loro missione, ma la maggioranza di essi versa in grave difficoltà. I motivi principali consistono nel basso numero di dipendenti, scarsa qualificazione del personale (pochi orientatori, psicologi e mediatori culturali, che non sono in grado di accompagnare il disoccupato verso una nuova occupazione), scarse strutture, soprattutto informatiche, perché manca un sistema informativo che condivida i dati raccolti dai singoli centri per l’impiego a livello nazionale. Anpal ha messo online il nuovo portale per le politiche attive del lavoro, ma molti centri per l’impiego non hanno ancora caricato i loro dati”.

Perché il Jobs act non è stato sufficiente per migliorare la situazione dei centri per l’impiego?

“Il Jobs act aveva individuato nell’Anpal il nuovo soggetto che avrebbe emulato le grandi agenzie europee del lavoro come quelle inglesi, francesi e tedesche. E’ mancato però il passaggio referendario col trasferimento delle competenze del titolo V allo Stato, per cui l’Anpal oggi è un mero soggetto di coordinamento, senza essere proprietaria degli sportelli strutture sul territorio. C’è stato anche problema di finanziamenti: il Jobs act ha spostato del personale già esistente dal Ministero del Lavoro ad Anpal, facendo una riforma a costo zero, senza un potenziamento perché non sono state stanziate delle risorse aggiuntive.”

Pensa che sia una buona idea legare il reddito di cittadinanza al funzionamento dei centri per l’impiego?

“E’ una buona idea legare il reddito di cittadinanza alle politiche attive del lavoro. Può essere l’occasione per rilanciare l’idea che la disoccupazione si batte attraverso buoni servizi di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Sarebbe un’occasione sprecata se il reddito di cittadinanza fosse solo uno strumento di sostegno al reddito passivo. Sicuramente bisogna rafforzare la rete di servizi per il lavoro e quindi anche i centri per l’impiego, a condizione che si realizzi coordinamento vero di queste strutture.”