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Rapporto Inps: Tridico lancia la previdenza complementare pubblica

Il Presidente dell’Istituto per la previdenza sociale propone di colmare il vuoto ora esistente, ma i fondi pensione privati gestiscono già 167 miliardi di euro. Intanto, 5,4 milioni di pensionati vivono al di sotto di “quota mille” euro al mese. Il dato è più elevato se si guarda alle donne. Quota 100 e Reddito di cittadinanza sotto le previsioni. Modifiche in vista anche all’organizzazione dell’Istituto

di Stefano Bruni

In Italia non è presente una soluzione di previdenza complementare pubblica, come in altri Paesi, tale vuoto potrebbe essere colmato attraverso la creazione di una forma complementare pubblica gestita dall’Inps, volontaria e alternativa alle forme complementari private, superando l’attuale residualità di partecipazione di FondInps”.

È questa la proposta bomba del neo Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in occasione del Rapporto annuale dell’Inps presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati.

Secondo Tridico, con questa proposta si potrebbero ottenere diversi risultati positivi: garantire una prudente gestione dei fondi, ma anche sostenere una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia visto che nel 2018 i fondi pensione gestivano risorse per 167,1 miliardi, pari al 9,5% del Pil, molti dei quali investiti all’estero.

La proposta naturalmente ben si sposa con quella che è la situazione italiana in termini di importi medi delle pensioni italiane.

Circa un pensionato su tre (34,7%, pari a 5,4 milioni di persone) in Italia ha una pensione al di sotto dei mille euro. Va da se, quindi, che la previdenza complementare è e sarà sempre più un “plus” cui gli attuali lavoratori dovranno prestare attenzione per avere un futuro “sostenibile” (dal punto di vista economico).

Un anno fa però la situazione era peggiore ed infatti sotto “quota 1.000” c’era il 35,9% del totale. Tra le donne l’incidenza è maggiore: la quota di chi riceve meno di mille euro al mese è pari al 43,6% (3 milioni 555 mila). Mentre sono oltre 1 milione 189 mila (il 7,7%) coloro che percepiscono più di 3 mila euro.

Nel complesso, alla fine dell’anno scorso all’Inps risultavano erogate 16,8 milioni di pensioni, per un importo medio di 1.156 euro e se si guarda all’importo medio mensile per i pensionati Inps, considerando coloro che ricevono più trattamenti, è pari a 1.548 euro

Ampio spazio nella presentazione del rapporto hanno trovato anche i due interventi voluti dall’attuale esecutivo: Quota 100 e Reddito di cittadinanza.

I dati citati a questo proposito dal Presidente dell’Istat hanno confermato quanto già anticipato in questi mesi dai media e cioè che nessuna delle due misure è decollata come si prevedeva.

Rispetto a quota 100 si sono registrate alla fine del mese di giugno 154.095 domande di pensione anticipata che, sulla base del trend dei primi sei mesi di applicazione, dovrebbero diventare alla fine dell’anno circa 205.000, per una spesa complessiva annua pari a 3,6 miliardi.

All’appello mancherebbero, secondo le stime iniziali, circa 85.000 domande, pari ad una riduzione del 29%

Il Reddito di cittadinanza, invece, a fine giugno, dopo tre soli mesi di operatività, contava come percettori di Reddito o di Pensione di cittadinanza circa 840 mila nuclei (di cui oltre 102.833 destinatari di pensioni di cittadinanza) per un numero complessivo di individui coinvolti che supera 2 milioni, con un importo medio di circa 500 euro.”. Nel Sud e nelle Isole risiede circa il 60% dei nuclei beneficiari. Le domande arrivate all’Inps sono state 1.315.153, presentate per il 67,1% per il tramite dei Caf, il 22,3% di Poste Italiane e il 10,3% dei patronati. In questa prima fase è stato elaborato l’89% delle domande pervenute di cui il 62% sono state accolte e il 27% respinte.

Un parte della relazione è stata poi dedicata alle questioni “amministrativo – contabili”.

Tridico ha infatti tenuto a dire che “il bilancio dell’Istituto è unico“, ribadendo che il sistema pensionistico italiano è solido e sostenibile.

In chiave prospettiva, ha aggiunto il Presidente nel suo intervento, “l’Inps si troverà a rivedere le procedure di accesso alle pensioni di invalidità, semplificando per il bene dell’utenza più debole, ma anche rivedendo le tabelle di invalidità, suggerendo un nuovo modello per il contenzioso, e diventando più duri contro le frodi, contro le false invalidità, con la creazione di una Direzione anti-frode“.

Cambiamenti in vista anche nell’organizzazione dell’Inps. Dovrebbero essere costituite infatti due nuove direzioni generali: una per la parte informatica e per l’innovazione, l’altra proprio per svolgere attività anti-frode.

Sembrerebbe poi essere allo studio l’idea di fondare una Scuola nazionale del welfare.

Anche il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, ha preso parte alla presentazione del Rapporto Inps e ha detto: “Sono contento che in queste ore si sia raggiunto un accordo di maggioranza” sul salario minimo orario. Si tratta per il leader del M5s di “una legge di civiltà” per cui auspica “non ci siano divisioni tra maggioranza e opposizioni“.

Secondo la maggioranza di Governo il salario minimo orario andrebbe ad invertire la tendenza all’indebolimento registrata negli ultimi anni dal contratto collettivo nazionale e dovuta, come più volte segnalato anche dal Consiglio Nazionale dell’economia e del Lavoro (CNEL), da fenomeni quali l’emergere di contratti pirata e dal mancato rispetto dei minimi contrattuali.

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni

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