Il caso. L’ansia di mostrarsi del M5S
aprile 26, 2017
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aprile 26, 2017
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Privatizzazioni: dibattito ancora aperto nel Governo

Nel Def solo un richiamo, ma manca ancora l’accordo nella maggioranza. Attesa per la votazione della risoluzione

di Maria Carla Bellomia

Il tema chiave delle privatizzazioni resta di grande attualità nel dibattito politico e all’interno della maggioranza di governo.

Nell’ultimo Documento di economia e finanza, all’interno del crono programma che rimanda alle azioni strategiche di governo per il Programma nazionale delle riforme, pur in assenza di un riferimento esplicito vengono chiaramente definiti come in stato di avanzamento gli interventi volti a diminuire il debito pubblico attraverso operazioni di dismissione, con le quali lo Stato spera di  incassare l’equivalente dello 0,3% del Pil, ovvero circa 5 miliardi all’anno.

Una stima rivista molto al ribasso, se confrontata con quella contenuta nel Def 2016, in cui erano stato previsti,dalla cessione di quote delle partecipate pubbliche, ricavi intorno agli 8 miliardi, pari allo 0,5% del Pil.

Sembrerebbe quindi confermata la volontà di vendere la seconda tranche di Poste Italiane Spa – la prima si è conclusa nell’ottobre del 2015 – e la parte più redditizia di Ferrovie dello Stato, ovvero l’Alta velocità delle Frecce, sebbene manchino ancora i dettagli sulle modalità con cui proseguire sulla difficile strada delle dismissioni dopo la brusca frenata del 2016, quando Matteo Renzi fece saltare la quotazione in borsa di FS e di Poste, ufficialmente a causa dell’alta incertezza dei mercati finanziari.

Dopo la quotazione di Enav e la cessione di Grandi Stazioni retail, concluse a luglio dello scorso anno, non tutti all’interno della maggioranza sembrano però d’accordo su questa strategia: solo pochi giorni fa il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini, ha dichiarato di non considerare prioritaria la privatizzazione della rete ferroviaria, a differenza del suo collega di governo Pier Carlo Padoan, strenuo difensore delle privatizzazioni.

D’altra parte anche sulla dismissione di un’ulteriore quota azionaria di Poste, pari al circa il 30%, non sembra essere stato ancora raggiunto un accordo: solo pochi mesi fa, mentre il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, si dichiarava assolutamente favorevole alla privatizzazione dell’azienda, il sottosegretario del suo stesso Ministero, Antonello Giacomelli, frenava nettamente, definendola un errore strategico.

Mentre lo stesso presidente del Pd Matteo Orfini, intervenendo il mese scorso alla celebrazione per i 60 anni dell’Arci, ha sostenuto cheper rilanciare l’economia del Paese serve una strategia di investimenti pubblici, che non può passare solo attraverso una politica di privatizzazioni.

A questo punto, per avere indicazioni più certe, bisognerà attendere che venga approvata la risoluzione di maggioranza al Def, in votazione oggi o domani 27 aprile.

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia, romana, classe 1985. Laureata con lode in Studi Europei presso la Sapienza di Roma, si è specializzata presso la medesima Università in Diritto parlamentare e delle Assemblee elettive. Attiva nel settore delle Relazioni istituzionali e del Public Affairs, dopo alcune esperienze formative di studio e di lavoro all’estero per organismi comunitari, dal 2013 collabora con un Gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, per il quale si occupa principalmente di monitoraggio e di drafting legislativo in materia di politiche dell’Unione europea, con particolare riguardo ai profili di adeguamento della normativa nazionale all’ordinamento comunitario. Collabora con LabParlamento dal 2017.
Maria Carla Bellomia