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Poltrone di Stato: è già primavera

Energia ma non solo, con l’incognita elezioni

di LabParlamento

Elezioni anticipate o meno, sarà quasi certamente il governo Gentiloni a gestire l’importante dossier dei rinnovi, ormai imminenti (aprile-giugno), delle poltrone di Stato. Ovvero la grande energia di Eni, Enel, Terna assieme a Poste e Leonardo (ex Finmeccanica). Ricordando, per inciso, che entro fine anno si dovrà parlare anche di Banca d’Italia e Consob.

Un capitolo, quello delle nomine, sul quale non è arduo pensare che Matteo Renzi stia provando a cautelarsi affinchè la regia decisionale rimanga – come è stato per questo triennio di mandato – sul suo tavolo.

Peraltro, l’avvicendamento tra Maria Elena Boschi e Luca Lotti come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – unico interrogativo un’ assonanza tra i due che negli ultimi tempi si sarebbe alquanto ridotta – dovrebbe confermare una delle presenze considerate chiave per essere pronti al momento giusto.

Certo, se le urne fossero a giugno saranno in molti a spingere affinchè l’esecutivo dimissionario si astenga dall’intervenire. Tuttavia, stiamo parlando di società quotate e ai mercati restare nell’incertezza, si sa, non è mai piaciuto. Specie se ci fosse l’incognita dell’esito elettorale. Un’impasse che  l’esecutivo potrebbe facilmente risolvere promuovendo avvicendamenti “super partes”.

In ogni caso, se la strada resterà sgombra da imprevisti, per fine maggio (quantomeno per l’energia) i nuovi cda dovrebbero essere cosa fatta.

Enel ha appena convocato la propria assemblea dei soci per approvare i conti 2016 il 13 aprile. Terna sarà di scena il 27 dello stesso mese, il 4 maggio tocca ad Eni. Poi, Poste e Leonardo. Considerando che le liste dei candidati vanno presentate almeno 25 giorni prima delle riunioni, in fondo stiamo già quasi per entrare in dirittura d’arrivo.

Restando all’energia, la società elettrica (Mef 23,6%, investitori istituzionali 52,1% di cui il 10% in Italia, retail 24,3%) vede alla scadenza del primo incarico l’a.d. Francesco Starace ed il presidente, Maria Patrizia Grieco.  Situazione identica per Claudio Descalzi ed Emma Marcegaglia all’Eni (Mef 4,3%, Cdp 25,7%, investitori istituzionali 56,2% di cui circa il 46% in Italia, retail 12,7%) e per Matteo Del Fante e Catia Bastoli a Terna (Cdp Reti/Cdp 29,85%, investitori istituzionali 50,6% di cui circa il 50% in Italia, retail 19,5%).

In realtà, fino al pre-referendum erano in molti a prevedere che non ci sarebbero stati sussulti di sorta. L’Enel di Starace avendo avviato un riposizionamento di attività (non solo tra estero e Paese) da portare ancora a termine; l’Eni di Descalzi per proseguire nel monitoraggio di una congiuntura, quella petrolifera, tuttora assai delicata; la Terna di Del Fante in quanto gestione che, in buona sostanza, viaggia sui binari “regolati” dall’Autorità per l’Energia.

La sconfitta referendaria ha di molto indebolito la capacità decisionale dell’ex premier nonostante la continuità dell’attuale esecutivo.

A ben vedere però il principale ostacolo per la riconferma dell’a.d. Eni, pare rappresentato dall’ “affare nigeriano” che coinvolse, al tempo, il suo predecessore, Paolo Scaroni, nel mentre Descalzi era responsabile dell’Upstream del gruppo petrolifero (la Procura milanese ne ha appena chiesto il rinvio a giudizio). Questa contingenza e un’assemblea societaria dove qualcuno (leggi Fondi di investimento ma non solo) potrebbe avere a che dire nel caso di una decisione troppo forzata, sono gli ingredienti dell’incertezza. Così, per una scelta più in discesa e magari bipartisan nell’ottica di sui sopra, si comincia a guardare anche ad altre soluzioni.

Il problema Eni , a sua volta, si  ricollega in parte alle nomine Enel visto che  sono in molti che insistono tuttora sulla possibilità che il principale candidato ad avvicendare Descalzi sia proprio Starace, con la contemporanea promozione di qualche candidatura interna alla società elettrica. Starace che a sua volta però deve fronteggiare i rilievi sugli investimenti per la rete di distribuzione nell’ambito della recente, grave congiuntura meteo in Italia centrale.

Allargando la visuale, Francesco Caio è rafforzato dall’aver condotto la società a quotazione, per di più nell’ottica di un nuovo collocamento forse estivo. Più ardua invece la riconferma per Mauro Moretti a Leonardo a seguito della condanna in primo grado per la tragedia di Viareggio quando era a.d di Ferrovie. Come pure, completando il quadro, per Ignazio Visco a Bankitalia mentre Giuseppe Vegas non potrebbe comunque ripetersi a Consob dato che il suo mandato non è rinnovabile.

Il mosaico è soggetto a cambiare e di molto se anche una sola delle caselle subisce spostamenti. Situazione in ogni caso fluida vista la confusione politica nella maggioranza di governo (leggi Pd) e le divisioni esistenti anche nell’opposizione. Con l’occhio dei mercati che resta fin d’ora assai vigile.