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Nomine Cnel sul tavolo di Gentiloni, stop di Lega e M5S

SEDE CNEL

Si muovono il binomio Salvini-Ugl e Di Maio. Per Gianni Letta politicamente scorrette. Telefonate a Palazzo Chigi e al Quirinale

Di LabParlamento

Tra pochi giorni si sapranno i nomi dei nuovi Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, ma pare che queste non saranno le uniche nomine di questi giorni.

Mentre infatti i nuovi parlamentari sono impegnati in queste ore a prendere posto sui rispettivi scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama, sembra che il Governo Gentiloni sia di nuovo intenzionato a procedere con la nomina dei 48 consiglieri del Cnel rappresentanti le parti sociali, che da ormai 9 mesi attendono il definitivo via libera.

Mercoledì prossimo è previsto Consiglio dei Ministri e l’indiscrezione raccolta da Labparlamento è che in quell’occasione il Presidente del Consiglio voglia deliberare proprio quelle nomine. Insomma, Renzi voleva abolire il Cnel, Gentiloni lo vuole far ripartire.

La notizia è circolata in questi giorni e non è stata particolarmente gradita dai due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, impegnati a trovare la quadra per le nomine dei presidenti di Senato e Camera e per il prossimo Governo.

Salvini è stato raggiunto proprio in queste ore da una telefonata del suo vice, Giancarlo Giorgietti, che intrattiene una serie di rapporti per conto della Lega, tra cui quelli con l’Ugl, il sindacato oggi guidato da Francesco Paolo Capone.

Lega ed Ugl hanno sottoscritto infatti una sorta di “accordo” in occasione delle elezioni appena trascorse e dunque il canale di comunicazione è piuttosto “fluido” tra i rispettivi vertici che hanno discusso anche del tema “nomine Cnel” concordando che non è questo il momento adatto per indicare i componenti di un organo di rilievo costituzionale.

Insomma, dopo l’approvazione del decreto sulle “pene alternative”, il Governo continua “ad avvelenare i pozzi, distribuendo nomine, come quelle con le quali si punta ad inserire figure renziane all’interno del Cnel” ha detto nei giorni scorsi Alberto Bagnai, economista di punta della Lega che ha definito tra l’altro “inappropriata” qualunque nomina del Governo oggi in regime di ordinaria amministrazione.

Ancora più infastidito della “possibile forzatura” è stato Luigi Di Maio al quale la notizia è arrivata tramite una parlamentare a lui molto vicina. Il leader M5S aveva già detto che le nomine (riferendosi alle partecipate) “non devono cadere nella logica della lottizzazione”, ma “devono essere pensate in un’ottica di sviluppo del Paese”, lasciando così sottintendere che sono complementari all’azione di chi è stato scelto dagli elettori per governare l’Italia.

“Ribadisco che effettuare delle nomine in questo momento è politicamente scorretto” ha ripetuto invece Gianni Letta sollecitato sul punto da alcuni parlamentari di Forza Italia che lo hanno incontrato nei giorni scorsi a Roma.

E così, considerato lo scenario particolarmente delicato dal punto di vista politico e istituzionale, sono partite una serie di telefonate a Palazzo Chigi e, dicono alcuni, perfino al Quirinale.

Cosa succederà veramente lo si saprà solo mercoledì quando verrà diramato il consueto comunicato stampa con gli esiti della riunione del Consiglio dei Ministri, ma una cosa per ora è certa: il Cnel sarà pure inutile, ma nonostante tutto continua a far gola…