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L’alto rappresentante Ue ascoltata dalle commissioni Esteri, Difesa e Politiche Ue di Camera e Senato

di Eleonora Masi

L’Europa è indispensabile e perciò responsabile di essere un punto di riferimento per il resto del mondo. Questa è la visione espressa dall’alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dell’Ue (nonché vicepresidente della Commissione europea) Federica Mogherini, che l’8 marzo ha tenuto un’audizione presso le Commissioni congiunte Esteri, Difesa e Politiche Ue di Camera e Senato.

In vista della ricorrenza del 25 marzo, Mogherini riconosce il rischio di un gap preoccupante fra la percezione positiva che i decisori hanno dell’Unione e quella dell’opinione pubblica, più pessimista. Il necessario rilancio del progetto europeo, tuttavia, non è stato deliberatamente il fulcro del discorso, che si è concentrato su due aspetti riguardanti l’attuale impegno della Commissione Juncker: quelli per una maggiore integrazione europea nel campo della difesa e per le politiche esterne nella gestione dei flussi migratori.

Nel primo caso, “gli ultimi sei mesi di attività dell’Europa hanno permesso di fare più passi in avanti di quanti ne siano stati compiuti nei sessant’anni scorsi”, dichiara Mogherini. Si è riconosciuta l’importanza del tema della sicurezza interna ed esterna, da migliorare con un incremento della cooperazione. Le prime decisioni operative, prese a Bratislava qualche mese fa, riguardano la creazione di un fondo a sostegno di investimenti, ricerca, innovazione e industria nel campo della difesa, e un rafforzamento degli accordi fra Ue e Nato, con 42 progetti specifici di cooperazione congiunta. Certo, Mogherini auspica che questi processi di integrazione possano essere presto avviati anche in termini economici e sociali, e non solo sulla difesa, perché insieme si è più forti e si spende meno e meglio.

Cruciale, nell’ultimo anno, è stato anche capire che la gestione dei flussi migratori non può essere responsabilità dei singoli Paesi e che, quindi, la politica adottata in merito dev’essere più proiettata verso l’esterno che verso l’interno. Il virtuosismo di una gestione comune del fenomeno si concretizza in due esempi: i compact, ovvero i cinque partenariati intrapresi con cinque Stati africani fra cui il Niger, e il lavoro sulla Libia, con l’Operazione Sofia che ha permesso il salvataggio di decine di migliaia di persone e l’addestramento della guardia costiera libica per affrontare il problema internamente.

Sebbene suscitasse particolare interesse un punto all’ordine del giorno riguardante i Balcani (in particolare l’Albania) con la loro “domanda d’Europa” per un possibile coinvolgimento nel processo di allargamento, la questione è stata tralasciata da Mogherini che ne ha, tuttavia, riconosciuto l’urgenza.