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Merkel vs Trump, partita a scacchi soltanto iniziata

Un faccia a faccia, quello alla Casa Bianca, dai molti risvolti. Ma il risultato del vertice sarà più chiaro nei prossimi mesi

di Mara Carro

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ospitato il cancelliere della Germania, Angela Merkel, alla Casa Bianca venerdì scorso, in un incontro riprogrammato a causa di una tempesta di neve e preceduto da una tempesta di parole tra i due apparenti alleati.

Per anni, Merkel è stata il più fidato partner internazionale del presidente Barack Obama, con i due che hanno costruito un rapporto solido, immune anche allo scandalo Datagate. Non è un caso se l’ultima telefonata di Obama dalla Casa Bianca con un altro capo di governo sia stata quella con il cancelliere tedesco.

Finora, invece, Trump è stato in rotta di collisione con Merkel su una serie di questioni fondamentali: l’Unione europea, la Nato, l’immigrazione, il commercio, la Russia, l’accordo nucleare con l’Iran e il cambiamento climatico. A ciò si aggiungano background e stili di governo diversi che impallidiscono al confronto con le rispettive, enormemente divergenti, visioni del mondo politico. Il Cancelliere tedesco predilige un approccio cooperativo e multilaterale alla politica globale. Trump – da quello che si può dedurre finora – sembra favorire un approccio agli affari internazionali che disdegna le Istituzioni e le strutture multilaterali e vede la politica essenzialmente come un gioco a somma zero.

Il risultato elettorale del 9 novembre 2016 sembrava dunque essere il preludio a un periodo di tensione transatlantica, con il candidato Trump che più volte aveva criticato la politica migratoria della Germania e la stessa Merkel, accusata di “rovinare la Germania” con la sua disponibilità sulle porte aperte. Poi però, nel settembre 2016, il presidente Usa ha improvvisamente elogiato il Cancelliere, definendola un “leader modello”. Ancora: nell’intervista del 16 gennaio scorso rilasciata alla Bild, pur con la dichiarazione riguardo l’obsolescenza Nato e l’accusa alla Germania di dominare l’Ue, Trump l’ha definita “una straordinaria condottiera”.

A differenza di alcuni dei suoi membri del governo, Merkel non ha mai risposto direttamente alle critiche di Trump durante la campagna elettorale americana, aspettando il giorno dopo l’elezione per consegnare un messaggio al nuovo presidente. Il Cancelliere ha offerto al presidente eletto una forte collaborazione basata su valori condivisi che ha elencato uno per uno: “democrazia, libertà, rispetto del diritto e della dignità umana indipendentemente dal paese di origine, dal colore della pelle, dalla religione, dal sesso e dall’orientamento sessuale”. Meno plateale dei tweet di Trump, ma più di sostanza, il messaggio ha subordinato il prosieguo della collaborazione transatlantica al rispetto di questi princìpi e ha finito per essere una lezione sui valori occidentali al nuovo presidente. Merkel non si è fermata qui, rigettando poi con forza il “divieto di viaggio” della Casa Bianca contro diverse nazioni a maggioranza musulmana.

Tutto questo prima di venerdì, quando si è tenuto uno degli incontri più importanti della giovane presidenza americana.

Angela Merkel è stata accompagnata nel suo viaggio dai vertici di Siemens, Bmw e Schaeffler. Chiaro il significato: gli Stati Uniti sono un partner commerciale fondamentale per la Germania e BMW, Siemens e Co. vogliono fare affari negli Usa. Le nuove barriere doganali minacciate per i prodotti tedeschi sono un ostacolo a tutto questo. Ma a favore della Merkel gioca la promessa di Trump di creare posti di lavoro per gli americani.

Un altro argomento chiave è stato il futuro dell’Ue. Trump, che è stato un ardente sostenitore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, ha più volte chiarito che pensa poco all’Ue e preferisce intrattenere relazioni bilaterali con i Paesi europei piuttosto che negoziare con Bruxelles. Se l’obiettivo è indebolire l’Ue come concorrente, l’effetto può essere quello di renderla più instabile politicamente mentre le vecchie rivalità nazionali si scatenano di nuovo.

Qualche convergenza è da registrarsi sul tema caldo della Nato. Dopo le dichiarazioni sull’obsolescenza dell’Alleanza Atlantica, Trump ha chiarito nel suo discorso al Congresso il 1 ° marzo che sostiene con forza l’Alleanza. Tuttavia. il presidente Usa continua a martellare, a ragione, gli alleati perché non si assumono la loro parte dei costi della sicurezza.  Da parte sua, Merkel ha affermato di sentirsi obbligata al raggiungimento del 2 per cento del Pil d’investimento in difesa militare. In realtà, questo potrebbe essere difficile per il Cancelliere tedesco, in un anno elettorale in cui le spese per la difesa è improbabile che siano una priorità per gli elettori.

Scambio di opinioni anche su immigrazione e rifugiati, dove un punto di contatto tra i due sembra difficile da trovare, e sul conflitto in Ucraina, con Trump che ha riconosciuto il lavoro di mediazione svolto dal cancelliere.

Primo vertice di un leader dell’Ue post-Brexit con il nuovo inquilino della Casa Bianca, l’incontro è arrivato in un momento di precaria stabilità politica dell’Europa in cerca di una nuova identità – a una o più velocità che sia – e dopo le elezioni nei Paesi Bassi, primo vero test per il suo più immediato futuro politico.

In ogni caso, la visita di Merkel a Trump è stata una tappa nel percorso di avvicinamento all’appuntamento più importante del G20 in programma il 7 e 8 luglio ad Amburgo, dove si incontreranno i principali capi di Stato e di governo mondiali. La Germania, che ne detiene la presidenza fino al 30 novembre 2017, non ha alcun interesse ad aprire una crisi con gli Stati Uniti durante il proprio mandato, essendo il suo incubo quello di presiedere allo smantellamento dell’ordine commerciale vigente innescato dall’imposizione di Washington di tariffe protettive.

In conclusione, appare chiaro che se Angela Merkel e Donald Trump troveranno terreno comune per lavorare insieme non sarà evidente dopo questo primo incontro, ma soltanto nel corso del prossimo semestre: una fase cruciale per Merkel, che affronta la rielezione, e per Trump, che deve cominciare a produrre risultati concreti.