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Mef: boom di crescita dei redditi dei lavoratori autonomi

La sede del Ministero dell'Economia di via XX Settembre

Reddito medio da lavoro autonomo a quota 43.510 euro, imprenditori (titolari di ditte individuali) a 22.110 euro, lavoratori dipendenti a 20.560 euro, pensionati a 17.430 euro. Lombardia al top per reddito medio, nel Lazio Irpef a quota 610 euro

 di Stefano Bruni

Altro che posto fisso, da grande voglio fare il lavoro autonomo”, avrebbe detto probabilmente Checco Zalone leggendo gli ultimi dati del Mef sulle dichiarazioni Irpef 2018.

Infatti, l’analisi dell’andamento dei redditi medi delle singole categorie di contribuenti evidenzia che, in confronto al 2016, crescono in misura significativa i redditi medi da lavoro autonomo (+4,2%) e d’impresa (+3,8%, al netto dei soggetti in perdita).

E così, anche se i redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’84% del reddito complessivo dichiarato (838 miliardi di euro, in riduzione dello 0,6% rispetto all’anno precedente), il reddito medio da lavoro autonomo è quello che dà maggiori soddisfazioni, attestandosi a quota 43.510 euro. Piuttosto distanziato, il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali), 22.110 euro, e poi a seguire quello dei lavoratori dipendenti (20.560 euro), quello da partecipazione in società di persone ed assimilate (18.380 euro) e, per ultimo, quello dei pensionati (17.430 euro).

Secondo il Mef il “balzo in avantidegli autonomi è derivato “dalle crescenti adesioni al regime forfetario” che hanno determinato “un aumento del reddito medio dichiarato soggetto a Irpef ordinaria”.

Il “balzo indietro” invece del reddito da lavoro dipendente, è stato attenuato, secondo i dati di via XX settembre, dai “premi di produttività, tassati separatamente ad aliquota agevolata, per i quali nel 2017 sono state rivisti ammontare e soglie di fruibilità” (-0,4%).

In particolare, si legge nella nota del Mef dei giorni scorsi, “la nuova disciplina della tassazione sostitutiva dei premi di produttività, introdotta nel 2016, prevede un innalzamento della soglia del reddito da lavoro dipendente da 50.000 euro a 80.000 euro e dell’ammontare del premio soggetto a tassazione agevolata che passa da 2.000 euro a 3.000 euro e sale a 4.000 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro e se i contratti collettivi aziendali o territoriali sono stati stipulati fino al 24 aprile 2017. Nel 2017 tale agevolazione (aliquota al 10% su quota retribuzione per la produttività) ha interessato oltre 2,1 milioni di soggetti, ossia un dipendente su dieci, per un ammontare di circa 2,7 miliardi di euro di retribuzione (+35,4% rispetto al 2016)

 Il reddito complessivo totale dichiarato, come si diceva, ammonta comunque a circa 838 miliardi di euro (-5 miliardi rispetto all’anno precedente, -0,6%) per un valore medio di 20.670 euro, in flessione dell’1,3% rispetto al dato dell’anno precedente, ma, anche in questo caso, c’è una spiegazione. “Il calo del reddito complessivo totale e medio è dovuto in parte agli effetti transitori dell’introduzione del regime per cassa per le imprese in contabilità semplificata ed in parte al calo del reddito da lavoro dipendente”, dice il Mef.

Quanto invece all’analisi territoriale dei dati, la Lombardia, si conferma la regione con reddito medio complessivo più elevato, pari a 24.720 euro, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (23.850 euro). Persiste un evidente divario con il Sud del Paese, dove il reddito medio più basso rilevato, quello della Calabria, si attesta a 14.120 euro.

 Per capire invece quante tasse si pagano in Italia occorre andare a vedere i dati relativi all’imposta netta e alle addizionali regionali e comunali. Ne viene fuori che l’imposta netta totale dichiarata è pari a 157,5 miliardi di euro, (+0,9% rispetto all’anno precedente) e che

al netto degli effetti del bonus 80 euro, l’imposta netta Irpef risulta pari in media a 5.140 euro e viene dichiarata da circa 30,7 milioni di soggetti, pari a circa il 75% del totale dei contribuenti, cui si aggiungono oltre 10,5 milioni di soggetti con imposta netta pari a zero”

 Quanto all’addizionale regionale Irpef, i numeri di via xx settembre attestano che ammonta nel 2017 a circa 11,9 miliardi di euro (invariata rispetto al 2016), con un’addizionale regionale media è pari a 410 euro e valori massimi nel Lazio (610 euro) e minimi in Basilicata (270 euro).

L’addizionale comunale, invece, ammonta complessivamente a 4,8 miliardi di euro, in aumento dello 0,8% rispetto al 2016, con un importo medio pari a 190 euro, che varia dal valore massimo di 250 euro nel Lazio, al valore minimo di 60 euro nella Provincia autonoma di Bolzano.

 Importanti poi tutta una serie di novità introdotte di recente e che sono state monitorate dal Ministero dell’Economia. Prima fra tutti la norma prevista dalla Legge di Bilancio 2017 che ha introdotto un regime fiscale speciale (disciplina dei neoresidenti) riservato alle persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia e che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero e calcolata in via forfetaria nella misura di 100.000 euro per ciascun periodo d’imposta in cui risulta valida l’opzione.

Questa novità, però, si dice nel comunicato, pare abbia avuto per ora poco appeal: dalle dichiarazioni risultano infatti poco meno di 100 soggetti ad aver fruito dell’agevolazione, per un’imposta versata pari a circa 8 milioni di euro.

Sul piano invece immobiliare, la novità riguarda i redditi da locazione per i quali è stata estesa la cedolare secca ai comodatari ed affittuari che locano gli immobili per periodi non superiori a 30 giorni (cd. locazione breve) e previsto l’applicazione di una ritenuta del 21% per i contratti conclusi con l’intervento di soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on-line.

In questo caso l’interesse è stato maggiore e ben 7.200 soggetti hanno fatto ricorso a tale agevolazione, per un ammontare di 44,4 milioni di euro.

Inoltre, nell’anno 2017 la tassazione sostitutiva ha interessato circa 2,4 milioni di soggetti (+11,5% rispetto al 2016), per un ammontare di imponibile di 14,4 miliardi di euro (+8,1% in caso di aliquota ordinaria e +21,4% in caso di aliquota ridotta per canone concordato) e un’imposta dichiarata di 2,6 miliardi di euro (di cui l’83% derivante da aliquota al 21%).

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni

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